13 giugno 2012 Acea non si vende per fare cassa Non condivido la decisione del Comune di privatizzare Acea. Negli anni 2005-2008 Acea ha prodotto 250milioni per Roma. Venderla ora a 170 milioni non è conveniente. Ma non è solo una questione di cassa: lo sviluppo sostenibile della città passa inevitabilmente per Acea

La lettera di Nicola a ‘La Repubblica’, 13 giugno 2012

Caro direttore,

non condivido la decisione del Comune di Roma di privatizzare Acea.

Il malessere che i cittadini, le associazioni, i Comuni hanno espresso in queste settimane è un malessere vero. Un malessere che deve essere ascoltato, senza con ciò voler giustificare atti di violenza.

Capisco i problemi di bilancio ma una volta che anche il Governo ha chiarito gli aspetti normativi della vicenda, la decisione di vendere alle condizioni attuali di mercato e senza un vero progetto industriale per la società sembra discendere solo dall’emergenza.

Negli anni 2005-2008, Acea ha distribuito dividendi al Comune di Roma per circa 250 milioni di euro poi spesi per la città. Nel piano industriale 2012-2016, l’azienda stima di realizzare utili netti complessivi per oltre 1 miliardo di euro. I circa 170 milioni di euro da spendere per investimenti che Roma Capitale conta di ottenere dalla vendita della società sono evidentemente poca cosa.

Esistono delle alternative possibili alla privatizzazione di Acea. E’ fondamentale tenere conto del rapporto tra l’azienda e la città di Roma ed affrontare il tema della proprietà non in una mera logica di cassa.

Sono oltre 100 anni che la crescita economica della Capitale è legata ad Acea: dagli investimenti dei primi del 900 per l’elettrificazione della città, passando per l’acquisizione della rete di distribuzione dell’energia elettrica nell’area metropolitana fino agli investimenti effettuati per il completamento del ciclo integrato dei rifiuti. Il ragionamento sugli assetti azionari di Acea non può prescindere da questo dato.

Se nell’immediato futuro i temi della sostenibilità dovranno concretamente entrare nell’agenda del governo di Roma la città e l’Amministrazione avranno bisogno, a pieno titolo, della forza industriale di Acea. Senza alcun cedimento, sia chiaro, rispetto agli obiettivi di remunerazione del capitale e alla conseguente politica dei dividendi.

Sullo sfondo di questa riflessione c’è poi il futuro dell’industria dei servizi pubblici in Italia, di cui Acea è parte, e che può rappresentare per i Comuni e le loro aziende una grande opportunità per concorrere, dal basso, a riportare la questione della politica industriale al centro del dibattito sulle “cose da fare” per il Paese.

Vendere oggi il 21% di Acea priverebbe Roma Capitale anche solo della possibilità di valutare se prendere parte al progetto di aggregazione delle principali utilities italiane di cui alcune grandi città hanno iniziato a discutere.

Credo che la complessità del tema giustifichino una pausa di riflessione dove il merito e il confronto tornino ad avere la meglio.


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
PUOI LEGGERE ANCHE
parajumpers outlet
buy AAA Replica Watches rolex watches datejust tag heuer replica