10 febbraio 2017 Foibe, Giorno del Ricordo: ricordare significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano Ogni anno, il 10 febbraio si commemora il Giorno del Ricordo. Un giorno dedicato all’esodo istriano, fiumano e dalmata, agli italiani che tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 1956 hanno abbandonato le loro case e i loro beni, e con poche valige lasciarono per sempre l'Istria. Anche quest’anno la Regione Lazio c’è, ho partecipato alla deposizione delle corone, ho visitato i monumenti del Quartiere Giuliano Dalmata e poi il Museo di Fiume. Ricordare le Foibe, che sono parte integrante della storia del nostro Paese, significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano. Ricordare ci rende tutti più forti

Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo dedicato all’esodo istriano, fiumano e dalmata, agli italiani che tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 1956 hanno abbandonato le loro case e i loro beni, e con poche valige lasciarono per sempre l’Istria. La “catastrofe dell’italianità adriatica” secondo la definizione di Raoul Pupo, storico dell’Università di Trieste tra i principali esperti di questo tema.

Anche quest’anno la Regione Lazio c’è, ho partecipato alla deposizione delle corone, ho visitato i monumenti del Quartiere Giuliano Dalmata e poi il Museo di Fiume. Ricordare le Foibe, che sono parte integrante della storia del nostro Paese, significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano.

Ho voluto partecipare alle celebrazioni ed essere presente e testimoniare a nome di tutti il ricordo delle vittime. Grazie alle associazioni: se non fosse stato per il loro impegno, sicuramente questa sarebbe stata una pagina dimenticata della storia d’Italia. Invece siamo arrivati a una scrittura vera della storia d’Italia. Ora il silenzio è rotto: oggi non è solo un tema per gli storici. E’ stata una crescita civile della nostra storia, senza paura di guardare anche negli angoli più oscuri. Ciò è importante anche a fronte dell’odio verso le minoranze che si sta riaffacciando e dei muri che si stanno alzando. Noi viviamo in tempi in cui l’Europa è tornata a essere il luogo dei conflitti, delle paure, del ritorno dei nazionalismi.

Il ritorno al raccontare è importante dunque non sono per onorare le vittime ma anche oggi per rapportarci al presente. Noi abbiamo il dovere di non far sì che le Giornate non durino un giorno e poi vengano dimenticate gli altri 364. Non va chiusa nelle 24 ore ma serve una coerenza per tramandare alle generazioni future la memoria, che è la trasmissione dei valori, dei drammi. Abbiamo tentato di dare una mano alla Casa del Ricordo, siamo a disposizione per la valorizzazione del materiale documentario.


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