14 novembre 2011 Con Monti per costruire l’alternativa In Italia la politica deve passare dal modello del Grande fratello, nel quale devo fregare il vicino ad ogni costo, a quello del rugby, dove c’è una squadra che combatte insieme. E quello che il Governo Monti può fare archiviando la fase attuale. In un’intervista a “Il Messaggero”, Nicola commenta la svolta nella politica italiana e sottolinea l’importanza di due obiettivi chiave: crescita economica ed equità

Il Messaggero, lunedì 14 novembre 2011

Il compito che hanno di fronte Mario Monti e le forze politiche che sosterranno il suo governo è immenso: chiudere una fase devastante e rimettere al centro dell’azione politica il bene comune del paese. E restituire credibilità alla classe dirigente. Nicola Zingaretti (Pd), presidente della Provincia di Roma, non ha dubbi: «L’operazione che ha visto protagonista Napolitano mette in cima all’agenda l’interesse generale e Monti è la persona giusta».

Le sfide che affronterà l’esecutivo, spiega, sono difficilissime: coniugare parole come rigore ed equità, come diritti e doveri. E, soprattutto, superare l’involuzione culturale di cui è responsabile il berlusconismo: «Si dovrà passare dal modello del Grande fratello, nel quale devo fregare il vicino ad ogni costo, a quello del rugby, dove c’è una squadra che combatte insieme nel pacchetto di mischia. E alla fine c’è il terzo tempo. Altrimenti non riusciremo a cambiare l’Italia».

Si va verso un governo tecnico e c’è chi parla di un commissariamento, di una sconfitta politica.
«Veniamo da una fase devastante, culturale e politica, in cui ha prevalso l’individualismo e l’egoismo, la convinzione che è importante innanzitutto l’interesse personale. La soluzione a cui si sta arrivando ci aiuterà a superare questa fase. E l’operazione sarà sostenuta dalla politica. Pensi al Pd: era dato per favorito in caso di voto anticipato, e invece Bersani ha anteposto l’interesse del Paese. Saremo parte fondamentale della maggioranza che sosterrà Monti. Torniamo ad essere il partito dell’empatia, che vuol dire preoccuparsi dell’altro mettendo da parte interessi personali. Tutto quanto sta avvenendo può essere la rigenerazione della politica. Non è più tempo di calcoli di bottega, è ora di mettersi al servizio dell’Italia».

Farete parte di una maggioranza con il Pdl. Non è proprio il sogno dei vostri elettori. Capiranno la scelta?
«Anche io fino a qualche settimana fa avevo dei dubbi, ma ora tutto è cambiato. Quindi penso di sì. L’identità di un partito è data dall’essere utile alla comunità di cui fa parte e il Pd si mette al servizio di quella comunità. La crisi è arrivata a questo punto perché il centrodestra, soprattutto dopo la cacciata di Fini dal Pdl, ha smesso di occuparsi del Paese. Si sono concentrati su di loro proprio quando l’Italia aveva necessità di una forte guida politica. Da qui la paralisi dell’azione di governo e la perdita di credibilità. Mentre ciò che chiedono gli italiani è proprio la credibilità della classe dirigente. Noi, con Monti, lavoriamo su questo. Il modello che ha governato negli ultimi anni ha prodotto la catastrofe economica, sociale e culturale. Il centrosinistra deve buttarsi in questa avventura, che può rappresentare la riscoperta di valori comuni e di un sistema in cui non esistano mai più nemici, ma solo avversari. Poi è ovvio che in quest’anno e mezzo il Pd potrà far valere nel dibattito parlamentare i propri punti di vista e le proprie opzioni. Che sono quelle di una forza popolare che prepara l’alternativa per il 2013. Il nuovo governo sarà una grande occasione di innovazione».

Innovazione che deve tradursi in provvedimenti urgenti. In agenda c’è la riforma delle pensioni, quella del mercato del lavoro. La lettera della Bce ha diviso il Pd.
«Si è scelto Monti proprio nella consapevolezza della complessità dei problemi. Bisogna tenere insieme rigore ed equità. Due sono stati gli errori che hanno avvelenato il clima politico: la rimozione del tema della crescita; aver prodotto la percezione dell’ingiustizia per cui si vive nella società del rischio, ma solo per alcuni. Altri, magari i furbi e gli impuniti, non corrono rischi. Aprire un’agenda dura e complessa, nella quale il faro è il principio dell’equità, è un grande passo avanti. Monti ha detto di voler partire dai privilegi. Mi sembra un punto fondamentale, soprattutto in un Paese come il nostro».

La patrimoniale va fatta?
«Quando c’è da tirare la cinghia, cosa dice il buon padre di famiglia? Ognuno dia quello che può dare. Chi ha di più dovrà dare di più. Ognuno deve rinunciare a qualcosa e si dimostrerà che è un bene per tutti. Per farlo ci vuole una classe dirigente credibile. Per questo deve venire Monti».

Bisognerà cambiare la legge elettorale? «Spero ci siano le condizioni affinchè le Camere chiudano una stagione nella quale cinque oligarchi nominano un intero parlamento».

Solo tecnici nel governo o c’è spazio anche per politici?
«La formula di Bersani è perfetta: serve una autorevole e forte caratura tecnica. Ci aspettano sforzi da gigante, ci vogliono l’autorevolezza e l’autonomia per farli. Ma siamo nelle mani di due grandi italiani: Napolitano e Monti».

Berlusconi ricorda che il Pdl può staccare la spina quando vuole e Di Pietro parla di un governo a tempo. Se queste sono le premesse, navigare sarà difficile.
«Ci aspetta la sfida dell’Italia dei migliori. Se qualcuno si sottrarrà ne dovrà rispondere al Paese. Non è il momento di fomentare rabbia, come sta facendo la Lega: il principale responsabile della catastrofe economica e sociale del Paese, un partito che ha avuto la golden share del governo per tre anni, ora specula dall’opposizione solo per calcolo elettorale. Vergogna».

Il passaggio del governo tecnico mette in discussione le future alleanze del Pd?
«Bersani si è fatto carico, contestualmente, dell’opposizione e del tema delle alleanze. Oggi è stato il principale promotore della svolta. Quando sarà nato il governo Monti, ci si rimetterà al lavoro sulla costruzione dell’alternativa per l’elezione del 2013».

L’ultimo consiglio dei ministri ha bloccato il secondo decreto attuativo per Roma Capitale e ora la riforma rischia di saltare. Alemanno ha attaccato la Lega.
«Non è solo colpa dei leghisti cattivoni. Siamo di fronte al fallimento storico della destra italiana. Nell’aula Giulio Cesare, a prometter soldi, potere, autonomia e innovazione per Roma, accanto al sindaco c’era Silvio Berlusconi. Abbiamo perso tre anni: molta propaganda e nessun passo concreto».

Si candida al Campidoglio nel 2013?
«Proprio quanto avvenuto in questi tre mesi dimostra quanto sia importante fare il proprio dovere e io provo a farlo nel modo migliore. Gioco in una squadra e quando sarà il momento decideremo insieme per il meglio».


Tag: Blog
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