10 febbraio 2013 Oggi c’è una Regione ossessionata dal potere. La cambieremo In questi mesi abbiamo incontrato migliaia e migliaia di persone, imprese e associazioni. Abbiamo scoperto enormi risorse, ma ci sono anche tanta fatica e sofferenza. Il Lazio ha grandi energie e nonostante questo le imprese chiudono, le persone perdono il lavoro, i servizi vengono cancellati. Non risolveremo tutti i problemi. Ma lasceremo una Regione molto diversa da quella attuale. L’intervista di Nicola al Tempo

L’intervista di Nicola a Susanna Novelli, il Tempo, 10 febbraio

Schivo alle polemiche, concentrato su territorio e cittadini, per recepire le reali esigenze di una Regione che si ritrova a dover decidere, dopo neanche tre anni, un nuovo governo, Nicola Zingaretti, candidato presidente perla coalizione di centrosinistra, non si risparmia e nonostante i sondaggi lo diano in netto vantaggio la sua agenda è sempre più fitta. Le urne per i cittadini del Lazio chiamati ad eleggere il nuovo governatore e il Consiglio regionale si aprono il 24 e il 25 febbraio.

Presidente, quindici giorni al voto, quattro mesi di campagna elettorale, che ideasi è fatta di questa Regione?
«In questi mesi ho incontrato migliaia e migliaia di persone, realtà, associazioni. Ho scoperto enormi risorse e ho visto molta fatica e sofferenza. Ci sono grandi energie, idee, eccellenze, potenzialità inespresse e ci sono tutte le difficoltà della crisi: le imprese che chiudono, la perdita del lavoro, il taglio dei servizi,la cancellazione dei diritti fondamentali, a cominciare da quello alla salute. La Regione Lazio, in questi anni è stata lontanissima da queste realtà e da questi bisogni. Per questo c’è anche una grande voglia di cambiare, di voltare pagina».

E come intende cambiare pagina?
«Il nostro programma parte da un’idea semplice: ridiamo una Regione al Lazio. Una Regione aperta e trasparente, che elimina sprechi, poltrone e strutture inutili e sposta le risorse dalla gestione interna alle politiche di sviluppo e al welfare. Una Regione che aiuta le imprese a superare la crisi rifinanziando subito il credito e i confidi e sostenendo la riconversione produttiva per rilanciare la crescita. Una Regione che destina risorse e progetti alla creazione di lavoro e sostiene strumenti innovativi come la formazione on demand, che mette chi è in cerca di lavoro in contatto diretto con le aziende. Insomma una Regione non più ossessionata e paralizzata dalla gestione del potere, ma davvero vicina alle imprese, alle famiglie e ai singoli cittadini».

Non è un segreto che Lei era stato «predestinato» al Campidoglio. Un «cambio di corsa» improvviso, qualche rammarico?
«Nessuno. Anzi,la convinzione di aver fatto la scelta giusta. Nella vita non ho mai ascoltato le voci di chi diceva di aspettare di salire sul treno più bello. Ho sempre scelto pensando di fare quello che era più giusto per la mia comunità. La politica ha senso solo se vissuta dentro un’esperienza collettiva, non se diventa un’avventura personale. Abbiamo davanti una grande sfida. Ricordiamo tutti il clima di questi mesi, la percezione di un degrado etico e civile nelle istituzioni e nella politica di cui la Regione Lazio è diventata il simbolo. Beh, l’emergenza non è finita. La rabbia e la disillusione dei cittadini è ancora grande, e io ho scelto di reagire».

Si presenta agli elettori con lo stesso schieramento con il quale ha governato per quasi cinque anni la Provincia di Roma. Un’esperienza importante, ma sufficiente per guidare la Regione Lazio?
«In realtà non c’è stato alcun automatismo, anzi, ci sono state anche scelte diverse. C’è stato, invece, un percorso largo che ha coinvolto oltre alle forze politiche che hanno accettatola sfida del rinnovamento, anche tantissime realtà sociali, culturali, associative di diversa provenienza. Oggi c’è un’alleanza larga, plurale fondata sulla condivisione di un’idea di governo e di un metodo di netta discontinuità col passato. Siamo ben oltre una tradizionale coalizione di centrosinistra,la definirei la coalizione del Lazio che vuole cambiare».

Lei ha già detto che, in caso di vittoria, servirà una fase costituente per affrontare una situazione drammatica. Quale l’alleanza più naturale per la sua coalizione?
«Non ho parlato di patti o alleanze, ma di una volontà di dialogo. Dobbiamo ricostruire questa Regione, cambiare tutto, definire scelte strategiche che riguardano l’assetto istituzionale, i rapporti con i territori, la legge elettorale. Sarebbe arrogante, oltre che stupido, chiudersi in se stessi e non aprirsi a un confronto positivo con altre coalizioni e altre forze politiche. Ovviamente con una verifica sui contenuti».

Tra le cose più importanti, e urgenti, definire il rapporto con Roma Capitale. La riforma aspetta solo il conferimento delle deleghe da parte della Regione, Lei che ne pensa?
«Faremo la nostra parte, perché rafforzare il rapporto tra Roma Capitale e Regione Lazio è un’opportunità per tutti. Basta contrapposizioni sterili e gelosie, da ambo le parti. Faccio un esempio: sul trasporto pubblico abbiamo proposto che la gestione delle Ferrovie Metropolitane, come la Roma-Pantano o la Roma-Lido, debba passare a Roma Capitale, non ha senso che la Regione gestisca queste linee. Ma abbiamo proposto anche che i compiti di pianificazione e programmazione debbano essere riuniti in un’Agenzia Unica Regionale, per superare lo spezzettamento decisionale, e cancellare le sovrapposizioni. Ecco un esempio di accordo fra due livelli di governo che migliora i servizi e la qualità della vita dei cittadini».

In caso di sconfitta, resterà alla Pisana?
«Non mi sono candidato in Parlamento. Non ho cercato scappatoie. Ho scelto una strada e resterò al mio posto, in ogni caso. È un fatto di onestà e di credibilità».

Un appello ai cittadini del Lazio a pochi giorni dal voto?
«Non posso promettere che risolveremo tutti i problemi del Lazio, perché sarei un bugiardo. Ma posso promettere che tra cinque anni lasceremo una Regione molto diversa da quella attuale. Una Regione più trasparente, che permette ai cittadini di controllare gli atti amministrativi e il modo in cui vengono spesi i loro soldi. Una Regione più giusta e più vicina alle persone, che taglia gli sprechi e innova i servizi, e quindi, anche più competitiva, capace di confrontarsi con il mondo senza paura, di creare nuovo lavoro e di tornare a far crescere la sua economia».

Ci sarà un faccia a faccia Zingaretti-Storace prima della chiusura della campagna elettorale? «C’è già stato un confronto televisivo fra i candidati, ce ne sono altri due già in programma. Ma il vero confronto è quello che si fa ogni giorno con i cittadini».


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
PUOI LEGGERE ANCHE
parajumpers outlet
buy AAA Replica Watches rolex watches datejust tag heuer replica