14 dicembre 2011 Immigrazione: servono nuove politiche Mentre in Italia avvengono fatti drammatici, la Provincia mette a confronto per tre giorni centinaia di uomini, donne, volontari e associazioni con gli ‘Stati Generali del Welfare’. Un segnale di vitalità di chi vuole dire basta alle ingiustizie e alzare la testa

“Sono orgoglioso che questa amministrazione, mentre in Italia avvengono fatti drammatici, sia riuscita a riunire per tre giorni centinaia di uomini, donne, volontari e associazioni, che sono un esercito meraviglioso e uno straordinario segnale di vitalità e di disponibilità combattiva di chi si è stancato di vivere a testa bassa e sente non solo le ferite dell’ ingiustizia, ma anche la forza della ragione”.

Con queste parole Nicola ha chiuso la tre giorni degli ‘Stati generali del welfare’, al parco regionale dell’Appia Antica, che hanno visto la partecipazione e il confronto tra moltissime associazione per il sociale e volontari.

“Siamo in una fase di transizione -ha detto Nicola – dove si passa dalla paura a una fase di rabbia individuale, urbana e collettiva, un grande ostacolo che possiamo rimuovere”.

In realtà, ha proseguito, “sta cambiando qualcosa di profondo in merito all’immigrazione, il punto di forza di questa fase storica è la consapevolezza del fallimento di questa cultura fondata sull’ egoismo, sul primato del libero mercato e sulla negazione del diritto dell’uomo a esistere. Abbiamo gli strumenti per dire che non solo questa è un’ingiustizia, ma un modello di sviluppo che produce solo povertà e fragilità”.

“Se siamo persone civili dobbiamo renderci conto di ciò che avviene al di fuori di noi. Non dobbiamo considerare come invasori coloro che vengono da altri continenti – ha sottolineato il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci nel corso dell’ultimo seminario dedicato al tema dell’immigrazione, aggiungendo – dobbiamo andare a vedere le loro sofferenze e capire se magari anche noi, con tristezza e il cuore spezzato, in quelle condizioni avremmo abbandonato la nostra famiglia e il nostro Paese”.

“Chiedo che gli italiani sveglino la loro coscienza e aprano gli occhi – è l’esortazione di padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli – chiedo il primato degli uomini sull’economia, chiedo di non vergognarmi più di uno Stato che giustifica il respingimento come lotta ai trafficanti, chiedo il rispetto dei diritti dell’uomo, e anche che questo governo tecnico non si preoccupi più solo dell’ economia ma del rispetto della dignità degli italiani e immigrati, e – ha concluso- chiedo che chi rappresenta l’Italia dica chiaramente all’Unione europea che è illusorio spendere tutti questi soldi nel contrasto ai flussi di immigrazione, perché una persona che rischia la vita non la fermi neanche con i respingimenti, ne siano prova i tanti morti nel mare della Puglia”.

“Credo – ha infine aggiunto Nicola – che gli enti locali, che sono i primi a subire le conseguenze di politiche di immigrazione folli e che gestiscono le scuole e i servizi ai cittadini, debbano rendersi conto di quanto sia importante la cittadinanza per i bambini che studiano accanto ai nostri figli e che non possono essere discriminati”.

“Gli enti locali si facciano promotori di una pressione nei confronti del Parlamento affinché adotti politiche coerenti sullo ius soli. Penso – ha annunciato Nicola – sia una sfida che dalla Provincia di Roma potremo lanciare nei prossimi giorni”.


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