27 febbraio 2013 Alla Regione dobbiamo voltare pagina, serve una fase costituente «Dal porto delle nebbie a una casa di vetro». La Regione la immaginiamo così. La parola d'ordine sarà discontinuità: nel modo di fare politica, di gestire la cosa pubblica e il potere

 

L’intervista di Mauro Favale, la Repubblica, 27 febbraio

«Dal porto delle nebbie a una casa di vetro». La Regione Lazio, Nicola Zingaretti la immagina così: qualcosa di completamente diverso rispetto a quella attraversata da Franco Fiorito e da Vincenzo Maruccio, i due protagonisti dello scandalo che, lo scorso settembre, ha fatto naufragare anzitempo la giunta guidata da Renata Polverini. «La parola d’ordine sarà discontinuità: nel modo di fare politica, di gestire la cosa pubblica e il potere».

Dici Lazio e pensi a sprechi,vitalizi, commissioni, monogruppi, finanziamenti ai gruppi: non sarà facile strappare dalla Regione questa nomea.
«E infatti voltare pagina rispetto agli scandali non basterà: qui bisogna mettere in campo una proposta di governo che deve confrontarsi con tre sfide: la prima riguardala partecipazione, la seconda, appunto, la trasparenza e la terza lo sviluppo».

Temi, almeno i primi due, cari anche al Movimento 5 Stelle che anche qui ha raggiunto un ottimo risultato. Si rivolgerà anche ai grillini?
«Ci sono tali e tanti problemi che non possiamo chiuderci a riccio: cercheremo di essere aperti al confronto. Durante la campagna elettorale ho parlato della necessità di inaugurare una fase costituente, ora voglio proseguire con coerenza».

E su questi temi pensa di guadagnarsi l’ascolto e l’appoggio dei 5 Stelle?
«Mi rivolgerò a tutto il Consiglio regionale. Non ci sono pregiudiziali nei confronti di nessuno. La nostra sarà una proposta di governo basata su innovazione, trasparenza taglio dei costi, sviluppo e lavoro. Su questi punti ci sono affinità: se ci sarà anche consenso con il Movimento 5 Stelle lo vedremo in aula. Questi, però, sono temi pieni della proposta che avevamo messo in campo e che i cittadini hanno riconosciuto come nostro patrimonio identitario».

Qui il Pd e il centrosinistra hanno tenuto meglio che altrove, come mai?
«In Lazio c’è stato un risultato straordinario perché in un quadro di incredibile frammentazione, partendo da un risultato che sfiorava il 30% alla Camera, in Regione siamo intorno al 40%».

È stato favorito dal voto disgiunto?
«Sicuramente. Sono stati in tanti a scegliere la proposta politica che abbiamo messa in campo per la Regione, pur avendo fatto scelte diverse in campo politico».

E questo come se lo spiega?
«Probabilmente qui è passato un messaggio diverso, più forte rispetto a rabbia e astensionismo: in Lazio ha vinto la buona politica e credo che questo risultato di affidi una grande responsabilità. Dobbiamo cambiare questa Regione e restituire all’istituzione dignità e autorevolezza».

Eppure anche qui il Movimento 5 Stelle ha fatto incetta di consensi.
«Non deve sfuggire a nessuno che il Lazio, come l’Italia intera, soffre. In questo voto è esplosa una voglia di rigore e trasparenza, un grido di dolore che abbiamo ascoltato in campagna elettorale. In parte è stata intercettata dai grillini, in parte siamo stati noi ad assorbirla. Ma non vogliamo cavalcarla, bensì provare a estirparla col buongoverno».

Quale sarà il suo primo provvedimento da governatore?
«Eredito una Regione in condizioni disastrose. E bisognerà fare i conti con questo. Se fosse un’azienda sarebbe in default, con 22 miliardi di debito, una situazione sociale drammatica, aggravata da nomine volute dalla Polverini fino a pochi giorni dal voto: una storia, francamente, molto triste. Detto ciò,ci concentreremo su una proposta seria per tagliare i costi della politica».

Lei era destinato a correre per Il Campidoglio, ora si ritrova alla Regione: rimpianti?
«Nessuno, anzi. Abbiamo visto che è stata la scelta giusta. Alla Pisana sarò il presidente di tutti. E, a proposito del Comune di Roma, per vincere useremo la stessa arma: la buona politica».

Che pensa della situazione nazionale? Da neo governatore auspica un governo dl larghe intese?
«Intanto, auspico un governo. In ogni caso, in questa partita, Bersani si è battuto come un leone».


Tag: Blog
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