14 settembre 2014 Il Lazio cambia: da pecora nera a locomotiva d’Italia Sanità, trasporti, Partito Democratico. Il racconto a 'Il Messaggero' di un anno e mezzo di lavoro e fatti concreti

L’intervista di Simone Canettieri, 14 settembre 2014

«Il Lazio diventerà la locomotiva d’Italia». Il presidente della Regione Nicola Zingaretti annuncia la chiusura della gestione commissariale della Sanità dal prossimo anno; e nel 2016 si potranno abbassare le aliquote di Irpef e Irap. Spiega il governatore: «Abbiamo iniziato a pagare le imprese creditrici a un mese: un record». Intanto, martedì la giunta regionale darà il via libera alla fecondazione eterologa: «Colmiamo un ritardo».

Un anno e mezzo fa girava per la regione con lo slogan “immagina”. Ora che l`immaginazione è andata al potere, come si diceva una volta, Nicola Zingaretti sposta l’asticella più avanti: parla di «Lazio locomotiva d’Italia». E puntella la ferrovia con una serie di risultati «già ottenuti». La prima notizia è un record: «135 milioni di euro di fatture sono stati pagati alle imprese in 30 giorni: non era mai accaduto». Ma il vero bubbone per il governatore democrat rimane la Sanità. Ed ecco che annuncia altre due cose connesse tra di loro: l’uscita dalla fase commissariale del debito sulla sanità nel 2015 e, dall’anno dopo, l’abbassamento delle tasse, Irpef e Irap. E intanto, martedì la sua giunta darà il via libera per le linee guida alla fecondazione eterologa: si dovrà pagare un ticket. «Un atto importante – spiega – così recuperiamo un grave ritardo: siamo al lavoro per procedere con gli accreditamenti per costruire una rete della fecondazione».

Tra il già fatto e lo stiamo per fare c’è dunque la vita amministrativa del presidente alle prese con dossier importanti: caso Atac, nuovo stadio della Roma, caos per la città metropolitana. Temi con i quali immagina, e ci risiamo, di confrontarsi per tanti anni: «Sì, mi ricandiderò».

E allora perché se il Lazio zingarettiano è così virtuoso appena c’è in palio un riconoscimento politico e/o istituzionale le porte ormai comunicanti del Nazareno e di Palazzo Chigi si chiudono? «La mia risposta – scherza – sta già in questa domanda».

Presidente Zingaretti, partiamo dalla cronaca. L’incendio all’Umberto I, per un caffè bruciato su una piastra, ha fatto dire al romano: la sanità laziale non cambia mai. Lei cosa ha pensato? «Che c’è ancora tantissimo da fare e che non dobbiamo stancarci di innovare e sensibilizzare. In quella struttura stiamo investendo dopo 10 anni per rinnovarla e in dieci mesi abbiamo recuperato 10 milioni dalla spesa farmaceutica. L’incendio è la conferma di un conflitto che vinceremo».

Il Governo vuole tagliare la spesa sanitaria di 3 miliardi: si colpiranno gli sprechi o i servizi? «Il tema è questo. Se Palazzo Chigi vuole ridurre gli sprechi, il Lazio non si farà trovare impreparato: con la centrale unica degli acquisti abbiamo già recuperato 250 milioni di euro. Se invece il Governo vuole coprire i buchi di bilancio tagliando i servizi ai cittadini allora compie un errore. La spesa sanítaria, se virtuosa, può far bene al Pil».

Addirittura. «Sì, penso alla ricerca e ai macchinari all’avanguardia. L’Italia, poi, è leader nell’industria farmaceutica».

A proposito, quando finirà il commissariamento della Regione sulla sanità? «Dura da otto anni, ora la spesa è sotto controllo: il disavanzo 2013 è di 600 milioni, nel 2014 sarà di 200 e nei piani operativi puntiamo al saldo zero per il 2015. Così ci sarà lo sblocco del turnover con nuove assunzioni. Per uscire dall’emergenza dobbiamo innovare e rivedere l’assistenza per i malati».

Un esempio? «Un ricovero ospedaliero inappropriato costa 1.200 euro al giorno. La stessa pratica ma con una degenza infermieristica, 200; ma finora non era in uso. Adesso abbiamo aperto questi servizi al Regina Elena e al Policlinico. E ne attiveremo 20 per distretto».

Va bene, ma di fronte a questo virtuosismo di cui lei parla quando sarà possibile abbassare l’Irpef più alta d’Italia? «L’aliquota copre il deficit sanitario, dal 2016 abbasseremo Irpef e Irap».

Questione trasporti: come risolverà la tensione con il Comune su Atac? Servono altri 100 milioni di euro. «Premessa: il rapporto tra me e Ignazio (Marino, ndr) è strettissimo e solidale, con una buona pace dei seminatori di zizzania. Abbiamo già sanato 800 milioni di euro di debiti con il Campidoglio, sul Tpl abbiamo rintrodotto una voce che era stata irresponsabilmente cancellata. Ora abbiamo già stanziato 110 milioni per il 2013 e 140 per il 2014. Con una progressione per il futuro di 40milioni».

Questa è la premessa, ma il problema come si supera? «Troveremo un accordo con il Comune:ne sono certo».

Il Campidoglio vorrebbe gestire i fondi del Tpl senza passare dalla Regione. «E’ impossibile, fu già oggetto di un ricorso alla Corte Costituzionale tra Alemanno e Polverini. Di sicuro, Roma si farà riconoscere il ruolo di Capitale».

Intanto, il Pd si azzuffa per la città metropolitana. Il vicesindaco dovrà essere espressione dei territori odi Roma? «Non entro a gamba tesa in un dibattito che non mi compete, ma faccio una raccomandazione: tutti si dovranno sentire a casa propria, nessuno ospite».

Altro tema caldo: lo stadio della Roma a Tor di Valle. Lei ha annunciato «assoluto rigore» quando sarà attivata la conferenza dei servizi. Cioè? «Appena la delibera sarà licenziata dall’Aula Giulio Cesare faremo in modo che il progetto, con le prescrizioni del Comune, sia rispettato dall’impresa con la massima trasparenza».

Ma c’è un parere tecnico della Regione, ignorato dal Comune, che parla di cubature tre volte in eccesso intorno allo stadio: le ridurrete? «Vedremo. Aspettiamo l’Aula Giulio Cesare».

Come giudica i primi sei mesi del Governo Renzi? «Renzi ha avuto un merito indiscutibile: ha ricollocato il Pd in una centralità assoluta e ha cambiato lo scenario politico. Ora vedo delle difficoltà nei risultati di Governo, ma non credo che sia giusto azzannarlo, io non sono uno sciacallo. Anzi, nei momenti di difficoltà tutti devono contribuire. E il Lazio diventerà la locomotiva d’Italia».

E’ il suo nuovo slogan? «No, parlo con i fatti. Eravamo la pecora nera del Paese nel pagamento alle imprese: prima le aziende non sanitarie aspettavano più di 1000 giorni e quelle sanitarie oltre 200, Per la prima volta abbiamo liquidato 135 milioni di fatture a trenta giorni. E in generale diminuiremo della metà i tempi delle attese».

Ma perché quando ci sono state in ballo la presidenza del Pd o quella della conferenza Stato-Regioni, Zingaretti non ce l’ha fatta? «Io mi sono dato un obiettivo: essere il primo presidente rieletto nel Lazio. Ho un’unica ossessione: la cultura del risultato. E voglio dividere i meriti finora ottenuti anche con l’opposizione di centrodestra, dura ma costruttiva. Il resto non mi riguarda».

Poi ci sarebbe il Pd… «Non rispondo».

Proviamo: si trova a suo agio in questo partito iper renzizzato? «Dico solo attenti a non sederci: c`è il rischio di una fragile identità unitaria e di un prevalere eccessivo di correnti e gruppi che litigano e si spartiscono tutto. E’ fondamentale avere un leader forte, ma allo stesso tempo serve un soggetto collettivo, unitario e popolare che discuta non su occupazioni di potere ma su opzioni politiche da intraprendere».


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
PUOI LEGGERE ANCHE
parajumpers outlet
buy AAA Replica Watches rolex watches datejust tag heuer replica