8 settembre 2016 8 settembre: per difendere la democrazia manteniamo la memoria Il mio intervento alla cerimonia per l'anniversario dell'8 Settembre al parco della Resistenza, accanto a Porta San Paolo. Qui è nata l'Italia democratica, quella migliore fatta dai cittadini che si sacrificarono per difendere la libertà e costruire una pace possibile

Oggi siamo qui a ricordare, a celebrare, la battaglia di Porta San Paolo, il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’annuncio, diffuso alla radio alle otto di sera, dell’armistizio che avrebbe dovuto fermare la guerra e che invece, ne ha aperta un’altra. Celebriamo il coraggio di una parte dei soldati italiani, che si unirono ai civili per difendere Roma dall’occupazione nazista, i superstiti della divisione “granatieri di Sardegna”, alcuni reparti della divisone Sassari, i lancieri del battaglione Genova Cavalleria.

Ricordiamo, con tutta la gratitudine che meritano, le centinaia di cittadini e cittadine, che scesero in questa piazza, armati malamente o disarmati, per difendere questa città, questo nostro Paese, abbandonato dalle massime autorità militari, dal Re Vittorio Emanuele III, dal maresciallo Badoglio.

Abbandonati alla rabbia dei fascisti, degli ex alleati tedeschi, alla forza preponderante del loro esercito. Abbandonati senza una spiegazione una parola una direttiva nel vuoto. Immaginatevi l’angoscia delle donne e degli uomini, degli anziani e dei bambini, lo smarrimento dei soldati che si strappano la divisa di dosso e si fanno rivestire dalla generosità   del popolo, di pantaloni e di camice sempre troppo grandi o troppo piccole e che combattono così, coperti di stracci, combattono insieme ai civili, contro l’esercito perfettamente attrezzato del maresciallo Kesserling.

Combattono rovesciando i tram e facendone barricate, usando le mura di Porta san paolo come trincea. Combattono alla disperata, resistono con la forza dei giusti e muoiono. Muoiono 400 civili, 43 sono donne. La “battaglia di Roma” si protrae per cinque giorni coinvolgendo diversi luoghi: Porta San Paolo, la stazione Termini, piazza Indipendenza, i quartieri Trieste, Prati, Esquilino, Ostiense. Un confronto per le strade sul controllo di quartieri e vie di transito. Non è una battaglia vittoriosa quella di Porta San Paolo, nel pomeriggio i superstiti, che continuano a combattere, vengono travolti dai mezzi corazzati tedeschi. Leandro Giacone, capo di stato maggiore della divisione Centauro, firma la resa.

Non è una battaglia vinta, ma è il primo atto di quella che sarà una grande vittoria, quella della lotta di liberazione da cui nascerà il paese democratico in cui viviamo. Il 10 settembre, qui, a Porta San Paolo, è nata l’Italia democratica, grazie ai cittadini migliori, quelli che rinunciano al riparo delle proprie case, e, a rischio della vita, scendono in piazza, per difendere la libertà e costruire una pace possibile.

Rispetto a quelle giornate di eroismo disperato noi, io-voi, siamo tutti posteri, tutti siamo nati dopo la tavola a cui ci siamo seduti, l’hanno apparecchiata loro, i Maurizio Cecati,   operaio diciottenne morto mentre incitava i compagni, i Raffaele Persichetti, professore di storia dell’arte del liceo Visconti, prima medaglia d’oro della resistenza, un giovane ragazzo di allora, Remo Comanducci, impegnato da subito nella battaglia di Porta San Paolo. Venne con noi, con centinaia di studenti, in un viaggio che lo riportava indietro nel tempo, per la prima volta, alla sua prigionia nel campo di Mauthausen. Ci manca da più di 4 anni, vorrei ricordarlo nel luogo dove la sua Resistenza, per la nostra libertà ha avuto inizio.

Il nostro compito è quello di ricordarli e farli ricordare, di mantenere viva la memoria del loro sacrificio, di raccontare a chi non sa. E in questo momento, di crisi della rappresentanza, di difficili equilibri su ciò che si deve e ciò che si può fare, di sfiducia generalizzata, è importante pensare a quanto è costata la democrazia.

E, ciascuno a modo suo, porci l’obbiettivo di difenderla.


Tag: Blog
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