29 agosto 2016 Terremoto, fare le cose per bene e farle presto È giusto ricostruire come era, mantenere quel prezioso tessuto sociale tipico di queste terre. È quello che le amministrazioni locali chiedono ed è quello che il governo si è impegnato a fare. Fare le cose per bene e farle presto è non solo giusto, ma è anche un obiettivo percorribile. Lo dobbiamo a questa gente straordinaria, a questo territorio

L’intervista di Alessandro Farruggia, Quotidiano Nazionale, 29 agosto 2016

«Il numero delle vittime è particolarmente impressionante, praticamente uguale al sisma in Abruzzo. Il centro storico di Amatrice è stato spazzato via, il prezzo pagato in termini di vite umane di dolore, è pesantissimo. Ma il numero degli sfollati è molto più limitato che all’Aquila. Qua non c’è una città con sessantamila senza casa, ci sono alcuni paesi colpiti molto duramente, ma con circa 2 mila e 500 sfollati. La scala, dal punto di vista della ricostruzione, è diversa. Fare le cose per bene e farle presto è non solo giusto, ma è anche un obiettivo percorribile. Lo dobbiamo a questa gente straordinaria, a questo territorio». Così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Governatore Zingaretti, si riuscirà ad evitare la costruzione di new town come all’Aquila e ricostruire come era e dove era? «E quello che le amministrazioni locali chiedono ed è quello che il governo si è impegnato a fare. E giusto ricostruire come era, mantenere quel prezioso tessuto sociale tipico di queste terre».

Il che significa mantenere tutti in tenda fino a gennaio per poi trasferirli nelle casette in legno tipo Onna e lì lasciarli fino a che non sarà costruito il paese, tra due o tre anni come minimo? «La richiesta di fare le casette in legno va soddisfatta, toccherà ai sindaci decidere che fare da qui a quando non saranno pronte».

Ma sino ad allora la soluzione più percorribile sono le tende? «Non so, ma questa è una opinione strettamente personale, se sia opportuno lasciare tutti in tenda fino a gennaio, credo che bisognerà verificare bene se la gente sia disposta ad accettare un sistemazione in alberghi o appartamenti, che sarebbe più confortevole. Ma devono essere loro a decidere. L’importante è che non gli venga imposto nulla. Hanno già sofferto abbastanza. Se vogliono restare che restino, la Protezione Civile e tutte le istituzioni faranno il possibile per ridurre i loro disagi al minimo possibile e per ridurre il tempo necessario per costruire le casette in legno».

Come valuta l’operato della Protezione Civile, degli organi dello stato, dei volontari? «Assolutamente straordinario. Io sono arrivato qui alle 7 del mattino e ho già trovato i vigili del fuoco, i cinofili, la protezione civile nazionale e regionale, le associazioni, i poliziotti, i carabinieri, i forestali, la finanza. Tutti. La risposta a questa emergenza è stato un altro passo in avanti dell’Italia, della macchina della Protezione Civile, che pure già così professionale era. La risposta a questo sisma risente in positivo delle esperienze fatte all’Aquila, il che fa ben sperare anche per evitare gli errori che si fecero dopo quel terremoto, gli errori e i ritardi».

Anche qua errori ne stanno emergendo. Come la scuola messa in sicurezza nel 2012 e già crollata. «Se qualcosa non è andata come doveva, la procura lo accerterà. Come giusto che sia. Vedranno le carte, i progetti, i materiali usati, le verifiche fatte. Con scrupolo. Con severità. Ma evitiamo i processi fuori dalle aule giudiziarie. La verità emergerà».


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