25 marzo 2013 Il Consiglio regionale deve tornare a essere la casa di tutti Oggi prima seduta del nuovo consiglio regionale: daremo pubblicità a tutti gli atti, le prestazioni, i risultati, i profili professionali, le retribuzioni e i verbali dei consigli di amministrazione delle società. Il consiglio regionale deve tornare a essere la casa di tutti, sarà il luogo del confronto, aperto ai cittadini e trasparente

IL CONSIGLIO REGIONALE: LA CASA DEI CITTADINI 

Sappiamo perché oggi siamo qui e la sfida che ci attende.

Quest’assemblea si svolge in un momento complesso e difficile per il nostro Paese. Un passaggio inedito e carico di incertezze nel quale le difficoltà dell’economia e le crescenti aree di sofferenza sociale rischiano di essere accresciute dalla fragilità del quadro politico e istituzionale che si è determinato.

C’è una domanda di risposte concrete, di sicurezza, di speranza che rischia di rimanere inevasa. E c’è – da parte dei cittadini del Lazio, ma non solo – una richiesta di cambiamento e un’attesa che riguarda sicuramente anche le scelte di questo ente, il suo ritorno in campo come attore pienamente legittimato dopo una crisi che ne ha minato la credibilità e dopo mesi di stallo che ne hanno frenato l’azione.

E’ una situazione oggettiva, che chiama in causa tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione. E che ci impone di aprire una fase nuova. Per questo, anche nel corso delle scorse settimane, ho parlato di una legislatura costituente. Non per ventilare il ricorso a trattative ed alchimie politiche, ma per sottolineare l’eccezionalità di una situazione che chiama tutti a uno sforzo di responsabilità, ciascuno dalle sue posizioni.

Abbiamo alle spalle una campagna elettorale certamente intensa e per certi versi dura, nella quale si sono confrontate visioni e proposte anche radicalmente diverse, ma sempre con un limite per me invalicabile: avversari sì, nemici mai. Un principio che deve valere sempre, a partire dallo stile, dal linguaggio, dai comportamenti individuali.

Permettetemi quindi di salutare, innanzitutto, coloro che in questa campagna elettorale sono stati i miei diretti concorrenti e oggi siedono su questi banchi: il collega Francesco Storace e il collega Davide Barillari. E di salutare la Presidente Polverini, che non ho avuto modo di incontrare nel passaggio di consegne, ma con la quale negli anni precedenti ho instaurato da Presidente della Provincia un rapporto corretto di collaborazione istituzionale del quale voglio darle atto.

Guardo con fiducia al lavoro che stiamo per iniziare, consapevole di non essere solo ma di avere al mio fianco la forza di una maggioranza coesa, che in questi mesi ha sostenuto con coraggio e coerenza la strada del rinnovamento, che sarà protagonista attiva dell’azione di governo e che sento più che mai vicina e solidale.

Le forze di opposizione, che ringrazio per essersi confrontate con passione nella battaglia democratica, sono certo sapranno essere protagoniste attive di una nuova fase, non rinunciando mai al diritto di controllare e di criticare, ma anche contribuendo, dalle proprie legittime posizioni, alle decisioni che assumeremo.

Da parte mia, statene certi, troverete un presidente con le sue idee chiare e forti, ma sempre pronti all’ascolto, senza pregiudizi.

Questo sarà il luogo del confronto.

Il Consiglio Regionale deve tornare ad essere la casa dei cittadini.

Un consiglio regionale aperto ai cittadini e trasparente.

Un consiglio regionale che mette al centro della sua azione il tema della sobrietà e della responsabilità. Una sfida innanzitutto etica per riaffermare, contro ogni degenerazione, che la politica non è carriera, ma è servizio.

LA SFIDA DEMOCRATICA 

Sei mesi fa abbiamo detto: cambiamo tutto.

Abbiamo iniziato a farlo e vogliamo continuare a farlo davvero.

Sarà questo l’assillo di una maggioranza di donne e di uomini impegnati per il bene comune, in un rapporto costante tra la giunta, quest’aula e il lavoro delle commissioni consiliari.

Dobbiamo farlo per essere all’altezza di una crisi economica, etica e civile che non consente soluzioni di corto respiro, furbizie, tatticismi.

Dobbiamo farlo perché abbiamo di fronte una duplice sfida, che chiama in causa allo stesso tempo un ripensamento delle forme e dei meccanismi della nostra democrazia ma anche una riflessione sulla sua finalità più profonda: la funzione, cioè, dell’esercizio democratico del potere come strumento di promozione della cittadinanza, della coesione sociale, della giustizia e del progresso. Non come mera gestione dell’esistente o, peggio, utilizzo del potere per i propri fini: personali, di gruppo o di partito.

Dobbiamo aprire una nuova fase storica nella quale la gestione del potere torna ad essere finalizzata esclusivamente all’affermazione del bene comune. Senza infingimenti o retropensieri. Chi non capisce questa urgenza, non comprende la profondità della rottura in atto nel Paese.

Sarebbe criminale non vedere quanto sta avvenendo. La crisi, sociale ed economica, che ha travolto la nostra comunità, e l’inadeguatezza delle risposte finora avanzate per contrastarla, hanno colpito duramente il rapporto tra cittadini e istituzioni, approfondendo la percezione di una distanza tra gli obiettivi perseguiti nell’azione istituzionale e di governo, spesso avvertiti come dannosi, tecnocratici o, semplicemente, incomprensibili o inutili, e le aspirazioni, le aspettative e i problemi concreti che i cittadini incontrano nella loro vita.

Una frattura che si è allargata fino al punto di spingere tanti a chiedersi: ma a me a cosa serve la democrazia? cosa cambia concretamente nella mia esistenza?

Qui nascono i rischi dell’evocazione dell’uomo solo al comando che, magari, potrebbe risolvere tutto. Noi dobbiamo contrapporre a questo rischio il tempo della buona politica.

Da qui l’urgenza di indicare un nuovo modello di sviluppo nel quale l’interesse generale torni ad essere la migliore garanzia per l’affermazione dell’interesse dei singoli, che torni a produrre inclusione nella sfera dei diritti e della cittadinanza, che torni a garantire lavoro e benessere, contro l’egoismo e l’esclusione sociale.

Le recenti elezioni ci hanno detto che una grande voglia di partecipazione convive con una grande sfiducia nelle forme tradizionali della rappresentanza. È un dato che non può essere più sottovalutato.

Qui è il cuore della sfida democratica, qui sta la necessità di ripensare i luoghi e gli strumenti della democrazia.

Fuori dai quali c’è solo la terra di nessuno dove i diritti soccombono all’arbitrio del più forte, dove i privilegi si perpetuano nella prepotenza delle corporazioni, e dove l’assenza di strumenti di controllo e di trasparenza moltiplica la discrezionalità.

Per essere all’altezza di questa sfida, la democrazia rappresentativa deve saper guardare ben al di là dei suoi confini e dei suoi metodi tradizionali, aprendosi anche a nuove forme di democrazia diretta e di partecipazione.

Il tema dei nuovi strumenti di trasparenza, il tema delle nuove forme di partecipazione attiva dei cittadini non è più rinviabile, perché coincide ormai pienamente con il tema democratico.

In questo non possiamo non riconoscere l’immenso e sicuramente non da tutti adeguatamente compreso ruolo che la Rete ha assunto nella trasformazione e nell’innovazione dell’esercizio del potere e dei suoi vincoli. Un punto da cui non si può più prescindere nell’assunzione delle decisioni e nella definizione degli strumenti di governo.

Non si può, cioè, più prescindere dalla rivoluzione che Internet ha attivato determinando la possibilità di una nuova circolazione globale delle informazioni. Più libera e più trasparente. In grado di abbattere i vecchi canali e filtri di accesso all’agire politico. Capace di determinare nuove forme di protagonismo civico e nuovi movimenti. E di dare, così, rappresentanza a tanti che non l’avevano più, o che sentivano di non averla mai avuta.

Open Data, Open Sanità, Open Bilancio: su questo abbiamo assunto un impegno chiaro, e vogliamo andare fino in fondo. Così come sulla definizione di nuove modalità di consultazione pubblica sulle principali leggi e sugli indirizzi di governo.

Daremo pubblicità a tutti gli atti, le prestazioni, i risultati, i profili professionali e le relative retribuzioni. Pubblicheremo on line i verbali dei Consigli di amministrazione delle società. Attiveremo il Portale OpenLazio, potenziando gli attuali strumenti, per distribuire e rendere pienamente utilizzabili i dati digitali “liberati” dalla Regione. Sosterremo in ogni ambito l’utilizzo di software libero e open source. Realizzeremo una cartografia intelligente e interattiva per consentire la leggibilità dei dati in rapporto alla loro distribuzione sul territorio (in particolare per quanto riguarda la dislocazione dei servizi, i piani regolatori e altre informazioni di carattere urbanistico, il patrimonio artistico e culturale).

“Le informazioni – ha detto Thomas Berners Lee, il creatore della Rete – sono la materia prima del XXI secolo”. Informazioni necessarie ai cittadini, per esercitare una salutare e non più derogabile funzione di controllo sul potere. Ma informazioni necessarie sempre più anche a chi deve esercitarlo. Perché è la politica, nelle sue forme tradizionali, a soffrire per prima, oggi, di un deficit di conoscenza.

C’è di fronte a noi un grande e fecondo dibattito culturale, ma anche la necessità di agire. La sfida che abbiamo di fronte e che noi vogliamo raccogliere nei prossimi mesi in un percorso incardinato sulle nuove Leggi per la Trasparenza e la Partecipazione, è quella di cambiare totalmente il rapporto tra Istituzioni e cittadini, non per svuotare i luoghi tradizionali della rappresentanza, a partire dalle assemblee legislative, ma, al contrario, perché l’unico modo per contrastare la tentazione della tabula rasa è restituire centralità allo spazio democratico: lo spazio in cui gli interessi particolari e i veti di parte cedono all’interesse generale e alla decisione nel nome del bene comune, uno spazio che deve essere aperto e accessibile a ogni cittadino, fondato su regole condivise, autorevole e riconoscibile.

UNA REGIONE UNITA, COMPETITIVA E SOLIDALE

Sento su di me l’impegno e la responsabilità di essere il Presidente di tutte le cittadine e i cittadini del Lazio.

Perché è di tutti che oggi c’è bisogno.

Singoli, associazioni, comitati, forze sociali e produttive che abbiamo incontrato in questi mesi e che vogliamo rendere protagonisti di un progetto condiviso di governo.

Siamo una regione che ha grandi risorse ed energie inespresse, con la forza di un Prodotto Interno Lordo pari o superiore a quello di interi stati europei come il Portogallo, l’Irlanda o l’Ungheria.

Dentro questa forza abbiamo precisi e fondamentali vantaggi competitivi.

Risorse umane, culturali, produttive per non avere paura e guardare con fiducia alle sfide del mercato globale.

Abbiamo un tessuto produttivo forte di circa 600 mila aziende, capace di esprimere eccellenze sia nei settori tradizionali che in quelli più avanzati, con sistemi produttivi ad alta specializzazione, con una rete di piccole e medie imprese solide, in grado di esprimere creatività e innovazione, e la presenza di oltre 500 grandi multinazionali.

Abbiamo una concentrazione di ricerca e poli universitari unica in Italia, parchi scientifici, laboratori, distretti tecnologici: una realtà fatta di strutture ma soprattutto di uno straordinario capitale umano con oltre 14mila fra docenti e ricercatori e oltre 40mila studenti laureati ogni anno.

Abbiamo un’immensa ricchezza di beni artistici, archeologici e culturali, che significa un’identità, un reticolo diffuso di luoghi, ma anche un fattore di crescita economica, con il 44% dei visitatori di musei e monumenti pubblici in Italia e settori come il cinema e l’audiovisivo che producono il 59% del valore aggiunto nazionale.

Abbiamo un’incredibile biodiversità e un patrimonio di quasi 200mila ettari di parchi e riserve naturali su cui bisogna investire di più per trasformarlo in una risorsa da fruire per i cittadini e in una leva dello sviluppo sostenibile.

Ma siamo anche una regione in difficoltà. Una regione che sta pagando un prezzo alto nella crisi e che fatica a reagire.

Tutti noi in questi mesi abbiamo constatato quanta rabbia, sofferenza, solitudine c’è fuori da questa aula.

217.194 disoccupati. 52.334 in più rispetto al 2011. 120mila in più del 2007. 11,2 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi due mesi del 2013. Sono numeri, ma sono soprattutto volti, vite. Una spirale drammatica che si chiama perdita del lavoro, crollo dei redditi, crollo dei consumi, recessione, povertà.

Imprenditori, agricoltori, commercianti colpiti dalla crisi e dai vincoli di una burocrazia ottusa. Lavoratori gettati sul lastrico per vertenze che si aprono all’improvviso. Aziende messe in ginocchio dalla mancanza di liquidità, che troppe volte hanno bussato inutilmente alle porte di una Regione che ha accumulato un debito di 8 miliardi con i fornitori, con le casse vuote e sistemi e tempi di pagamento poco trasparenti.

Ricercatori, docenti universitari, studenti, operatori della cultura, stanchi di una visione superata del governo e della società che considera il sapere e la bellezza come un peso e non come la base di uno sviluppo sano e più vasto.

Associazioni e realtà del sociale e del terzo settore, colpite da otre 130 milioni di tagli al welfare regionale, relegate alla marginalità dalle politiche nazionali, e che oggi sono, invece, l’ossatura sana della nostra società, la risposta che la volontà, la solidarietà e la capacità di organizzazione delle persone offre all’emergere del disagio. Strutture fondamentali che vogliamo mettere al centro di un nuovo modello di welfare fondato su una nuova sussidiarietà.

E poi tante donne, stufe di essere lasciate ai margini del mondo del lavoro, per assenza di politiche occupazionali e di welfare, e troppo sole, a volte, in battaglie fondamentali per i diritti e la dignità: contro la violenza di genere, le discriminazioni, per l’autodeterminazione e le pari opportunità.

Tutte voci di un’unica regione che chiede di cambiare. Voci che non sono state sufficientemente ascoltate, alimentando l’idea di una separazione tra il Palazzo e il popolo, ma che non possono e non devono mai più restare senza ascolto.

A questi nostri concittadini noi non possiamo dire “risolveremo tutto”. Perché saremmo bugiardi. Ma una cosa possiamo prometterla: tra cinque anni vogliamo lasciare una regione molto diversa e migliore. L’abbiamo detto in campagna elettorale. E ora, statene certi, non ci tiriamo indietro. Perché ogni scommessa ha due facce: prima bisogna avere il coraggio di calare la posta, ma poi bisogna andare fino in fondo e vincere.

E la regione che vogliamo costruire è una regione sicuramente più unita, perché da solo nessuno ce la fa e gli egoismi, i municipalismi, i campanilismi, oggi più che mai alimentano soltanto rivendicazioni di breve durata. Una regione più competitiva, perché quelle energie che oggi si sentono soffocate, possano diventare la linfa per uscire dalla crisi e tornare a crescere. E una regione più solidale, perché la politica deve prendersi cura di tutti, ma soprattutto io credo di chi ha meno e ha meno forza per farsi valere.

UN PROGRAMMA PER IL CAMBIAMENTO 

La Bussola del cambiamento sarà il programma di governo che abbiamo presentato agli elettori e alle elettrici del Lazio e che ora, con il contributo determinante del consiglio, dovremo realizzare.

Un programma aperto e condiviso, nato dall’ascolto, frutto di centinaia di incontri, contributi e assemblee pubbliche.

Un programma organico che non si limita a elencare una serie di proposte, ma indica quelle direttrici dell’innovazione che saranno la nostra stella polare.

1. Cambiare il modo di lavorare della Regione

La prima direttrice di innovazione sarà quella di cambiare radicalmente il modo di lavorare della Regione, perché un’amministrazione che funziona è la condizione indispensabile per attuare politiche efficaci e incisive.

Quella che abbiamo in mente è una Regione più accessibile perché più leggera.

Una Regione che torna a svolgere la sua vera funzione. Pianificare, programmare, fare leggi.

Vogliamo cambiare il rapporto con gli altri enti locali su un principio fondamentale: più collaborazione e meno conflittualità. Una Regione che non ha paura di delegare ad altri compiti di gestione e risorse, perché garantita dal rafforzamento della sua capacità di guida, pianificazione, programmazione e indirizzo legislativo. Non dimentichiamo che siamo dentro un processo di innovazione della governance pubblica che, forse, è proceduto troppo a strappi, ma, di sicuro, quello che non possiamo permetterci è la confusione, l’immobilismo, la difesa di rendite di posizione o l’assenza di indirizzi che sembra regnare dopo la crisi di governo che si è determinata nel nostro Paese. Anche per questo, mi incontrerò al più presto con il Sindaco di Roma Capitale, così come i presidenti e i commissari di tutte le Province, per verificare la possibilità di rilanciare e chiarificare il processo riformatore che si è arenato negli ultimi mesi e affrontare i molti temi di governo comuni. Per provare a costruire, insieme al Consiglio, una proposta organica di riforma degli assetti istituzionali, sapendo che su questo pesa l’incertezza del governo nazionale, che ha iniziato un processo di riforma e lo ha lasciato a metà.

Per migliorare il funzionamento del nostro ente, vogliamo riorganizzare e razionalizzare la macchina amministrativa e abbiamo già iniziato a farlo tagliando nella prima giunta le direzioni da 20 a 12, per combattere la moltiplicazione dei centri decisionali e delle poltrone, che genera più costi, confusione e opacità.

Vogliamo riconoscere e valorizzare il lavoro, la passione le competenze degli uomini e delle donne che lavorano nella Regione Lazio, ricostruendo e rendendo più forte, anche dentro questa amministrazione, un patto fondato sulla trasparenza, il merito, la capacità di dialogo e la fiducia reciproca.

Confermo l’obiettivo di procedere a una razionalizzazione e riorganizzazione delle società, delle agenzie e degli enti regionali, con un netto taglio dei Cda, perché tornino ad essere strumenti di innovazione e non semplici centri di spesa esterni all’amministrazione.

Nei prossimi giorni avvieremo una specifica cabina di regia per l’innovazione, con l’obiettivo di arrivare entro sei mesi a una riorganizzazione complessiva della struttura regionale e della rete delle sue società che comporterà decine di milioni di euro di risparmi.

2. Innovare la spesa pubblica, con meno sprechi e più risorse 

Il secondo asse è quello dell’innovazione della spesa pubblica, seconda condizione indispensabile affinché gli obiettivi che indicheremo sui singoli temi siano credibili.

In queste settimane abbiamo studiato con attenzione i due documenti ufficiali che fotografano lo stato attuale della Regione:

– Le valutazioni della Sezione regionale della Corte dei Conti sulla relazione di fine legislatura della Regione Lazio (febbraio 2013)

– La relazione dei servizi ispettivi del MEF sulla Regione Lazio (dicembre 2012)

Testi che metteremo in Rete sul sito della Regione.

Sono documenti che evidenziano la gravità della situazione economico-finanziaria della Regione e l’inefficienza del suo sistema di gestione, segnato, come sottolinea il Mef, da “un persistente e significativo disequilibrio della gestione di competenza, al lordo ed al netto delle partite di giro e della movimentazione del debito”. Un bilancio, cioè, fuori controllo. Con un disavanzo che la Corte dei Conti quantifica per il 2011 in 11,650 miliardi di euro, in ulteriore peggioramento rispetto al dato 2010, che era di 9,777miliardi di euro.

C’è, in questo, un enorme ritardo della Regione nell’implementazione di strumenti di controllo e di analisi delle politiche pubbliche e dei relativi costi.

La Corte dei Conti sottolinea “’l’inidoneità o la non congruenza della documentazione contabile a fornire tutte le informazioni necessarie a dare spiegazioni alle operazioni gestionali”. Un’opacità assolutamente inaccettabile, che comporta, si legge ancora nella relazione, “il sussistere di una distorsione nel funzionamento del controllo di regolarità contabile, che deve essere corretta e superata”.

Quella che ci troviamo ad affrontare è, quindi, una situazione complessa che ci chiama ad una grande responsabilità. Non vogliamo farlo da soli, ma ricostruendo un dialogo franco, costante e costruttivo con il Governo, tutta l’amministrazione statale, gli enti locali, gli organismi preposti al controllo e alla valutazione dell’azione amministrativa e di governo.

Uno dei primi atti sarà l’Istituzione del Collegio dei Revisori, previsto dalla legge come organo di vigilanza sulla regolarità contabile.

Nell’arco dei prossimi 12 mesi vogliamo gettare le fondamenta per promuovere un’innovazione strutturale della spesa pubblica della Regione Lazio, sulla base di un programma di azioni che uniscono due obiettivi: il risanamento e il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

Vogliamo dimostrare che esiste un’alternativa alla politica che alimenta una spesa fuori controllo e produce squilibri di bilancio, ma che esiste anche un’alternativa alla scorciatoia dei tagli lineari che smantellano i servizi essenziali e alla retorica di considerare tutto ciò che è pubblico come un peso da eliminare.

3. Superare la frammentazione delle politiche settoriali nella definizione di un nuovo progetto di sviluppo, per tornare a crescere e a produrre lavoro

Il terzo asse è quello dello sviluppo, superando la frammentazione delle politiche settoriali prive di un disegno unitario e indicando una nuova strada per tornare a crescere e a produrre lavoro.

Subito metteremo in campo tutte le risorse a nostra disposizione per aiutare le imprese e i lavoratori a superare la crisi, garantendo il finanziamento degli ammortizzatori sociali e dimostrando concretamente di essere vicini alle situazioni di maggiore sofferenza cercando nuove risorse con un rafforzamento del sostegno per l’accesso al credito. Avvieremo immediatamente una task force sulla programmazione dei fondi europei, con l’obiettivo prioritario di avviare un confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico e la Commissione europea per ridestinare 120 milioni di euro oggi bloccati su bandi di ingegneria finanziaria che non stanno funzionando, perché il mercato non risponde, con il rischio concreto che i fondi vadano persi.

Subito avvieremo un tavolo di confronto con le categorie per realizzare entro l’anno un primo pacchetto incisivo di semplificazioni.

Ci rivolgeremo direttamente alle centinaia di migliaia di imprenditori del Lazio, ai commercianti, agli artigiani, agli agricoltori, perché non guardino più a questo ente come un minaccioso Leviatano, ma come un’amministrazione amica e attenta ai loro problemi. Lo faremo riducendo drasticamente la complessità burocratica che, in particolare per le piccole imprese, rappresenta spesso un onere insostenibile in termini di tempo e di costi. Applicheremo e rafforzeremo lo Small Business Act, unificheremo e standardizzeremo i procedimenti e la modulistica, porteremo a pieno regime gli Sportelli Unici per le Attività Produttive, aiutando i Comuni a migliorare il funzionamento degli sportelli esistenti.

Ritengo questo impegno per la sburocratizzazione urgente e prioritario in tutti i campi amministrativi, dall’urbanistica, all’ambiente, all’agricoltura, alle attività produttive. Troppo spesso le norme sono figlie del tempo e dell’affastellamento di anni e generano lungaggini, costi aggiuntivi e, quando non sono chiare, perfino corruzione. Per questo non pensiamo solo a buone nuove leggi, ma ad un vero e proprio meccanismo “taglia – norme” e alla produzione di testi unici di settore, a cominciare dal nuovo testo unico per il commercio, perché le leggi devono esercitare una funzione ausiliare e protettiva nei confronti dei cittadini e delle imprese, e non essere mai barocche o vessatorie.

Ma, poi, dobbiamo essere consapevoli che anche la migliore gestione non è più sufficiente, ma l’unico modo per uscire davvero dalla crisi è costruire una nuova economia, per coniugare incremento di produttività delle imprese, ampliamento delle opportunità per chi cerca lavoro, innalzamento della qualità della vita per i cittadini.

Vogliamo coinvolgere in questo sforzo tutti gli attori del nostro sistema economico, dall’industria manifatturiera ai fornitori di servizi, dalle imprese creative al commercio di vicinato, dalle aziende hi-tech all’artigianato, dall’aerospazio all’agricoltura.

Vogliamo concentrare le risorse su azioni di sistema e sull’innovazione. Con l’avvio dell’Agenda Digitale Lazio per eliminare il digital divide e portare la banda larga in tutti i comuni e le aree produttive. Con l’avvio del piano strategico per l’internazionalizzazione per rilanciare l’export e conquistare nuovi mercati, perché è vero, certo, che le nostre imprese devono confrontarsi con nuovi competitori globali che possono metterle in crisi, ma è anche vero che la ricchezza prodotta dai nuovi giganti globali mette in circolo nuove opportunità, nuova ricchezza, nuove realtà da conoscere e esplorare. E, poi, con l’avvio del progetto “Lazio start up!” per sostenere la nascita di nuove imprese e fare spazio alle idee e alla creatività dei giovani, perché è importante difendere l’economia che c’è, ma l’economia che c’è si difende anche facendo spazio a una nuova imprenditorialità, a nuove forze che la arricchiscono e la aiutano a crescere e a cambiare.

Infine, penso a un forte investimento per liberare le potenzialità inespresse di questa regione: il turismo in primo luogo, e la scommessa che vogliamo lanciare sull’economia del mare, temi sui quali ho mantenuto le deleghe nella disponibilità del presidente, dentro una strategia per valorizzare la vera ricchezza dei nostri territori, quel patrimonio che, a dispetto di ogni profeta del declino, ci rende ancora oggi una realtà invidiata e unica al mondo: la bellezza, il gusto, la cultura, l’ambiente, il nostro patrimonio artistico e archeologico di inestimabile valore. I nostri borghi che possono tornare a illuminarsi anche con un forte rilancio dei centri commerciali naturali.

4. La sostenibilità come asse di tutte le politiche 

La quarta direttrice è strettamente legata a questo ultimo punto ed è quella della costruzione di una Regione verde e sostenibile. Per noi l’ambiente non rappresenta più un semplice capitolo del programma, ma un asse che attraversa tutta l’agenda di governo, per sostenere una crescita sana e migliorare la qualità della vita delle persone.

Vogliamo investire nella Green Economy, su cui il Lazio ha accumulato in questi anni un ritardo drammatico, con una produzione di energia da fonti rinnovabili ferma a un terzo della media italiana e una raccolta differenziata dei rifiuti inferiore di 20 punti alla media nazionale.

Qui ci sono immense possibilità di sviluppo. Ma bisogna voltare pagina.

Penso all’urgenza di aprire una nuova stagione urbanistica, fondata sulla trasformazione dell’esistente, attraverso processi come la demolizione – ricostruzione, la densificazione, e alle opportunità offerte dai fondi nazionali ed europei per le smart cities, la riqualificazione energetica degli edifici e la rigenerazione urbana.

Entro i prossimi mesi presenteremo al consiglio il nuovo testo unico dell’urbanistica che unificherà otto leggi esistenti sulla base di quattro criteri: riordino, semplificazione procedurale, decentramento di competenze ai comuni, modernizzazione.

Penso all’importanza di un nuovo Piano Energetico Regionale, con l’obiettivo di triplicare la produzione energetica da fonti rinnovabili per portarla in linea con la media nazionale.

Penso al rilancio dell’agricoltura, a partire dal nuovo Piano di Sviluppo Rurale che costruiremo ascoltando i protagonisti del mondo agricolo, in una nuova fase di concertazione. Il mondo è in cerca di qualità e sicurezza alimentare. Noi possiamo offrirla più di altri, e sarebbe folle non investire su questo come un elemento fondamentale di un nuovo modello di sviluppo. Per costruire, dopo decenni di consumo del territorio, un’economia che valorizzi la nostra terra e produca ricchezza in equilibrio con la natura.

E penso, certamente, a una nuova gestione dei rifiuti. La Regione Lazio farà fino in fondo la sua parte, perché questa terra non sia più additata a caso europeo e sottoposta a procedure sanzionatorie, ma diventi un modello al quale guardare per la diffusione della raccolta differenziata, per la qualità e la sicurezza degli impianti, e per l’avvio di quella filiera industriale del riuso e del riciclo capace di trasformare i rifiuti in risorsa.

Noi lo faremo per intero la nostra parte, nell’ambito delle nostre competenze, poi spetterà alle Province e ai Comuni, in particolare il Comune di Roma, fare la propria.

 5. Affermare la centralità del merito, della cultura e della conoscenza 

La quinta direttrice di innovazione sarà la battaglia per affermare la centralità del merito, della cultura e della conoscenza contro il sistema delle raccomandazioni, dei privilegi e del “fatti furbo” che ha dominato la vita italiana di questi anni e che ha prodotto disastri e livelli di dispersione scolastica allarmanti.

Vogliamo rinnovare il sistema della formazione, approvando una nuova legge sulla formazione professionale, accorciando la distanza con il mondo dell’impresa attraverso nuovi strumenti come la formazione on demand e accompagnando le scelte fondamentali che ciascuna persona è chiamata a compiere nelle diverse fasi della vita con una rete di centri di orientamento all’avanguardia in tutte le province.

Vogliamo rimettere al centro dell’azione regionale il Diritto allo Studio e all’Istruzione, con una nuova legge che punterà innanzitutto ad affrontare alcune grandi emergenze, garantendo le borse a tutti gli aventi diritto e definendo nuove forme di housing per aumentare i posti letto per studenti universitari.

Vogliamo impegnarci a sostenere la scuola, a partire dal lavoro del personale docente e non docente e dai progetti formativi, e valorizzare il rapporto tra istituti scolastici e territorio, con una cabina unica regionale per assistere le scuole in progetti europei, utilizzando le risorse comunitarie nella lotta alla dispersione scolastica e sostenendo l’apertura delle scuole anche in orari extra – scolastici.

Vogliamo sostenere la rete della cultura diffusa, con nuove leggi di settore, una riorganizzazione unitaria del sistema culturale e una nuova politica di assegnazione degli spazi. In questi anni sono stati commessi tanti errori e, sicuramente, uno di questi è stato considerare la cultura come un semplice settore da finanziare, un capitolo marginale dell’agenda di governo, dimenticando che la cultura permea le nostre vite in ogni aspetto, perché produce pensiero, identità, cittadinanza. E’ la cultura che ci rende quello che siamo. E’ la cultura che rafforza la coesione sociale. Ed è la cultura che può aiutare oggi la ripresa della nostra economia.

6. La legalità, condizione imprescindibile dello sviluppo

Nell’idea di sviluppo che vogliamo affermare c’è poi anche una sesta direttrice di innovazione che consideriamo imprescindibile: la battaglia per la legalità e le regole a tutela dell’economia sana e a difesa dei diritti dei più deboli e della sicurezza dei cittadini.

Il Lazio che vogliamo è una Regione aperta e trasparente anche perché combatte a viso aperto le mafie, le organizzazioni criminali, l’economia illegale, il lavoro nero, lo sfruttamento, il racket, l’usura.

Una Regione che non lascia mai sole le vittime, e adegua la sua legislazione per renderla impermeabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata, a partire dal testo unico per la sicurezza e dalla nuova legge sugli appalti che vogliamo approvare.

Una Regione che si batte per diffondere la cultura della legalità. Come diceva Paolo Borsellino, “la lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che deve coinvolgere tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

 7. Riaffermare il diritto alla salute 

Ovviamente, so bene che la condizione imprescindibile affinché ogni punto di questo programma sia realizzabile è affrontare e risolvere il grande tema della sanità, per chiudere la stagione dei tagli e riaffermare il diritto alla salute di ogni cittadino.

Quel diritto fondamentale e troppo spesso bistrattato scritto nell’articolo 32 della Costituzione che faremo affiggere all’ingresso di tutte le sedi del sistema sanitario pubblico, perché rappresenta il punto di riferimento e il limite al quale ogni scelta politica deve guardare.

Con la nomina a commissario per la sanità ricevuta nei giorni scorsi inizia il lavoro per dare al Lazio un modello di sanità, a partire da una Legge Quadro che vogliamo scrivere insieme a chi nella sanità opera quotidianamente.

Vogliamo attuare una rivoluzione sulla base di due grandi obiettivi.

Primo: lotta senza quartiere agli sprechi, alle irregolarità e alle ruberie, rendendo pubblici tutti i dati di bilancio, costruendo un efficace e oggettivo sistema di valutazione della gestione finanziaria e della qualità delle cure, tutto sotto gli occhi dei cittadini, e liberando il sistema delle nomine dal controllo della politica affidando la selezione dei migliori curricula ad una commissione terza ed esterna, per la quale, come annunciato, firmeremo a breve un protocollo con l’Agenas.

Secondo: un nuovo sistema di sanità territoriale, per riportare l’assistenza e le cure vicino ai cittadini e affrontare lo squilibrio che oggi caratterizza il rapporto tra Roma e le province. E’ possibile farlo, perché è dimostrato che un sistema del genere a regime costa una percentuale minima del bilancio regionale e produce immensi risparmi decongestionando gli ospedali. Lo faremo mettendo in rete le centinaia di studi medici associati presenti nella nostra regione, e aprendo già nei prossimi mesi le prime Case della Salute, presidi ospedalieri del territorio attivi come punti di primo soccorso e cure rapide, centri specialistici e di analisi, porte di accesso ai servizi socio sanitari.

Su questi obiettivi andremo fino in fondo. Perché in gioco ci sono le persone e le loro vite. E perché siamo convinti che sia questa l’unica via da percorrere per il risanamento, l’azzeramento del deficit e la chiusura della stagione commissariale.

L’unica cosa che non vogliamo è che prima di azzerare il deficit si azzerino i servizi. Per questo, confermo la richiesta al governo di rivedere i criteri del piano di rientro: la sanità non può più vivere chiusa nella gabbia di parametri finanziari che non risolvono i problemi di bilancio e pregiudicano l’accesso ai percorsi di cura sui territori. Una battaglia di rivendicazione nazionale su cui so di avere il sostegno pieno di tutto questo Consiglio.

8. Una Regione più vicina a chi ha bisogno.

L’ottava direttrice di innovazione è una Regione più vicina a chi ha bisogno.

Oggi più che mai c’è bisogno di quella che Monsignor Giovanni Nervo, che ci ha lasciato pochi giorni fa, in un suo recente libro chiamava la “scelta cristiana e civile di partire dagli ultimi”, l’impegno a mettersi in gioco, nei comportamenti privati e nell’azione pubblica, per passare “dalla cultura del superfluo alla cultura della solidarietà”.

Vogliamo dar vita, insieme a tutti gli attori del sociale, rilanciando un rapporto di co – progettazione con le imprese del terzo settore, a un patto per l’innovazione del welfare della nostra regione, a partire dalla nuova legge regionale sui servizi sociali. Vogliamo rilanciare un modello di welfare universalistico, basato sui principi della sussidiarietà, dell’uguaglianza, delle pari opportunità di accesso ai servizi. Vogliamo promuovere l’uguaglianza di trattamento a ogni persona secondo il bisogno e l’estensione dei diritti di cittadinanza attraverso politiche di inclusione sociale. La nuova legge regionale per lo sport di cittadinanza sarà, in un settore troppo spesso dimenticato, parte integrante di questa strategia.

La Regione che vogliamo costruire è una Regione amica delle famiglie, cellule fondamentali della nostra società, con i loro problemi, ma soprattutto con la loro capacità di essere risorsa per la coesione e la formazione degli individui. Una piccola comunità che va affiancata e sorretta, con servizi e sostegno, a cominciare dal legittimo desiderio di una giovane coppia di diventare genitori.

Penso, ad esempio, alla Legge Regionale 0 -6 anni per gli asili nido i servizi socio educativi per la prima infanzia, ma anche al rapido avvio di strumenti innovativi previsti nel nostro programma, come la diffusione di centri famiglia su tutto il territorio provinciale per facilitare l’accesso ai servizi, l’introduzione del “Family Audit”, e l’adozione del marchio “Family in Lazio” per gli operatori commerciali che offriranno standard di servizio o politiche di contenimento dei prezzi.

9. La libertà di muoversi: un trasporto pubblico di qualità

La nona direttrice di innovazione sarà quella di una Regione integrata, attraverso il potenziamento del trasporto pubblico, per garantire a tutti la libertà di muoversi.

Ogni giorno i cittadini del Lazio scontano il fallimento di un sistema della mobilità congestionato, inefficiente, totalmente inadeguato alla crescente urbanizzazione di diverse aree e alla sempre maggiore interdipendenza del sistema delle imprese, del lavoro, dell’istruzione, dei servizi.

Un ritardo che colpisce duramente la qualità della vita e la competitività del nostro territorio, figlio dei drammatici tagli agli enti locali che hanno massacrato in questi anni Regioni, Comuni e Province.

Per questo è fondamentale, anche su questo versante, voltare pagina. Lo faremo, nei prossimi mesi, costruendo strumenti di governance più avanzati, con una nuova Agenzia Regionale Unica per la mobilità per rilanciare la pianificazione e rendere efficace la programmazione. E lanceremo una grande conferenza regionale per definire il nuovo Piano della Mobilità Sostenibile.

Ci impegniamo, in questa sede, a presentare, sulla base di una seria analisi delle risorse disponibili, un piano di infrastrutture credibili, a partire dalle grandi priorità irrisolte e da troppo tempo attese.

Vogliamo investire sul potenziamento delle ferrovie regionali, aprendo un confronto con Fs, per migliorare le condizioni di vita dei pendolari; sullo sviluppo delle tecnologie per costruire un sistema della mobilità integrato, introdurre nuovi servizi telematici e ridurre le inefficienze. Scommetteremo con decisione sulle nuove forme di mobilità, dalla ciclabilità, al bike sharing, al car sharing, alla diffusione di veicoli ecologici, innovazioni su cui magari qualcuno può ancora sorridere ma che, se alziamo la testa, stanno cambiando in meglio la vita di tanti paesi europei.

10. Una nuova stagione dei diritti per allargare la cittadinanza 

Infine, decimo e ultimo punto fondamentale del nostro progetto di innovazione sarà l’apertura una nuova stagione dei diritti, per combattere nuove e vecchie discriminazioni allargando il campo della cittadinanza.

Perché quello dei diritti è un cammino che non conosce un approdo. Non ha un inizio e una fine. Segue il cammino della storia e le trasformazioni sociali che cambiano gli stili di vita, la demografia, le relazioni, la forma stessa dei nostri territori, determinando nuove domande di inclusione che non possono essere eluse.

Quando questo cammino si interrompe, quando la risposta alle sfide globali è segnata della paura del diverso e ci si appiglia alla conservazione dello status quo per il timore di confrontarsi con l’altro, è lì che si generano nuove forme di esclusione, che si rompe la coesione sociale, e rialzano la testa bestie immonde come l’intolleranza e il razzismo.

La nuova cultura amministrativa della Regione deve ripartire dall’affermazione della centralità e della dignità di ogni essere umano, nel solco del grande movimento di civilizzazione della società avviato con la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e recepito dalla nostra Costituzione, scritta dopo la tragedia del nazifascismo e della Shoah.

Una sfida da inquadrare oggi in un orizzonte multiculturale caratterizzato dal pluralismo, che va considerato come una ricchezza e che è alla base della società europea.

La lotta alle disuguaglianze deve accompagnarsi al riconoscimento delle differenze culturali, religiose, di genere e di orientamento sessuale. Garantire uguaglianza nelle opportunità di affermarsi e veder riconosciuti i propri diritti, tutelare la diversità nello sviluppo di identità e progetti di vita individuali e collettivi: questo deve diventare il nostro orizzonte.

Promuoveremo un piano di azione regionale contro l’omofobia. Consideriamo l’immigrazione e l’integrazione culturale risorse positive che possono aiutare a crescere la nostra società e combatteremo le nuove forme di schiavitù e le discriminazioni che colpiscono gli immigrati con politiche specifiche.

Sosterremo la campagna nazionale per la cittadinanza italiana a tutti i bambini nati e cresciuti in Italia, anche da genitori immigrati, per impedire che una nuova discriminazione oggi possa diventare domani un focolaio di conflitto sociale.

Alle donne del Lazio diciamo: non sarete mai più sole. Garantiremo un’azione positiva a sostegno delle pari opportunità con la nuova legge regionale sulla cittadinanza di genere. Promuoveremo la legge regionale contro la violenza di genere per combattere quella che giudichiamo una vera piaga culturale e un’emergenza.

Quelli che stiamo vivendo sono giorni e settimane particolari. Per l’Italia e per il mondo.

Questo nostro quinquennio inizia alla fine di un settennato importante.

Permettetemi di ringraziare a nome di tutto il consiglio il nostro Presidente Giorgio Napolitano per essere stato in questi anni un garante delle Istituzioni, un servitore della Costituzione, un punto di riferimento stabile per ogni italiano.

E permettetemi di ricordare un altro inizio e un altro passaggio epocale che hanno segnato questo tempo, non solo qui, ma a livello globale.

Permettetemi di rivolgere un saluto deferente al Papa Emerito Benedetto XVI, un grande papa che ho avuto l’onore di incontrare come rappresentante di Roma e del suo territorio. E un benvenuto carico di fiducia al nuovo pontificato che sta iniziando, nel segno del coraggio e della speranza che Papa Francesco ha saputo infondere al mondo fin dalle sue prime parole.

Fra tante bellissime cose dette in questi giorni, Papa Francesco, nella messa di inaugurazione del ministero petrino, ha rivolto un chiaro invito a chi ha responsabilità politiche affinché sia custode della bellezza del mondo e dell’equilibrio nell’uso delle risorse del pianeta. E’ un monito importante, che facciamo nostro e che sentiamo vicino.

Per noi, oggi, inizia un lungo percorso.

Lo affronteremo con umiltà, lavorando ogni giorno per realizzare gli obiettivi indicati nel nostro programma.

Sottoponendoci senza paura al controllo e al giudizio dei cittadini. Perché noi non siamo qui solo grazie a noi stessi, ma grazie a coloro che ci hanno indicato e che rappresentano i nostri unici referenti.

Lo affronteremo con determinazione, non fermandoci mai a contemplare l’obiettivo raggiunto, ma a quello che deve ancora venire.

Come ho detto, a nessuno sfugga che a noi è capitato di iniziare un periodo di governo nel pieno di una crisi democratica senza eguali nel dopoguerra. Non c’è solo il compito di confrontarsi tra noi, ma noi di riconquistare la fiducia dei cittadini nella politica, ell’esercizio democratico e nelle Istituzioni repubblicane.

Non ce la farà un Presidente da solo, non ce la farà una giunta fa sola, non ce la farà una maggioranza da sola.

Ma insieme, per il bene della nostra Regione, sono certo che ce la faremo.


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
PUOI LEGGERE ANCHE
parajumpers outlet