4 marzo 2012 Confronto e buone pratiche per la cultura Per il rilancio dell’Italia servono buone pratiche e un confronto aperto su innovazione e sviluppo culturale

In questo intervento su ‘Il Sole 24 Ore’ ho proposto che la Costituente per la cultura lanciata dal quotidiano diventi una comunità permanente di dialogo tra i centri di cultura, lo Stato, gli enti locali e le imprese private.

Lancio anche tre idee su cui lavorare: infrastrutture museali e per il turismo, infrastrutture culturali e investimenti in capitale umano.

In questi anni la Provincia di Roma si è impegnata con iniziative concrete, come il sostegno alle produzioni culturali e ai Musei civici, con le esperienze di Palazzo incontro, delle Domus di palazzo Valentini, con realizzazione dell’area internet pubblico e gratis più grande d’Europa, con la Scuola di Cinema Gian Maria Volonté, con gli investimenti per creatività e innovazione che hanno permesso la nascita di 50 nuove aziende, senza trascurare i settori tradizionali, dove si esprime una vocazione antica: il restauro, l’archeologia, l’audiovisivo, l’editoria, il teatro.

Leggi di seguito l’articolo

Buone pratiche, confronto aperto.
L’intervento di Nicola su ‘Il Sole 24 Ore’ | 4 marzo 2012

Rivoluzione copernicana. Questo chiede il manifesto del Sole 24 ore per una Costituente perla cultura, a questo dobbiamo ambire. La mia proposta è che la Costituente si trasformi in una comunità permanente di confronto sulle pratiche dell’innovazione e dello sviluppo culturale: il nostro bisogno è quello di far circolare le pratiche migliori dell’innovazione, trasferire know-how, immaginare un percorso nazionale che porti i centri di cultura a competere tra loro ma anche a essere complementari, nel quale individuare un nuovo sistema sinergico nella triangolazione Stato-enti locali-impresa privata.

Per un amministratore che governa dentro la grande area metropolitana romana le questioni appaiono subito ben chiare: ne espongo solo tre, anche se le suggestioni del manifesto richiederebbero un maggiore approfondimento.

Le infrastrutture museali e il turismo. Il 42% degli introiti per le visite museali dell’intero Paese vengono da istituzioni che hanno sede nella provincia di Roma. Eppure, al suo interno, abbiamo strutture di qualità che non attraggono la giusta quantità di visitatori Questi ultimi devono essere messi in condizione di vivere un’esperienza e non un semplice consumo di beni culturali, un’esplorazione che vada più in là del Colosseo e della grande mostra.

Un nuovo modo, da parte delle città, di intendere la relazione con il visitatore e i servizi che gli si offrono (anche in termini di potenziamento tecnologico, come abbiamo fatto nell’esperienza delle Domus di Palazzo Valentini o nella diffusione capillare di wi-fi ad accesso libero). Deve restare il desiderio di tornare una seconda volta: oggi lo fa poco più del 10% del totale dei nostri visitatori (a Barcellona è il 42%).

Per fare questo è necessario individuare e pianificare sul lungo periodo interventi congiunti pubblico/privato per mettere a profitto, in modo innovativo, il patrimonio culturale sottoutilizzato. E per mettere al lavoro – lontano dalle sabbie mobili della sotto occupazione – migliaia di giovani già formati e preparati.

Le infrastrutture culturali: tecnologia, creatività e vocazioni 11 nuovo distretto creativo italiano. Uno spazio per la generazione d’impresa ad alto valore culturale aggiunto, nella filiera creazione-realizzazione-supporto alla fruizione(la tripartizione è della Fondazione Rosselli: in queste aree troviamo una cinquantina di sotto-settori).

Ritorno all’esempio di prima, quello “dell’ iper realtà” costruita attorno alla riapertura delle Domus: abbiamo bisogno di più imprese- e più incubatori d’impresa- che costruiscano quel tipo di tecnologie sul nostro territorio, e per fare ciò va sviluppato un progetto integrato tra istituzioni, aziende, università. Perla nostra area un’urgenza di programmazione e investimento che proviene da un dato: l’indotto della creatività rappresenta il 4,6% dell’intero fatturato della Provincia di Roma, una percentuale superiore alla media nazionale ed europea.

L’investimento nell’industria creativa abbiamo sostenuto la nascitadi5o imprese fornendo strumenti per la creazione d’impresa, come l’assistenza tecnico-finanziaria – ci pone in linea proprio con le tendenze europee, emerse con chiarezza nel 2008 durante l’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione.

Allo stesso tempo non dobbiamo trascurare i settori tradizionali, quelli dove si esprime una vocazione antica: il restauro, l’archeologia, l’audiovisivo, l’editoria, il teatro. Infrastrutture che creano capitale culturale e umano (pensiamo all’investimento sulla scuola di cinema Gian Maria Volonté, aperta questo autunno) che rafforzano in modo permanente e non occasionale la comunità locale. Abbiamo vissuto stagioni eccezionali di grandi eventi culturali, ma è necessario rafforzare – proprio in chiave anticiclica – le infrastrutture che operano nei 365 giorni dell’anno.

Investire in capitale umano. I dati sull’Italia sono impietosi: La percentuale di Pil che l’Italia dedica alla formazione è il 4,8% del totale, contro una media Ocse del 6,1%; dietro di noi solo Slovacchia e Repubblica Ceca. Solo il 70% degli italiani tra i 25 e i 34 anni ha un diploma (media Ocse8i%); nella stessa fascia d’età ha una laurea uno su cinque, contro il 37% della media Ocse; tutti i dati ci chiedono maggior investimenti nella formazione.

Come è stato proposto dall’amministrazione Obama in questi mesi: il suo piano per ridurre il deficit prevedeva comunque più investimenti per la formazione, e lo stesso accade in altri paesi in crisi del nostro continente; lo stesso deve avvenire da noi. Su questo, serve un patto nazionale e un patto con l’Europa Nicola Zingaretti è presidente della Provincia di Roma.


Tag: Blog
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