1 febbraio 2016 Investimenti esteri, il Lazio torna protagonista Insieme alla Lombardia e all'Emilia Romagna il Lazio è la Regione in Italia in cui si concentrano di più gli investimenti esteri. Un segnale positivo e importante perché significa che gli investitori stanno tornando a credere nel nostro Paese e scommettono sulla nostra crescita della nostra Regione

di Micaela Cappellini, il Sole24 Ore, 1° febbraio 2016

I capitali stranieri sono tornati in Italia. E non perché se la vogliono portare via, pezzo dopo pezzo, ma perché credono nel nostro Paese e scommettono sulla nostra crescita. Una buona, anzi una ottima notizia per la nostra economia. Lo dimostrano i numeri (in anteprima per II Sole-24 Ore) della banca dati Zephyr di Bureau van Dijk, che ha appena completato il conto di tutte le operazioni di M&A – anche quelle piccolissime – portate avanti dai capitali stranieri in Italia nel 2015. Quelle fatte e quelle per le quali è stata fissata la data di completamento. Non solo il valore totale degli investimenti in ingresso è aumentato sensibilmente dai 51,3 miliardi del 2014 a ben 74,4 miliardi. Ma soprattutto, il 58% di questi – cioè 43,5 miliardi di euro – sono rappresentati da acquisizioni di minoranza. Significa che più della metà degli stranieri che investono nel nostro Paese non cercano know how da portarsi via.

«Questi dati dimostrano che è in atto una foltissima ripresa dell’M&A in Italia – sostiene Leonardo Etro, professore di Finanza aziendale alla Bocconi nonché direttore dell’area Accounting e Finanza della Sda Bocconi -. Una percentuale così alta di capitali esteri che rilevano una quota di minoranza nelle imprese italiane sono la dimostrazione che questi investitori credono nel nostro Paese e vogliono portare capitali per lo sviluppo e per la crescita delle aziende target». «Fattori come la volatilità del mercato azionario e l’incertezza della crescita economica non sembrano aver pregiudicato i risultati e la crescita dei valori delle operazioni – dice Luisa Quarta, di Bureau van Dijk -.

L’Italia, all’interno di una crescita generale dell’Europa Occidentale, ha performato ad altissimi livelli registrando importanti incrementi di valore delle negoziazioni che riguardano per lo più l’acquisizione di quote di minoranza di aziende Italiane. Possiamo considerare quindi questa crescita come un segnale non solo di una ritrovata fiducia, ma anche di una capacità dell’Italia di attrarre investimenti stranieri che valorizzino l’italianità». Ma (c’è un ma): per i capitali esteri l’Italia non è tutta uguale. L’Italia, per loro, è solo Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Insieme, queste tre regioni attirano la stragrande maggioranza degli investimenti esteri: per la precisione, 1’88% di tutti quelli cui si è riusciti ad attribuire con certezza una localizzazione territoriale. Oltre 26 i miliardi arrivati in Lombardia, regina indiscussa anche per il suo ruolo di piazza finanziaria, sede della Borsa, delle banche e dei principali fondi di private equity; praticamente a pari merito l’Emilia Romagna (10,4 miliardi) e il Lazio (10,3). Il Piemonte, quarto classificato, con i suoi 3,2 miliardi è lontano anni luce dal terzetto di testa, così come il Veneto (1,2 miliardi). Dalla sesta regione in poi, siamo sotto i 500 milioni.

«Per il Veneto – prova a spiegare il professor Etro – la ridotta numerosità delle operazioni può essere anche collegata alla dimensione inferiore delle imprese locali. Sappiamo bene che il tempo speso per un’operazione di M&A è più o meno lo stesso che si tratti di una grande impresa odi una Pini: questo potrebbe avere sfavorito il flusso di capitali verso un tessuto di imprese veramente micro o piccolo, che richiedono costi di transazione elevati».

I dati di Zephyr Bureau van Dijk ci dicono che chi l’anno scorso ha scommesso di più sulle nostre imprese sono gli Stati Uniti: oltre io i miliardi di euro fatti affluire nel nostro Paese, per un totale di 88 operazioni; nel 2014 i capitali a stelle e strisce arrivati in Italia sono stati 7,6 miliardi, mentre quasi 9 erano quelli del 2013, Al secondo posto nel 2015 ci sono i capitali basati in Olanda – dove molte multinazionali hanno il quartier generale con oltre 9,4 miliardi; al terzo posto invece ci sono gli investimenti norvegesi, 8,9 miliardi, in irresistibile ascesa rispetto ai 2,3 miliardi investiti in Italia nel 2014. Gran Bretagna e Cina, infine, sono tra i pochi Paesi che tra il 2014 e il 2015 hanno diminuito il loro interesse verso l’Italia: Londra è passata da 6,5 a 3,3 miliardi di euro investiti, Pechino da 6,5 a 3,2 miliardi.

 

 


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