26 ottobre 2011 Ceis, luogo di speranza In un momento in cui sembrano prevalere solitudine e disperazione a volte ci sono dei luoghi dove nessuno si sente solo. Uno di questi è il Ceis. Chi ha problemi di dipendenze e può ritrovare la speranza

Negli anni Settanta le dipendenze si curavano a colpi di elettroshock e ricoveri in manicomio. In quell’anno nasceva la prima comunità residenziale per tossicodipendenti in Italia che usava un metodo nuovo.

Era l’ottobre del 1971 quando don Mario Picchi fondava il Ceis, il Centro italiano di solidarietà e, a pochi giorni dal quarantesimo anniversario, Nicola ha visitato una delle strutture della fondazione a Marino.

Questa visita – ha commentato Nicola – è un atto dovuto e bellissimo in un momento in cui sembrano prevalere la solitudine, la disperazione e la percezione scollamento. Ma in tutto questo ci sono perle meravigliose come il Ceis e i suoi centri, che sono luoghi di speranza dove nessuno si sente solo. È importante essere vicini a queste persone meravigliose”.

Gli operatori aiutano e assistono gli ospiti nella lotta alle dipendenze non solo da stupefacenti, ma anche da gioco azzardo e alcolismo, oltre a occuparsi di fenomeni di disagio giovanile come il bullismo.

La terapia prevede due fasi, il recupero e il primo reinserimento nell’ambito della vita quotidiana, facendo svolgere ai membri della comunità gli stessi lavori che si fanno in famiglia: cucinare, stirare, pulire e piccola manutenzione, per garantire l’autosufficienza della struttura in cui ogni anno, tra ‘abitanti’ e familiari, transitano ben 6 mila persone.

Il Ceis ha tre comunità residenziali. A quella di Marino si aggiungono quella di Castel Gandolfo e quella di Capannelle, nella Capitale, che si occupa di tossicodipendenti con problemi psichiatrici, oltre a due comunità in gestione, una con servizi a bassa soglia per cure a base di metadone e una per la riabilitazione di madri e figli tossicodipendenti.


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