8 luglio 2014 Camminare tra i luoghi di San Francesco per scoprire vicoli e sentieri Lunghe passeggiate, meditazione e cibi genuini. Queste sono alcune delle possibilità che offrono i Comuni della valle Santa in provincia di Rieti. In questo articolo Jolanda Bufalini racconta le tante bellezze che si possono visitare

di Jolanda Bufalini, l’Unità, 8 luglio 2014

La Rocca di San Felice di Cantalice è a metà strada fra Poggio Bustone e La Foresta, due luoghi del cammino di Francesco, il percorso è lungo un sentiero in mezzo al bosco, indicato dalla segnaletica in legno, prima largo, poi, finalmente, si trasforma in una stretta cengia odorosa e fiorita di ginestre, alla fine della quale, alle pendici del Terminillo, appare improvviso il paese arroccato. Le fontane e i fontanili sprizzano un’acqua buonissima. L’acqua del Terminillo che disseta mezza Roma.

Il genius loci di Poggio Bustone ha dato i natali a Lucio Battisti, che fa concorrenza, in fama, al Poverello. All’inizio del paese, prima del santuario, ne “i giardini di marzo” una statua celebra il musicista. Poco più in alto, verso il santuario, il bar tabacchi affacciato sulla piana di Rieti, alla domenica pomeriggio esprime l’ospitalità dei luoghi trasformandosi in piazza-salotto, ci si siede, chi vuole consuma ma non è obbligatorio, il wifi è free. Molti giocano a carte.

Si entra a Poggio, si passa sotto un archetto medievale, al bivio si può scegliere: a sinistra verso La Foresta, a destra verso Greccio. Quella che percorriamo è chiamata “la valle Santa”, luoghi, santuari, dove si è svolta una parte importante della vita e della predicazione di Francesco, cacciato da Assisi. A Greccio (che oggi è un luogo salvaguardato dall’Unesco) fu il primo presepe, la prima rappresentazione della natività.

Fontecolombo è il monte dove fu stilata la severa Regola dell’Ordine: povertà, castità, umiltà. A guardarlo sulla cartina questo percorso circolare, che inizia dal palazzo papale di Rieti, ogni tappa una ventina di chilometri, sembra una costellazione celeste, come quella delle Pleiadi. Promette lunghe passeggiate e meditazione, cibi genuini (come è capitato a noi alla «Pannocchia», sotto Cantelice) e la scoperta di costruzioni medievali, di chiostri e di affreschi.

Quella del camminare è una rivoluzione lenta, come lento è il piede che la conduce. Ma è anche una rivoluzione inarrestabile, non c’è crisi che la possa fermare. Ed una rivoluzione della conoscenza e dell’autocoscienza, perché la lentezza invita a guardare dove metti i piedi e quali erbe, quali ciottoli, quali pietre antiche calpesti, e i piedi entrano in contatto con il cuore e con il cervello, mettono distanza tra te e lo stress, creando attorno al corpo un piccolo alone di libertà. C’è ormai una letteratura vastissima dell’esperienza del cammino. Da Wu Ming II alla collana Contromano di Laterza (per esempio: Simona Baldazzi, Il Mugello è una trapunta di terra), scoperte laiche di una saggezza che, non per caso, è propria delle religioni positive e delle filosofie, da Aristotele alle pratiche buddiste.

Fra i libri quello di un amministratore e politico romano che ha abbracciato la filosofia buddista, Adriano Labucci, Camminare, una rivoluzione, uscito da Donzelli qualche anno fa. Ho trovato, persino, uno scritto inedito di Arturo Carlo Jemolo, scritto ai primordi della civiltà dell’automobile, nel quale lo storico, senza negare la comodità delle quattro ruote, rivendica che la vera conoscenza, delle cose e delle persone, non si può avere senza entrare nei vicoli e nei sentieri.

Persino papa Francesco, appena eletto, scelse la parola «camminare» e scese dalla papamobile, per significare il senso del suo apostolato. Un movimento di viandanti e pellegrini, viaggiatori low cost che portano vita in terre ricche di arte e natura ma che, senza linfa nuova, rischiano la desertificazione. Le istituzioni in Italia maneggiano con difficoltà il fenomeno, incerte fra il gigantismo della via Francigena, il flusso autostradale dei pellegrini in pullman e tentativi di valorizzazione delle energie del territorio.

La Regione Lazio sta provando questa strada, Nicola Zingaretti ha scoperto l’incanto di Greccio ancora prima di essere eletto. Il progetto Abc (arte, bellezza, cultura) curato da Giovanna Pugliese ha trovato un interlocutore appassionato nel comune di Rieti e nei 9 comuni della Valle Santa in cui si trova memoria del passaggio di Francesco, fra querceti e specule, chiese romaniche e santuari.

Il sindaco di sinistra, Simone Pietrangeli, ha scelto alcuni assessori fuori dai partiti, fra questi c’è Diego Di Paolo (delega a culture e turismo), che per primo ebbe l’idea di tracciare il “cammino di Francesco” nel 2003. Dopo molte vicissitudini,
questa sera, prende il via una serie di iniziative, durante il mese di luglio, per rilanciare il “cammino”. Si inizia con una “lezione” di Massimo Cacciari, al teatro Vespasiano di Rieti (ore 19), autore di Doppio ritratto, Adelphi 2013, di Gesù
e del Poverello. Si continua con concerti e teatro, fino a Pierpaolo di Giorgio Barberio Corsetti, una partita di calcio e spettacolo dedicato a Pasolini, che si terrà a metà settembre.

Spiega Diego Di Paolo che il gigantismo può essere un nemico di progetti come questo, quello che gli piacerebbe sono «piccoli finanziamenti finalizzati e verificati nella loro efficacia», il primo per la segnaletica dei sentieri, il secondo per l’ospitalità low cost: «Nel cammino di Santiago, prima che diventasse l`industria attuale, c’erano gli alberghes (ostelli) pubblici dove pernottare costa dai 3 ai 5 euro, e gli alberghes privati, al costo di 6-12 euro». Nell’idea di Diego Di Paolo, le scuole rurali dismesse e disperse nei centri francescani del reatino, potrebbero diventare la rete degli «alberghes».

Ecco la rivoluzione lenta che si fa con i piedi: “Già oggi – spiega l’assessore – arrivano fra i 7 e i 10.000 pellegrini o viandanti, che significa, per l’economia locale, 30.000 pernottamenti, 60.000 pasti. Raddoppiare questa cifra è possibile e compatibile con l’ambiente”. E significa lavoro, “quando oggi la gran parte dei ragazzi che ha lavoro, fa il pendolare con Roma”.

Persino il problema dei problemi dell’Italia odierna, il dissesto del territorio, avrebbe almeno una parziale soluzione. Infatti chi vive in un territorio e non, semplicemente, lo usa come dormitorio per allontanarsi la mattina presto, verso un ufficio
o verso la cassa di un supermercato o la postazione di un call center, lo mantiene, spontaneamente, con la sola presenza, percorrendo strade e sentieri, sui costoni montani.


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