17 dicembre 2010 IDEE PER UNA REPUBBLICA NUOVA

Una fase della vita pubblica italiana sta volgendo al termine. Un ciclo della politica si è chiuso, ma senza una radicale proposta di cambiamento sarà difficile aprirne un altro. Lo dimostra quello che è avvenuto negli ultimi giorni e nella concitata e opaca vicenda parlamentare della fiducia. La presa della destra e di Berlusconi sull’Italia si è indebolita in modo irreversibile. Non hanno più un progetto, non riescono più ad evocare un sogno. Eppure assistiamo alla tenuta sostanziale di un sistema di potere, di una ragnatela delle relazioni consolidate, a una fragilità dell’alternativa.

Anche se non sono più in grado di governare, resisteranno. Nella gestione dei rapporti politici, ma non solo. Resisterà, di questi anni, un eredità tenace, un nucleo di emozioni e di fedeltà: continuerà a motivare molti. Non ci illudiamo: anche nella fase patologica del berlusconismo che stiamo vivendo, ci sono messaggi e persuasioni che toccano corde profonde nella società. La tenuta ideologica della destra appare ancora forte, inversamente proporzionale al suo fallimento nell’elaborazione di una credibile proposta di governo.

Tutti abbiamo toccato con mano la delusione e il senso di impotenza dopo il risultato del voto di fiducia. Per questo è sempre più urgente mettere in campo un’alternativa. Dobbiamo quindi guardare con attenzione a tutte quelle iniziative politiche che riaprono la speranza e la possibilità concreta di tornare presto a vincere. Dobbiamo distruggere la sensazione di immobilismo e di fatalità e non aver paura dell’innovazione, costruendo un dialogo aperto e non subalterno con tutte le forze nuove che animano il Paese. Ricostruire un’empatia con il Paese. È una sfida culturale. Indicare una strada e una speranza a un popolo vasto e variegato. Non dobbiamo accontentarci di difendere qualcosa, dobbiamo unire l’Italia nuova.

La partita è aperta, nulla è scontato. Si aprono scenari inediti. Non è da temere il terzo polo, dobbiamo piuttosto capire che, al pari di Vendola, pone al Pd il problema di un’iniziativa politica all’altezza della realtà. Da questo punto di vista, ben vengano le proposte che aprono scenari nuovi e positivi che rispondono alla domanda fondamentale di costruire un’alleanza condivisibile, competitiva e vincente per governare l’Italia.

Dobbiamo farlo perché l’Italia è oggi immersa in una profonda crisi civile, sociale, produttiva, territoriale. Una crisi che ha evidenti risvolti pratici e materiali nella qualità della vita dei cittadini, nella paralisi dell’economia, nell’approfondirsi delle differenze geografiche; e altrettanto evidenti ricadute etiche nel campo, sempre più inaridito, dei valori condivisi, in un tessuto civico che regge con sempre maggiore fatica ai colpi dei particolarismi, degli egoismi, della paura, delle troppe campagne contro che aggrediscono il senso comune.

Possiamo reagire. Da più di dieci anni il problema maggiore che abbiamo è l’allontanamento dalla contesa democratica di fasce sempre maggiori di elettorato. Astensionismo, misurabile nei flussi elettorali, e, insieme, qualcosa di ancor più profondo: disillusione. Sempre più elettori escono dal gioco politico perché non si riconoscono in quello che questo Stato offre, e non trovano risposte credibili in nessuno.

Ora si apre un nuovo spazio. La cappa si sta sollevando. La competizione è iniziata. Bisogna voltare pagina. È, dunque, il momento di rimettere in campo un collettivo: di provare a raccogliere una nuova generazione non intorno a una leadership plebiscitaria, ma intorno alla forza delle idee.

Spetta a noi, spetta al centrosinistra farlo. È urgente. Altri si stanno già attrezzando per riempire lo spazio che noi rischiamo di lasciare vuoto.

Di fronte, c’è un bivio. Paralisi o rinnovamento. Non solo nella politica, ma in ogni settore della società. Palude o rigenerazione, per tornare a dare fiducia a chi l’ha smarrita.

Di fronte a noi c’è un popolo nuovo a cui dare voce.

C’è un’Italia creativa che vuole competere nel mondo. E ci sono i nuovi italiani che cercano tutele e strumenti per difendersi dalle insidie della competizione globale. C’è un’Italia operosa che chiede di essere libera di crescere e di partecipare al bene comune, ma in questa Italia non trova più chi le dà ascolto e rappresentanza.

Spetta a noi, al centrosinistra, il compito di ricostruire le condizioni perché questa Italia torni ad avere cittadinanza. Ma farlo senza ipocrisie. Andando, senza scorciatoie, al cuore del problema: uno Stato che soccorra i deboli, valorizzi chi merita, annienti i privilegiati. Tutti dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

La lunga transizione italiana sta finendo. La Seconda Repubblica non è mai nata. È urgente passare dalla fase della distruzione alla fase della costruzione. È tempo di sporcarsi le mani e lavorare insieme a un progetto per costruire una Repubblica Nuova.


Tag: Blog

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