28 dicembre 2011 Con Muller il Festival è a rischio «Io difendo Roma e la storia del suo Festival. Esiste il rischio di un gigantesco pantano e io lancio un grido di allarme», ha detto Nicola in un'intervista a Il Messaggero. «Il Festival del cinema - ha aggiunto - rischia di venire distrutto dal pasticcio delle nomine. Se non verranno ripristinate correttezza nella procedura e collegialità delle scelte, il danno sarà enorme. E a farne le spese sarà la città, che negli ultimi anni ha sofferto abbastanza a causa del clima anti-romano instaurato dal governo Berlusconi»

 

Nello scontro politico sull’investitura capitolina dell’ex direttore della Mostra di Venezia, frutto dell’intesa Alemanno-Polverini, interviene ora il presidente pd della Provincia, che ancora per un anno è tra i soci fondatori del Festival. «Per preservare il futuro della rassegna», aggiunge Zingaretti, «siamo disposti ad alzare il nostro contributo da 600mila a un milione di euro. E i giochi sono ancora aperti».

Per lei non è detto che Muller sostituirà Detassis? «Il direttore del Festival viene indicato dal presidente e votato dal cda. La carica di Gian Luigi Rondi scade a giugno prossimo. Scegliere il direttore all’insaputa del presidente rappresenterebbe una scorrettezza di metodo e una grave mancanza di rispetto nei confronti dell’autorevolezza di Rondi. Nominato, tra l’altro, proprio da Alemanno grazie alla generosità di Goffredo Bettini che per salvare la rassegna fece un passo indietro. Rondi ha annunciato di voler confermare Detassis. Il pastrocchio nasce ora dalla pretesa di imporgli Muller. Non se ne uscirà facilmente».

L’accordo Alemanno-Polverini le è passato sopra la testa? «Non so se questo accordo esista. Noi soci fondatori non siamo stati interpellati. E non credo che il futuro di un evento importante come il Festival possa essere discusso a colpi di maggioranza o, peggio, colpi di mano».

Cos’ha contro Muller? «Da frequentatore abituale della Mostra di Venezia, non ho nessun dubbio sul buon livello delle edizioni curate da lui. Ma non posso dimenticare i suoi ripetuti attacchi contro il Festival di Roma, fin dalla prima edizione. Quel suo atteggiamento ha alimentato il clima antiromano caro alla Lega e a Galan e creato, tra l’altro, le condizioni per far mancare gli sponsor. Non dimentichiamo che solo alla fine dell’ultima rassegna il governo ha sciolto le riserve sui finanziamenti elargendo peraltro la metà delle risorse.. Ora i cittadini ora dovranno pagare il milione e 350mila euro di deficit».

Muller non può aver cambiato idea, visto che ci tiene a venire a Roma? «Non mi risulta, almeno finora. Ma non mi si prenda per un esagitato se pretendo chiarimenti sulle intenzioni di un aspirante direttore che fino a ieri ha sparato sul Festival. Per capirci, mi sembra naturale chiedere coerenza e trasparenza rispetto al patrimonio e alla storia della Festa di Roma di cui dobbiamo essere orgogliosi».

Resta il fatto che nel bilancio il buco c’è. «E’ il frutto dello stress al quale il Festival è stato sottoposto dalla politica anti-romana. Per noi il bilancio è più che positivo, i film erano ottimi e il pubblico è cresciuto. Al momento delle scelte bisognerà spiegare perché personalità come Rondi e Detassis, che hanno fatto un lavoro eccellente, debbano essere messe da parte».

I vostri candidati sono ancora loro, dunque? «Rispettiamo il cda e le sue scelte. E, al di là dei nomi in gioco, faremo comunque di tutto per salvaguardare la storia e il valore del Festival che ha imposto nel mondo la propria peculiarità: sposare qualità e masse. Sul red carpet, in sei anni sono passati la crema del cinema mondiale e il popolo delle periferie. E forse questo ha dato fastidio a qualcuno».


Tag: Blog
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