18 luglio 2011 Economia: i dati del territorio

170 mila persone in cerca di occupazione, la cassa integrazione aumentata dal 2008 al 2011 del 782,1%, una popolazione che si insedia sempre più nell’hinterland, una struttura demografica sempre più anziana, i consumi diminuiscono e aumenta la domanda creditizia, il numero delle imprese cresce ma il valore aggiunto prodotto nei prossimi anni è destinato a diminuire rispetto alle altre grandi aree metropolitane.

Ecco il profilo della Capitale e della sua area vasta tracciato dal Rapporto annuale dell’ufficio statistica della Provincia di Roma, presentato nello spazio di Porta Futuro da Nicola.

Il rapporto, ha detto Nicola, “presenta dei dati molto preoccupanti, soprattutto per quanto riguarda la crescita della popolazione anziana, lasciata sola al proprio destino perché si continuano a tagliare servizi, e l’ aumento tra i giovani di aspetti drammatici come la disoccupazione, la cassa integrazione. Inoltre, l’ 83% dei giovani che trova lavoro lo fa sotto forma precaria. Però – ha aggiunto – ci sono anche grandi potenzialità. Abbiamo una popolazione colta – ha spiegato – che ha studiato, ricca di talenti, di possibilità di produrre ricchezza, quindi bisogna voltare pagina e pensare ad un nuovo modello di sviluppo con il quale concertare delle scelte e che scommetta sul valore aggiunto di questo territorio”.

Per Nicola i punti di partenza per rimettere in moto la società sono sostanzialmente tre: le “piccole e medie imprese, che devono essere sostenute per la creatività e per le esportazioni, la grande ricchezza del sapere, quindi ricerca ed università e infine tutto ciò che il mondo cerca in questo momento nell’arte, nella cultura, nel benessere”. I primi passi da seguire per far sì che questo cambiamento avvenga sono “il favorire del mezzo pubblico di trasporto, e la tutela del paesaggio per quanto riguarda il territorio. Tutte azioni figlie di una stessa urgenza: voltare pagina per pensare ad un grande nuovo progetto, per riaccendere i motori del sistema dell’area metropolitana”.

“Dico a Roma e all’area metropolitana – ha detto infine Nicola – che non si può avere un atteggiamento solo di rivendicazione. Dobbiamo rimboccarci le maniche con orgoglio e pensare che noi come territorio metropolitano dobbiamo tornare a crescere e ad essere la locomotiva d’Italia”

I dati del Rapporto, settore per settore:

LAVORO E OCCUPAZIONE – Nel 2010 a Roma si registra un tasso di disoccupazione pari al 9,1%, in aumento rispetto all’anno precedente quando era pari all’8,1%. Le persone in cerca di occupazione sono 170mila in forte aumento rispetto alle 149mila del 2009 e alle 103mila del 2007. La crescita costante del tasso di disoccupazione (era del 5,8% nel 2007), porta l’area romana al di sopra del tasso di disoccupazione nazionale che nel 2010 era pari all’8,4%. Il tasso di disoccupazione è maggiore per le donne, 10,2%, rispetto agli uomini, 8,3%. Inoltre, un’analisi per età mostra come a pagare le conseguenze di un aumento della disoccupazione siano i giovanissimi (coloro che hanno tra i 15 e i 24 anni) per i quali il tasso di disoccupazione arriva al 30,5% (29,6% per gli uomini e al 31,7 % per le donne).

Nel 2010 gli occupati, pari a 1.703 mila unità, sono aumentati dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione rilevato è del 61,3%, significativamente superiore alla media nazionale del 2010 (56,9%). La disoccupazione aumenta quindi perché aumentano le persone che cercano lavoro: il sistema del lavoro romano non riesce ad assorbire la nuova richiesta di lavoro che proviene dal mercato.

Il momento di forte sofferenza registrato sul mercato del lavoro è confermato anche dal massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni. Nel 2010 le ore autorizzate nell’area romana sono state 32,7 milioni, in aumento del 581% rispetto al 2008 (cfr. +428,7% in Italia). Questo dato rende ancora più preoccupante l’ulteriore incremento registrato nei primi 6 mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010 (+46,3%) in corrispondenza di una riduzione a livello nazionale (-19,3%). A giugno 2011 nella provincia di Roma si è confermato l’alto livello di ore di CIG autorizzate registrato nel mese di maggio: 6,5 milioni. Confrontando i primi 6 mesi del 2011 con lo stesso periodo del 2008, l’incremento di ore autorizzate di cassa integrazione guadagni a Roma è del 782,1% (cfr. Italia +417,5%).

ECONOMIA E FAMIGLIA – Continuano nel 2010 le difficoltà delle famiglie. I consumi, anche quelli alimentari registrano una stagnazione di fondo, la modificazione degli stili di consumo ha impattato anche sull’organizzazione del sistema distributivo commerciale: si sono infatti sviluppati (in termini di numero di esercizi, di superficie di vendita e di quote di fatturato) gli esercizi tipologicamente appartenenti alla categoria della grande distribuzione (supermercati alimentari e discount in particolare), mentre ha perso importanza la distribuzione tradizionale (il negozio sotto casa).

Le difficoltà economiche delle famiglie si sono tradotte anche in un aumento della domanda creditizia che secondo i dati della Banca d’Italia nell’ultimo anno è aumentata del 24,1% nella Provincia di Roma e del 19,5% a livello nazionale. Quella delle imprese si è invece ridotta del 2,1% nell’area romana ed è aumentata del 3% a livello nazionale. Rispetto ai livelli antecedenti alla crisi economica (31 dicembre 2007) la domanda creditizia delle famiglie è aumentata del 30% a Roma e del 27,5% a livello nazionale. Quella delle imprese si è ridotta del 2,3% a Roma ed è aumentata di quasi il 6% in Italia.

Oltre ad aumentare la domanda creditizia è aumentata anche la difficoltà di restituire i crediti: tra il 2008 e il 2010 le sofferenze (crediti la cui riscossione non è certa perché i debitori si trovano in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili) sono aumentate del 73% a Roma e di quasi l’85% per l’Italia in generale.

RISORSE DEMOGRAFICHE – La Provincia di Roma, annoverava al 1 gennaio 2011 ben 4.194.068 abitanti, confermandosi così come la provincia più popolosa d’Italia. Nell’ultimo trentennio (1981-2011), il comune capoluogo ha perso il 2,8% della popolazione, l’insieme dei comuni dell’hinterland ha incrementato il numero dei suoi residenti del 67,3%.

Continua quindi il processo di spostamento della popolazione dal Capoluogo verso i comuni della provincia. In particolare, i 25 comuni di I cintura, i cui confini sono limitrofi alla città di Roma, negli ultimi 10 anni hanno assorbito un’ingente quantità di popolazione: sono 14 i comuni che hanno visto aumentare la propria popolazione di oltre il 25% con punte di oltre il 50% per Ardea e Riano. La crescita è stata ancora più sostenuta per i comuni di II cintura, quelli più lontani dai confini della città di Roma, per i quali si registra una crescita demografica negli ultimi 10 anni con punte fino al +75,7% per Fiano Romano.

Le medesime dinamiche di decentramento dello sviluppo demografico si presentano anche all’interno della città di Roma. Infatti si assiste a un decentramento della popolazione residente che si sposta sempre di più verso i municipi più periferici della città. Il municipio che ha fatto registrare la maggiore variazione biennale della popolazione è il VII (+8,6%), seguito dal XX (+6,7%) entrambi situati in aree periferiche della città. In 2 municipi centrali: il II e il XVII, negli ultimi due anni si è presentata una variazione negativa (rispettivamente del -1,5% e -1,2%).

L’area romana, come il resto del Paese è colpito dal fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e dalla progressiva riduzione della popolazione compresa nella fascia fra i 15 e i 34 anni. In Italia, dal 2002 al 2010 il numero dei giovani compreso nella fascia di età 15-34 è calato dell’ 8,8%: Nella provincia di Roma considerata nel suo complesso tale calo è stato minore (5,3%), ma distribuito difformemente fra Capoluogo e resto della Provincia. A Roma si registra un valore del -10,5%, mentre nel territorio dell’hinterland i giovani aumentano del +5%.

CITTADINI STRANIERI – Tra il 2001 ed il 2010, la popolazione straniera residente nel capoluogo è aumentata del 119%, nell’insieme dei comuni dell’hinterland si è sviluppata ad un ritmo ancora più intenso (+206%).

Diversa inoltre la composizione etnica della immigrazione fra Roma e il resto dell’area romana. Infatti nell’hinterland tende a stabilizzarsi un’immigrazione di tipo europeo che si sposta in provincia per avere un accesso più facilitato al bene casa, ma che ha comunque un progetto familiare di stabilizzazione. A Roma invece accanto alla componente europea è presente anche una componente extra-comunitaria ed extra-europea il cui progetto di vita legata all’immigrazione è di tipo temporaneo e non legato ad un processo di stabilizzazione familiare.

ECONOMIA ED IMPRESA – Il valore aggiunto prodotto nel 2010 nell’area romana è stato stimato pari a 98.493 milioni di euro, dimensione che rappresenta il 9% del valore aggiunto prodotto a livello nazionale. Complessivamente rispetto al 2000 il peso del valore aggiunto prodotto nella provincia di Roma sul totale nazionale è aumentato dello 0,6%.

Nella provincia di Roma è stata registrata una forte crescita del valore aggiunto tra il 2003 e il 2008 (nel 2008 rispetto al 2000 era aumentato del 12%) ad un ritmo maggiore di quello registrato a livello nazionale e in altre grandi città. L’area romana, grazie anche alla sua particolare specializzazione produttiva nel terziario (quasi l’88% del valore aggiunto provinciale è prodotto in questo settore), ha resistito meglio alla crisi del 2009 registrando una riduzione di circa il 3% a fronte di un -5% registrato a livello nazionale. Tuttavia mentre per altre aree del Paese le stime mostrano uno slancio consistente della ripresa, trainata soprattutto dalla crescita dell’export, per Roma nel 2011 è previsto rispetto al 2009, un incremento del valore aggiunto di solo il 2,8% (contro il +6,7% stimato per Milano, il +5,5% per Torino e il +4% per Napoli). Per quanto riguarda il sistema imprenditoriale dell’area romana al 31 dicembre 2010 nella Provincia di Roma risultavano 443.018 imprese registrate, pari al 7,3% del totale nazionale.

La crescita delle imprese registrata nel 2010 nella provincia di Roma è più consistente di quella registrata a livello nazionale: l’indice di vitalità imprenditoriale (imprese iscritte ogni 100 cessate al netto delle cancellazioni d’ufficio) è stato, infatti, pari a quasi 150 nell’area romana, contro il 121 registrato a livello nazionale. La crescita è proseguita anche nel primo trimestre del 2011: lo stock di imprese registrate è infatti aumentato dello 0,5% nel trimestre e del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente raggiungendo quota 445.283 imprese.

La struttura imprenditoriale della provincia di Roma si caratterizza per la presenza di imprese di piccole dimensioni: secondo i dati dell’Archivio Statistico delle Imprese Attive dell’Istat, nel 2008 le imprese attive nei settori industriali, commerciale e dei servizi alle imprese e alle famiglie dell’area romana avevano mediamente 4,93 addetti (cfr. Italia 4,07) e il 95,9% delle imprese aveva meno di 10 addetti. I settori predominanti sono quelli del commercio all’ingrosso e al dettaglio, delle costruzioni e dei servizi di alloggio e ristorazione. Da notare anche una concentrazione maggiore che nel resto del Paese di imprese attive nei settori del cosiddetto “terziario avanzato”.

Il 2010 è stato un anno di ripresa per il commercio estero italiano: le esportazioni sono infatti aumentate recuperando in parte la riduzione registrata nel corso del 2009. La Provincia di Roma ha registrato delle dinamiche simili con incrementi molto più sostenuti per le esportazioni (+27,5%; cfr. Italia +15,7%) che per le importazioni (+10,2%; cfr. Italia +22,6%). Tuttavia le importazioni restano molto più elevate delle esportazioni con un saldo negativo di quasi 15 miliardi di euro. Il trend di crescita del 2010 si conferma anche per i primi tre mesi del 2011, l’export della provincia di Roma si attesta a 2.185 milioni di euro in aumento del 35,8% rispetto allo stesso periodo del 2010 (cfr. Italia +18,4%). La quota delle esportazioni romane sul totale nazionale è stata del 2,3% nel 2010, in leggero aumento rispetto ai due anni precedenti. Si tratta comunque di una quota relativamente “bassa” per un’economia che genera il 9% del valore aggiunto nazionale. Il motivo principale della bassa propensione all’export della provincia di Roma è individuabile nella forte terziarizzazione dell’economia.


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