29 aprile 2014 Un nuovo Patto per il lavoro e lo sviluppo, nel Lazio zero retorica e molta concretezza L'unico modo per festeggiare il Primo Maggio è zero retorica e molta concretezza. Alla vigilia di questa festa, presentiamo il nuovo Patto per il lavoro: una sfida che riguarda tutti

La lettera di Nicola alla Repubblica, 29 aprile 2014

Caro direttore,

domani presenteremo il Patto per lo Sviluppo e il Lavoro del Lazio. Un documento su cui abbiamo lavorato in questi mesi insieme a 24 sigle del mondo dell’impresa, del sindacato, dell’agricoltura, dell’artigianato, della cooperazione e del sapere della nostra regione. Abbiamo scelto di firmarlo alla vigilia del Primo Maggio, perché in questo momento l’unico modo per celebrare una festa dedicata al lavoro è zero retorica e molta concretezza, per restituire ai cittadini, ai lavoratori, alle imprese certezze e fiducia nel futuro.

Un anno fa la Regione Lazio era un ente vicino al fallimento. “Un bilancio tecnicamente in default”: non sono parole nostre, ma della Corte dei Conti. Con 10 miliardi di debiti finanziari e 12 miliardi di debiti commerciali, cioè di pagamenti non effettuati nei confronti delle imprese creditrici e degli enti locali.

Oggi la Regione sta saldando i suoi debiti, reimmettendo miliardi di euro nel sistema economico e dimezzando i tempi di pagamento delle fatture. Lo stiamo facendo con il taglio degli sprechi, con l’eliminazione di 153 poltrone in meno di 12 mesi, con la razionalizzazione della gare e la trasparenza introdotta dalla Centrale unica degli acquisti. Una revisione della spesa regionale che ha già prodotto oltre 200 milioni di euro di risparmi l’anno e punta ad arrivare a 400 milioni.

Siamo arrivati a un giro di boa. Grazie a queste scelte e allo sblocco di centinaia di milioni di fondi europei che rischiavano di non essere spesi e andare perduti, la Regione è tornata ad essere un interlocutore credibile per il sistema finanziario, per il mondo dell’impresa e del lavoro, per i singoli cittadini.

Il Patto che presenteremo domani parte da questa consapevolezza e dalla necessità di imprimere una svolta che va oltre i confini propri della nostra azione di governo, per rispondere in modo positivo e condiviso al principale interrogativo cui la crisi ci ha messo di fronte: quali sono le leve da azionare per innalzare la competitività del nostro sistema economico e rafforzare la coesione sociale tornando a produrre crescita e lavoro?

C’è un nuovo Lazio da costruire. Nel Patto sono racchiuse le 10 scelte su cui concentrare le risorse del bilancio regionale e della nuova programmazione dei fondi europei per promuovere un nuovo modello di sviluppo: più accesso al credito, più sostegno allo startup, all’internazionalizzazione e alle reti di impresa, più politiche attive per il lavoro e per l’occupazione dei giovani, più green economy e sostenibilità, più forza al sistema del sapere e della conoscenza, più integrazione sociosanitaria, più infrastrutture utili, più agricoltura e cura del territorio, più Agenda digitale, con l’impegno a portare la banda larghissima a 30 mega in tutta la regione, più cultura e turismo, con la sfida di essere protagonisti di Expo 2015.

Dieci “più” che nascono dalla voglia di indicare scelte chiare.

Il valore di questo documento è quindi duplice. Non solo un puntuale manuale di attuazione del programma di governo presentato ai cittadini del Lazio, con un’agenda molto precisa di azioni e interventi che ci impegniamo a rispettare, ma la proposta di un modo di governare fondato sulla convinzione che “concertazione” e “decisione” possano e debbano convivere. Perché fare è importante, ma fare da soli spesso induce all’errore. Mentre sapere ascoltare e confrontarsi è fondamentale per fare bene, perché aiuta ad intercettare i reali bisogni dei territori e della società, e perché consolida una programmazione di medio – lungo termine, sottraendo la politica al vizio dell’episodicità e alle scorciatoie.

Oggi abbiamo più che mai bisogno di scelte che siano al contempo coraggiose e condivise. Chiamiamola pure “concertazione decidente”. È una sfida che riguarda tutti: non solo la ricostruzione di un rapporto positivo tra politica e società, ma anche la capacità di riannodare legami sociali, facendo tutti insieme un passo in avanti per uscire dai rischi del relativismo, del particolarismo e dell’autoreferenzialità ai quali le visioni corte di questi anni ci hanno troppo spesso inchiodato e restituendo autorevolezza alla funzione di rappresentanza sostenuta dai corpi intermedi.


Tag: Blog
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