5 agosto 2015 Buzzi attiva la ”macchina del fango”, vuole sembrare una vittima Buzzi è un uomo con le spalle al muro che ora, con affermazioni confuse, non intercettazioni, riportate per sentito dire, ha l'obiettivo di smontare l'accusa di mafia e apparire come vittima di un sistema corrotto

L’intervista a Mauro Favale, La Repubblica, 5 agosto 2015

«Affermazioni confuse, non intercettazioni», riportate «per sentito dire», con l’obiettivo di «smontare l’accusa di mafia e apparire come vittima di un sistema corrotto». Tre parole: «Macchina del fango». Nicola Zingaretti ha dato mandato al suo legale di querelare Salvatore Buzzi. Due giorni fa, il governatore del Lazio ha risposto in Consiglio regionale su questo nuovo capitolo di Mafia capitale nato dai verbali di interrogatorio del ras delle cooperative. Ora ribatte punto per punto alle accuse che gli vengono mosse.

Dice Buzzi che sugli appalti alla Regione si sono vissute due stagioni: la prima riguardava un accordo tra lei e Francesco Storace, la seconda tra lei e Luca Gramazio. «Non esistono e non sono mai esistiti ne accordi ne spartizioni negli appalti della Regione. Lo prova il fatto che in due anni, su quattro miliardi di bandi, nessuno è stato vinto da società o cooperative legate a mafia capitale».

Però è un fatto che nelle carte si parli di un appalto ben preciso, quello del Cup, che aveva acceso gli appetiti di Buzzi e Carminati. «Su quella gara c’è un’indagine ed è giusto che sia l’indagine ad appurare la verità. Noi siamo stati quelli che dopo anni di proroghe ingiustificate sulle quali c’è un’inchiesta della Corte dei conti, abbiamo deciso di indire una gara. Appena abbiamo avuto il sospetto di un rischio di infiltrazioni abbiamo sospeso quel bando e il nuovo è stato scritto sotto il controllo dell’Anac di Raffaele Cantone».

Buzzi racconta che Gramazio, oggi agli arresti, sarebbe venuto da lei rivendicando di essere lui il referente dell’opposizione per gli appalti. Se lo ricorda? «Con Gramazio, in qualità di capogruppo di Forza Italia, ho avuto moltissimi incontri ma nessuno ha avuto come oggetto la spartizione di gare di cui non mi sono mai occupato».

Sempre Buzzi dice che l’uomo deputato a queste faccende era il suo ex capo di gabinetto Maurizio Venafro. «Venafro si difenderà dalle accuse. Segnalo solo che Buzzi si contraddice rispetto alle intercettazioni ambientali. In quel caso, viene detto che alla domanda di Gramazio a Venafro sui possibili spazi per l’opposizione nelle gare, il mio ex capo di gabinetto avrebbe risposto “E che ne so io?”».

Il capo della 29 giugno riferisce anche di soldi che sarebbero girati nella compravendita del nuovo palazzo della Provincia che lei ha guidato fino al 2013. «E qui siamo proprio all’assurdo. Perché la scelta del palazzo è del 2005 e io fui eletto nel 2008. Come amministrazione abbiamo concluso un iter volto a produrre risparmi per la pubblica amministrazione. Su quella vicenda ci fu anche un’indagine della Corte dei conti conclusa nel dicembre 2013 con l’archiviazione».

 Dice Buzzi che il suo “uomo dei soldi” era Peppe Cionci, definito “un faccendiere”: chi è Cionci? «Un imprenditore che ha già querelato Buzzi. Ha partecipato alla raccolta legale dei fondi per la mia campagna elettorale. Nient’altro».


Tag: Blog
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