25 giugno 2014 Legge 194: anche i medici chiedono di regolare l’obiezione di coscienza Anche chi lavora in una struttura pubblica e si dichiara obiettore di coscienza, deve rispettare le volontà e le esigenze delle pazienti e garantire l'applicazione della legge 194. E' il punto di vista del professore Paolo Scollo, primario di ginecologia, intervistato da 'La Repubblica'

L’intervista di Maria Novella De Luca al professore Paolo Scollo, primario di ginecologia, La Repubblica, 25 giugno

“Non faccio aborti, ma ritengo che non sia giusto esasperare il diritto all’obiezione di coscienza”.  Paolo Scollo, presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, primario all’ospedale Cannizzaro di Catania, definisce “ragionevole” la scelta di Zingaretti.

Professor Scollo, lei è un ginecologo obiettore. Quali dovrebbero essere i limiti di questo diritto?

La ragionevolezza. Se una paziente viene da me perché vuole abortire, io applico la legge. Cerco cioè di capire le sue ragioni, provo anche a dissuaderla, ma poi rispetto la decisione e faccio il certificato. Non si deve esasperare il concetto dell’obiezione di coscienza.

E rispetto alla pillola del giorno dopo? Molti medici rifiutano di fare le ricette…

Un errore. Noi siamo tenuti a prescriverla. Ci vuole, appunto, senso di realtà.

Ma come garantire l’applicazione della 194 visto il crescente rifiuto dei ginecologi ad effettuare le interruzioni?

Semplicemente mettendo mano al portafoglio. È quello che devono fare le amministrazioni sanitarie. Al “Cannizzaro” di Catania, dove lavoro, tutti i ginecologi, me compreso, sono obiettori di coscienza. Ma il servizio è garantito da una dottoressa assunta a contratto che una volta alla settimana, insieme a due anestesisti, applica la legge 194. Così si garantisce il servizio, ma si salvaguarda il diritto all’obiezione di coscienza.

C’è stato un abuso di questo “diritto”?

Se ci riferiamo al medico del consultorio che si rifiuta di fare un certificato, la risposta è sì, è una esasperazione. Dunque è giusto il “richiamo” fatto dalla Regione Lazio. Se invece parliamo di un ginecologo che per coscienza non vuole fare aborti, la risposta è che non c’è nessun abuso ma soltanto il rispetto per le scelte etiche di ogni individuo.


Tag: Blog
Per partecipare alla discussione sulle ultime attività seguimi su Facebook Se vuoi essere aggiornato sulle notizie più importanti iscriviti alla newsletter.
PUOI LEGGERE ANCHE
parajumpers outlet