3 febbraio 2012 Lavoro: confronto senza ideologia Sul lavoro dobbiamo guardare al futuro e non agli schemi del passato, cominciando a dire la verità sui problemi che abbiamo di fronte. In Italia la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 31% e la precarietà rischia di diventare una condizione permanente per molte persone. Proprio per questo c’è bisogno di innovazione e di confronto, insieme a servizi moderni e all’avanguardia come abbiamo fatto alla Provincia con Porta Futuro, un centro innovativo dove le imprese dialogano con chi cerca lavoro

Non voglio entrare in polemica con il governo Monti a colpi di battute. Se ho espresso perplessità sulle dichiarazioni del premier è proprio perché penso che in questo momento bisogna uscire da un dibattito sul lavoro che rischia di diventare troppo ideologico. Una diatriba che non ci porta da nessuna parte perché cristallizza le posizioni, amplifica le divergenze e spinge ogni interlocutore a chiudersi dentro recinti identitari molto spesso astratti e nocivi – il partito della flessibilità buona contro il partito della flessibilità cattiva, i fanatici della competitività e i paladini dei diritti acquisiti etc.

Spesso sono etichette vecchie, ripetitive, sentite e risentite. Non è di questo che abbiamo bisogno. Forse dovremmo fare tutti uno sforzo in più per guardare al futuro, e non agli schemi del passato, cominciando a dire la verità sui problemi che abbiamo di fronte.

La verità è che la disoccupazione giovanile oggi in Italia ha raggiunto il 31%. I giovani stanno pagando il prezzo più alto nella crisi. La verità è che la precarietà non riguarda soltanto i giovani, ma rischia per molti di diventare una condizione esistenziale permanente. In questo momento solo il 43% dei precari sono under 35.

La verità è quello che ci dice oggi l’Istat: 45mila giovani donne italiane occupate in meno nei primi tre trimestri del 2011. Un’inchiesta sulle donne che lasciano il lavoro ci dice che il 40% è stata costretta a farlo, dopo la maternità, per dedicarsi esclusivamente ai figli.

Su questi temi il governo ha aperto un cantiere. E se ho giudicato “infelice” la battuta del presidente del consiglio, è proprio perché rischia di inficiare l’approdo positivo di questo lavoro. Le battute erano la scappatoia di un governo, che per fortuna ci siamo lasciati alle spalle, che doveva riempire i giornali di chiacchiere per nascondere i suoi fallimenti.

In questi giorni si sta avviando un confronto importante. Un confronto necessario, a mio avviso, anche per parlare agli italiani e che deve mettere al centro le politiche della conciliazione, per sostenere un tasso di occupazione femminile vergognosamente inferiore alla media europea; la riorganizzazione i servizi per la formazione, per consentire a ciascuno di acquisire nuove competenze e nuovi strumenti in tutto l’arco del ciclo lavorativa, passando progressivamente da un’idea ormai superata di tutela del posto di lavoro alla reale tutela del lavoratore in ogni momento della sua vita; e terzo, gli investimenti sugli ammortizzatori sociali per non abbandonare alla solitudine e lasciare senza difese chi perde il lavoro o chi cerca una nuova occupazione. Investimenti, sì: perché per una seria riforma del lavoro servono anche risorse pubbliche, che si possono recuperare anche utilizzando meglio quello che già abbiamo.

Non si tratta solo di spendere meno, ma di spendere meglio. Anche gli enti locali, da questo punto di vista, devono fare ciascuno la propria parte, facendo spazio all’efficienza e all’innovazione. Ad esempio sono molto orgoglioso del fatto che, nelle prossime settimane il ministro del lavoro Elsa Fornero verrà a visitare la nostra struttura di Porta Futuro: uno spazio rivoluzionario, nato solo pochi mesi fa nel cuore di Roma, che, a partire dall’utilizzo di un software sperimentale mutuato dall’esperienza di Puerta 22 a Barcellona, unisce in un solo luogo orientamento, formazione e servizi per l’impiego per ogni fascia di età, che, dalla sua apertura, ha già avuto migliaia di visite e che ha attirato l’interesse di numerose grandi imprese che hanno puntato sulla partnership con la Provincia di Roma per organizzare career day, formazione dei nuovi assunti, seminari e workshop.

Sono contento se il governo prova a dimostrare la volontà di rimettere l’Italia in moto dopo anni di paralisi e danni prodotti dal centrodestra e da Berlusconi. So bene che la sfida che oggi abbiamo davanti è difficile, perché deve contemperare due necessità: quella di non rendere gli italiani più insicuri e indifesi di fronte alla crisi, e quella di uscire dalla crisi con un’Italia più moderna e più competitiva.

Ma proprio per questo c’è bisogno anche di una sincera volontà di confronto e di buona politica. Nessuna riforma può essere calata dall’alto. Ogni proposta di riforma deve incontrarsi con un popolo, parlando a ogni cittadino della realtà che affronta ogni giorno e delle soluzioni possibili, facendo emergere la necessità di un nuovo patto di cittadinanza in cui a fronte di ogni rinuncia personale sia chiaro quale vantaggio corrisponde per la collettività, e lavorando, come in tanti momenti positivi della storia della Repubblica, insieme alle forze sociali e produttive del Paese, per costruire insieme le condizioni per un’Italia davvero più competitiva e, davvero più equa.


Tag: Blog
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