20 novembre 2013 Eliminiamo il debito: più investimenti e risorse per far ripartire l’economia Abbiamo affrontato con decisione l'enorme debito del Lazio: un macigno che ha ostacolato le attività di cittadini, imprese e dei Comuni. La nostra sfida è far ripartire l'economia, rimettere in circolo denaro, favorire gli investimenti. In questa intervista racconto come

Intervista di Ernesto Menicucci al Corriere della Sera, 20 novembre 2013

Per descrivere la situazione trovata nella Regione Lazio, da quando ne è diventato governatore, Nicola Zingaretti, uomo di punta del Pd, usa un’espressione: «Non voglio replicare vecchi schemi, dove i politici si lamentano di chi li ha preceduti… Ma mi sono sentito come il comandante di un aereo che si stava schiantando al suolo. Si trattava di rimetterlo in linea, tirare su la cloche e di ridare un po’ di speranza».

Governatore, partiamo dalla principale emergenza: l’enorme debito e disavanzo regionale. «Abbiamo due macigni da affrontare. Uno è il debito finanziario, dovuto in gran parte all’eredità di quello sanitario. Sono dieci miliardi complessivi, che costano 900 milioni di euro all’anno di mutui, su una spesa corrente di circa 1,6 miliardi… Per le altre esigenze, come si vede, resta molto poco».

E l’altro macigno? «Sono i 12 miliardi di debiti commerciali: fornitori, aziende, Comuni. Un debito che provoca ritardo nei pagamenti: per quelli sanitari ci vogliono circa 220 giorni, per quelli non sanitari siamo addirittura a 700 giorni».

Come si risolve il problema? «Abbiamo affrontato di petto la situazione. La sfida è far ripartire l’economia, rimettere in circolo denaro, favorire gli investimenti. Siamo stati tra i primi e tra i più veloci a sfruttare le norme sull’utilizzo dei fondi di liquidità contenute nel decreto 35 per il pagamento dei debiti della Pa.

Tra maggio scorso e ottobre 2014 sbloccheremo circa 8,3 miliardi di euro, che abbatteranno i debiti commerciali e ridurranno notevolmente i tempi di pagamento: per i sanitari scendiamo a 180 giorni, ma l’obiettivo è passare a 150 prima e a 90 giorni nel 2014».

Quanto “costa” questo denaro? «Un tasso del 3%, ed entro il 2015 bisogna trovare il modo per coprire questa sorta di prestito. Cercheremo di farlo impattando il meno possibile sulla fiscalità dei cittadini. Non avevamo alternative: secondo le norme europee i pagamenti della pubblica amministrazione devono avvenire in 60 giorni, rischiavamo una procedura di infrazione. E, senza questi fondi, avremmo messo in ginocchio centinaia di imprese che non venivano pagate da anni. Sarebbe stato il default».

A che punto il rientro del piano sanitario? «Sul 2012 dovremmo essere intorno ai 600 milioni di disavanzo. E nel 2013, pur partendo da un ulteriore taglio di 100 milioni, dovremmo avere una performance ancora più positiva».

Come si riforma la Sanità? «Innovazione, tagli agli sprechi, uscire dall’ospedalizzazione obbligatoria. Oggi si va al pronto soccorso sia se si ha una malattia grave, sia se ci si taglia un dito cucinando. Bisogna creare una rete pre e post ospedaliera».

Lo dicevano anche i suoi predecessori, ma nessuno c’è riuscito. Perché ora dovrebbe essere diverso? «Perché, con la curva del debito sanitario che continua a scendere, finalmente liberiamo risorse per investire. E col governo cerchiamo di ricontrattare i 900 milioni di mutui l’anno.

Il futuro della nostra Sanità è sul territorio, e su questo stiamo lavorando sulle Case della Salute».

L’altra piaga: liste d’attesa troppo lunghe e ticket troppo cari. «Nell’ultimo anno, le strutture pubbliche hanno messo a disposizione del Recup solo il 20% delle prestazioni prodotte. Con il nostro progetto sia il pubblico che, per la prima volta, anche il privato accreditato, dovranno mettere a disposizione del Recup almeno il 60% delle loro agende, con la possibilità di bloccare l’intramoenia per medici e strutture che non rispetteranno i parametri. E da gennaio sarà possibile pagare i ticket direttamente in farmacia».

I ticket? «Nel Lazio c’è stato un doppio aumento: sia regionale, che dovuto al recepimento senza discussione di quelli nazionali. Stiamo lavorando sulla rimodulazione delle prestazioni, introducendo una gradualità basata sul reddito».

Altra spina del Lazio, i rifiuti. «Roma è stata sull’orlo dell’emergenza ma siamo arrivati, dopo ripetuti annunci negli anni scorsi, alla chiusura di Malagrotta e al trattamento di tutti i rifiuti prodotti nella Capitale». Però diverse tonnellate vanno fuori Regione… «Abbiamo promosso accordi con altri territori per garantire il trattamento dei rifiuti che a Roma, causa il ridotto funzionamento degli impianti, non riuscivano ad essere smaltiti».

E la differenziata? «Abbiamo stanziato 150 milioni per il porta a porta in tutti i Comuni del Lazio, con 70 milioni per Roma».

La discarica di Falcognana, vicino al Divino Amore, non si farà? «Si sta concludendo l’iter che permetterà alla Capitale di avere un piccolo sito di stoccaggio dei rifiuti urbani trattati, Falcognana appunto, che il Comune di Roma potrà utilizzare in situazione di emergenza e secondo le proprie volontà ed esigenze».

II Lazio esce dallo tsunami-Fiorito, lo scandalo dei rimborsi in Consiglio regionale che ha lambito praticamente tutti i partiti. Come si restituisce moralità alla politica? «Cambiando tutto, ed uscendo dall’idea patologica che la politica sia più utile a chi la fa rispetto alle persone che dovrebbe servire».

E i tagli ai costi? «Stiamo riducendo i Cda delle aziende da 88 componenti a 13, chiudendo 9 società e abbiamo deciso di nominare i direttori delle Asl fuori dalle dinamiche correntizie e di bilancino. Decisioni che la maggioranza ha votato all’unanimità».

Il presidente del Lazio rivendica il merito di aver affrontato con decisione i due grandi problemi che ostacolavano l’attività ordinaria: il debito finanziario e quello commerciale. C’è ancora molto da fare, tuttavia, sia su questi che su altri fronti caldi.


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