20 giugno 2011 E’ saltata la pace della pajata

L’intervista a ‘La Repubblica’ di GOFFREDO DEMARCHIS

ROMA — Polverini e Alemanno contro Bossi peri ministeri trasferiti al Nord? Il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti li sfida a togliere la fiducia al governo quando il Parlamento voterà la mozione annunciata dal sindaco di Roma. Anche se ormai la frittata è fatta.

«La destra trasforma uno scontro interno in uno scontro tra italiani trascinandoci tutti in un dibattito senza senso. Non possiamo accettarlo». Ma Alemanno e la governatrice sembrano fare sul serio. La tensione non è mai stata così alta. «Benvenuti. Mi fa piacere che abbiano assunto questo atteggiamento. Le carte sono scoperte, ci sono le condizioni per non ridurre tutto a una questione folkloristica».

Pensa alla pace della pajata siglata a ottobre da Alemanno e Poverini davanti a Montecitorio? «Esatto. Adesso il problema è molto più profondo. la verità è che Lega, Pdl e centrodestra romano vogliono nascondere un doppio fallimento. Il federalismo innanzitutto. I decreti attuativi sono arenati e la condizione economica dell’Italia lo rende inattuabile adesso. Sono impantanati. Dovevano spostare i poteri dello Stato centrali sui territori. Ripiegano su un immaginario trasloco dei ministeri in giro per l’Italia».

L’altro fallimento? «Roma capitale. Non è cambiato molto con la legge, se non la carta intestata del Comune. Siamo ridotti alla raccolta di firme per difendere prerogative elementari».

Come finirà? Il trasferimento ci sarà davvero? «Non lo so. Ma sono preoccupato. Da italiano prima che da romano. Temo che il doppio fallimento finirà per alimentare una assurda lotta tra italiani».

Andrà al vertice convocato da Alemanno e Polverini? «Sono disponibile a qualsiasi iniziativa di carattere istituzionale. Mi permetto di consigliare però un allargamento a tutti i Comuni, le Province e le Regioni. Per rivendicare un federalismo annunciato che si è tradotto in tagli ai trasferimenti verso gli enti locali e nella paralisi parlamentare».

E se fosse la questione dei ministeri lo scoglio su cui il governo si infrange? «Ogni volta che il governo ha dovuto fare una scelta precisa ha messo la questione di fiducia. Con il richiamo a un patto di lealtà sono stati messi in riga dissidenti e malpancisti. Diciamo pure che Alemanno è in buona fede. Ma se ci fosse un voto di fiducia sullo spostamento dei ministeri, mi aspetto comportamenti coerenti non marce indietro».

Se un governo così debole non cade è anche colpa di un’opposizione impreparata? «È vero il contrario. Non cade perché nessuno nel centrodestra vuole dire che l’esecutivo è finito. Stanno facendo quello che nella Prima repubblica si chiamava il gioco del cerino. Il prezzo di questo gioco lo pagano i cittadini».

Ma il Pd è pronto o no? «Il Pd e il centrosinistra sono prontissimi alla sfida delle urne. A tenere in piedi questa maggioranza è proprio il terrore di dare la parola agli italiani. Questo espone il Paese a un grave pericolo»

Fa male il Pd a corteggiare la Lega, tanto più dopo gli slogan di Pontida? «Nell’elettorato della Lega c’è una quota importante di persone che ha voglia di cambiare. Bossi non sa più interpretare il cambiamento. Sono stato a Padova sabato sera. Ho respirato l’aria di un Nord che cerca nuovi punti di riferimento. Il Pd può diventarlo. È la sua sfida, la sua missione».


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
parajumpers outlet
buy AAA Replica Watches rolex watches datejust tag heuer replica