10 febbraio 2011 Italia 150. Più unita, più competitiva

Quello che sta avvenendo nel governo è gravissimo e inaccettabile. Siamo nelle mani di una classe politica e di una maggioranza paralizzata e abbarbicata al potere che non riesce più a decidere nulla, neanche la data di una festa per l’Unità in Italia.

Abbiamo ascoltato argomentazioni assurde, che confermano soltanto, una volta di più, che la minoranza leghista è ormai padrona del centrodestra e tiene i suoi alleati in una condizione di subalternità politica e culturale. Si vergognassero di questo ennesimo umiliante spettacolo che stanno dando.

La discussione che si è aperta sul tema della competitività e che sconsiglierebbe di perdere una giornata di lavoro per festeggiare il 150mo anniversario dell’Unità, non solo è ridicola da parte di un governo che per il lavoro e la competitività del sistema produttivo italiano non ha fatto nulla, ma è profondamente sbagliata. Ridurre l’Unità d’Italia a una incombenza burocratica, significa indebolire ulteriormente i valori condivisi, la coesione civile, l’etica pubblica, la percezione del bene comune nel nostro Paese. La storia dimostra che quando una Nazione smarrisce fino a questo punto l’orgoglio di sé, è destinata a morire. Le grandi Nazioni come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o la Francia sono orgogliose della propria storia e non si domandano neanche se celebrare le date della propria memoria. Celebrando il Giorno del Ringraziamento, il Columbus Day o il 4 luglio, gli americani non compiono soltanto un rito, ma si stringono intorno a un progetto comune e riaffermano il proprio ruolo nel mondo. Per questo, il baratto osceno ed ipocrita con il 25 aprile non merita neanche un commento.

Voglio dire grazie a Carlo Azeglio Ciampi per le belle parole con cui ancora oggi ci ricorda questa elementare verità. Voglio dire grazie a quei Presidenti della Repubblica che in questi anni così difficili hanno tenuto alta la bandiera dell’Italia e hanno restituito agli italiani il senso della Patria, la forza di una memoria condivisa e di un’identità.

L’Italia ha bisogno di idee, valori, coraggio e di una visione per il futuro, ha bisogno di una nuova classe dirigente, di una diversa e giovane generazione innovativa e orgogliosa della propria storia.

L’anniversario dei 150 anni sia l’occasione per uno scatto in avanti collettivo, sia lo strumento intorno al quale mobilitare un movimento intellettuale e di masse per riscoprire l’orgoglio nazionale necessario a fondare, finalmente, una nuova Repubblica. L’identità di una nazione non è solo una bella bandiera. Non è retorica. È un corpo vivo, sensibile, e in continua mutazione. È memoria fertile, radicata, condivisa. È coscienza orgogliosa di sé. È avere fiducia nella cosa pubblica e nella pubblica amministrazione. È far vivere la democrazia come fondamento dell’unità che ogni giorno vive e si rinnova. E quindi rinnovare ed estendere giorno dopo giorno il patto di reciprocità fra i singoli e lo Stato deve essere l’obiettivo prioritario, l’assillo da cui non distrarsi. Questi sono i temi sui quali aprire una battaglia di idee per fondare una nuova Repubblica. E per questo, sia detto per chiarezza, parlare di Nazione non è contro il federalismo, ma è dare anima al federalismo come strumento che fa crescere l’unità nelle opportunità. Un federalismo solidale e costituzionale. Un cambiamento vero, che non si riduca a ragioni egoiste, contabili e tecnocratiche.


Tag: Blog
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