7 settembre 2011 Il mio futuro lo decideremo insieme Un articolo di Giovanna Vitale su La Repubblica. Qualche domanda a Nicola Zingaretti, sul suo futuro, sul futuro del territorio

di GIOVANNA VITALE | La Repubblica 7 settembre 2011

Non vuole rimanere incastrato «tra le vecchie facce e chi fa battaglie personalistiche». Rivendica «l’esperienza di governo della Provincia che offre l’immagine di una classe dirigente nuova e unita». Confrontandosi con Massimiliano Smeriglio alla festa di Sel, Nicola Zingaretti usa spesso la parola «noi», non svela quale sarà il suo futuro, ma per la prima volta lascia intravedere un altro percorso. Che non passa necessariamente per il Campidoglio.

L’indebolimento di Bersani, causa Penati, ha di nuovo acceso gli appetiti degli sfidanti interni al Pd e alla coalizione di centrosinistra: Vendola e Renzi hanno già fatto sapere che correranno alle Primarie. Lei cosa pensa di fare? La dobbiamo ancora considerare il candidato sindaco di Roma in pectore o, come molti nel suo partito sperano, potrebbe ricoprire un ruolo nazionale se Bersani dovesse farsi da parte?

«Io sono il presidente della Provincia e desidero essere considerato per quello che faccio. A Roma stiamo portando avanti un’esperienza di governo straordinaria, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: entro fine anno tutte le scuole avranno il wi-fi, abbiamo creato tantissimi posti di lavoro investendo in un progetto innovativo di formazione professionale. La nostra squadra dimostra che esiste un centrosinistra unito, compatto e solidale che lavora per il bene della comunità smentendo uno dei peggiori diktat del berlusconismo: l’ossessione dell’io, l’idea che si faccia politica per se stessi, esclusivamente per un tornaconto personale o del proprio gruppo».

Non ha risposto alla domanda: nel 2013 sarà candidato sindaco la troveremo alla segreteria del Pd?

«Io non voglio essere strozzato tra una classe dirigente che è sempre la stessa da vent’anni, sempre le stesse facce che si logorano in una guerra infinita, e chi campa di personalismi. Esiste una terza via, che è l’innovazione. Io rivendico un’idea della politica che al destino dei singoli antepone l’interesse collettivo. In questo senso, il laboratorio della Provincia è importante: propone al paese un nuovo centrosinistra. Unito e solidale. Cosa sarà meglio per la città e il Paese lo decideremo insieme. Come abbiamo sempre fatto».

Fatto sta che qualche giorno fa, quando lei a sorpresa ha incoronato Enrico Gasbarra alla guida del Pd regionale, i retroscenisti si sono scatenati: c’è chi dice che l’abbia fatto per avere una “riserva di lusso” da candidare a sindaco nel caso in cui lei dovesse assumere incarichi nazionali..

«Questo dimostra che la madre dei cretini è sempre incinta. Mi sono espresso a favore di Enrico perché credo sia una delle personalità politiche più autorevoli, ha esperienza di governo del territorio, sa come rapportarsi nei confronti di una giunta comunale e regionale entrambi fallimentari. Più volte mi era stato sollecitato un parere, a fine luglio il partito ha deciso quale percorso imboccare per l’elezione del segretario e io ho detto la mia. Penso davvero che le leadership non si rafforzino in solitudine, tutt’altro. Non bisogna avere paura delle forti personalità. Uno dei cancri del centrosinistra italiano è stata la lotta fra dirigenti che ha portato spesso a colpire chiunque facesse loro ombra. Io ho sempre pensato che gli avversari stanno a destra».

Vale per Roma ma anche per il Paese: è ancora convinto che si debbano fare le primarie? E se si come riuscirete a convincere i centristi che ai gazebo sono contrari?

«Io sono per “primarie sempre” perché sono un elemento di forte identità del centrosinistra. Servono sia per rafforzare la leadership sia per rispetto dei possibili alleati. Non dobbiamo temerle. Le esperienze di Milano, Cagliari, Napoli hanno dimostrato che agli elettori, degli schemini che tanto piacciono ai partiti prima delle elezioni, non gliene frega niente. Che ci si posizioni più a sinistra o più al centro, più giù o più su, conta poco: ciò che conta è il candidato percepito come il più credibile».


Tag: Blog
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