20 maggio 2015 Dall’Angola al Vietnam: le imprese laziali crescono nel mondo Costruzioni, design, infrastrutture, arredo: i settori di intervento sono tanti e il mercato apprezza: l’impegno di tante imprese laziali che guardano ai Paesi di frontiera, lontani dalle rotte tradizionali dell’export ma vicini per interesse e apprezzamento alla produzione industriale della nostra Regione

di Daniele Autieri, La Repubblica, 19 maggio 2015

Angola, Mozambico, Etiopia, ma anche Messico e Vietnam. Le imprese laziali guardano ai Paesi di frontiera, lontani dalle rotte tradizionali dell’export ma vicini per interesse e apprezzamento alla produzione industriale made in Lazio. Una richiesta sempre più diffusa al punto che anche le istituzioni e le associazioni di categoria si sono organizzate. L’esempio più significativo è quello dell’Angola dove la Cna sta portando avanti il progetto “Apass porta dell’Africa Subsahariana”, finanziato dalla Regione Lazio con il supporto delle Nazioni Unite per sostenere l’internazionalizzazione di 22 imprese laziali.

Costruzioni, design, infrastrutture, arredo: i settori di intervento sono tanti e il mercato apprezza. A confermarlo è proprio uno dei diretti interessati che ormai dal 2013 ha stretto solidi legami commerciali con l’Angola, Francesco Lopez, che gestisce un’azienda specializzata nella vendita di impianti per cucine e bar. «Il contatto – racconta – è arrivato partecipando all’Hotel Show di Dubai del 2012, dove la mia azienda era presente all’interno dello stand della Regione Lazio /Cna. In quell’occasione ho conosciuto un imprenditore alberghiero, proprietario di un’importante catena in Angola. Qualche mese dopo ci siamo incontrati da lui e nel 2013 è iniziata una collaborazione commerciale che va avanti ancora oggi».

Attualmente, prosegue Lopez, «siamo attivi in Angola anche mettendo a disposizione dei nostri clienti personale locale impegnato a formare i tecnici per servizi di manutenzione e di assistenza, oltre ovviamente a fornire gli arredi industriali per le cucine e i bar». Il caso di Lopez non è l’unico. Sempre in Angola l’azienda Twb di Marco Treggiari sta realizzando ilprimo centro benessere del Paese nella città di Saurimo. Si tratta di una struttura totalmente made in Italy che utilizza le tecnologie più recenti e mette in rete una filiera di piccole imprese italiane ad alta specializzazione.

Del resto sono moltissimi gli imprenditori laziali attivi, non solo in Angola ( che cresce ad un tasso an- nuo del 4,5%), ma in altri Paesi africani come il Mozambico e l’Etiopia. Per rispondere alle esigenze delle imprese laziali, in Mozambico è nata nel 2013 un’Associazione degli imprenditori alla quale hanno già preso parte 27 aziende attive sul territorio locale nei settori del turismo, della ristorazione e della consulenza. Anche in Messico, paese economicamente più avanzato ma comunque distante dal raggio d’azione delle imprese laziali, la Camera di Commercio di Roma ha organizzato negli scorsi anni incontri commerciali portando nella capitale Città del Messico alcune aziende romane.

In questi Paesi – rivelano le analisi della Cna – il settore più forte per le imprese laziali è quello dell’edilizia, che ha permesso a molte aziende di recuperare il terreno perduto nella crisi immobiliare romana «Nell’Africa Subsahariana spiega Anna Rizzo, presidente di Cna Industria Roma – i mercati ci sono, ma le imprese italiane non lo sanno. In un momento di stagnazione totale dei consumi interni e dei classici mercati di riferimento, l’espansione della classe media africana ( parallela alla crescita demografica ed economica del continente) è una novità importante. Lo confermano i principali marchi del consumo mondiale che negli ultimi tre anni hanno cominciato a spostare le proprie operazioni nell’Africa subsahariana, ad aprire fabbriche, nuove sedi e a rivedere le proprie reti commerciali per rivolgersi a questa nuova frontiera.

Per questo, con la Regione Lazio e con altri partner importanti, abbiamo avviato questo percorso di accompagnamento con grandi potenzialità». Anche i dati statistici più recenti confermano che la ricerca di nuovi sbocchi è necessaria. Secondo l’Osservatorio dei Territori di Unicredit nel 20151e esportazioni laziali verso gli Usa crolleranno del 7,4%; quelle verso il Giappone del 49%e quelle verso la Turchiade118,6%. Mentre i mercati tradizionali si allontanano, i Paesi di frontiera divengono più attrattivi. Insieme all’Angola, Mozambico ed Etiopia hanno fatto registrare tassi di crescita del Pil elevati, nell’ordine di un 7,5% annuo. Quanto basta per rendere vitale il mercato e accrescere la domanda di beni e servizi prodotti nel Lazio.


Tag: Blog
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