12 novembre 2016 L’Italia, Trump e il populismo: senza l’unità della sinistra il trumpismo non si batte È una grande democrazia e saprà conciliare questo voto con gli eccessi di una leadership a tratti incontenibile. Quanto accaduto ci richiama piuttosto a un rigore di comportamenti. Cosa intendo? Mi auguro che da noi non si immagini un movimento "contro Trump". Ci si concentri sulla necessità di dare risposte più convincenti su lavoro e sicurezza. È proprio nei momenti di difficoltà che bisogna costruire l'unità

“Priorità a lavoro e sicurezza, ripartire dal motto di Bill Clinton: prima il popolo”, l’intervista di Tommaso Ciriaco, la Repubblica 12 novembre 2016

ROMA, «Io non ho paura dell’onda lunga di Trump. La sinistra deve essere capace, ora, di rispondere al malessere. Bisogna costruire, senza crogiolarsi nell’antitrumpismo». Il governatore Nicola Zingaretti è convinto che la vittoria del tycoon rappresenti il trionfo di ricette “di destra”. E chiede al Pd uno sforzo per costruire risposte all’altezza dei tempi.

«Un esempio? Poche ore fa, nel Lazio, abbiamo abolito i ticket sanitari e assunto personale nella sanità: dai soli 60 nel 2013 ai 660 nel solo 2016. Ecco, prendo in prestito uno slogan dell’altro Clinton, Bill: il nostro atteggiamento è “people first” . Quello di Trump, che vuole cancellare l’Obamacare, potrebbe essere: “non me ne frega niente del popolo”».

Davvero non teme che l’onda lunga del trumpismo bussi alla porta, Presidente?

«L’onda c’è, ma non bisogna temerla. Da noi, tra l’altro, la vittoria di Trump fa giustizia di tante sciocchezze. Una è quella di chi sosteneva che la differenza tra destra e sinistra non esiste più. Esiste. E penso che, come già accaduto per Reagan e Thatcher, nei prossimi anni Trump incarnerà il modello della destra nel mondo».

Prima delle Presidenziali Usa c’era il rischio di un Pd spaccato dopo il referendum. Adesso, lo spettro è questa spaccatura acceleri anche l’avanzata impetuosa degli “antisistema”. È possibile evitare questa frattura?

«Penso di sì. Cuperlo, in questo senso, è stato un gigante. È proprio nei momenti di difficoltà che bisogna costruire l’unità, perché è facile farlo quando hai il vento in poppa».

Renzi e Bersani possono insomma ancora riscrivere questa storia?

«Confido in un confronto tra loro. Renzi, comunque, sta lottando come un leone. Per chi crede nelle ragioni del Sì è tempo di sporcarsi le mani: basta delegare al leader di turno le battaglie».

Niente paura, diceva. Ma gli slogan di Trump raccontano un’America a tratti feroce, non le pare?

«È una grande democrazia e saprà conciliare questo voto con gli eccessi di una leadership a tratti incontenibile. Quanto accaduto ci richiama piuttosto a un rigore di comportamenti. Cosa intendo? Mi auguro che da noi non si immagini un movimento “contro Trump”. Ci si concentri sulla necessità di dare risposte più convincenti su lavoro e sicurezza».

Rinnovare un’identità sbiadita, insomma?

«Ritrovare un’identità di sinistra nei comportamenti di governo. Ad esempio, sono curioso di vedere il piano keynesiano di grandi opere che ha promesso Trump. Assomiglia agli investimenti pubblici di cui si discute in Europa. Non contano gli slogan, ma la concretezza delle cose» .

Renzi è all’altezza della sfida?

«Trump rende ancora più legittima la battaglia del premier per un’altra Europa. Il Presidente Usa sfida un’Unione un po’ sonnacchiosa, distante dai popoli europei. La sfida di Renzi è cambiare l’Europa prima che si distrugga da sola».

Intanto in Germania e Spagna per combattere i populismi la ricetta è l’unità delle forze responsabili di destra e sinistra. E in Italia?

«In realtà io penso che la vittoria di Trump contribuisca, come la battaglia per il Sì, ad accelerare l’impegno della sinistra per l’innovazione del Paese e della sua architettura istituzionale».

Presidente, con la vittoria del No si rischia davvero il caos istituzionale?

«Non bisogna giocare sulla paura. Piuttosto, chiarire che all’Italia serve cambiare e questa è un’opportunità. Se dovesse andare male, il rischio è che le ansie di cambiamento deluse provochino una disillusione definitiva».


Tag: Blog
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