11 febbraio 2013 Patto per l’innovazione del Welfare Sviluppo economico non vuol dire solo crescita del prodotto interno lordo, ma anche crescita umana delle persone. “Star bene insieme, star bene tutti”, è il metodo che abbiamo seguito in questi anni e che vogliamo portare alla Regione

La crisi economica della nostra regione produce perdita di competitività, declino ed aumento della povertà e delle disuguaglianze. Il sentimento di precarietà e di vulnerabilità sociale attraversa verticalmente e trasversalmente ceti e gruppi sociali. Per questo oggi le politiche di welfare devono essere collegate all’impegno per una nuova fase di crescita economica e di rilancio della competitività. Politiche di welfare e politiche di sviluppo sono tra loro inseparabili.

Se non c’è crescita economica non ci può essere un’azione redistributiva. Ma non c’è crescita e competitività se non si investe sulle persone. Le persone come fine e mezzo dello sviluppo. Per questo è essenziale ribadire l’importanza della universalità dei diritti e della loro concreta fruibilità ed esigibilità. Il contrasto delle diseguaglianze è necessario non solo per ragioni di equità, ma per rimettere in moto lo sviluppo, per consentire la crescita economica.

Lo sviluppo economico non è solo identificabile con la crescita del prodotto interno lordo, con l’aumento dei redditi individuali, con l’industrializzazione, con il progresso tecnologico e l’ammodernamento delle società, ma in quanto tutto ciò è finalizzato alla promozione ed alla crescita della dignità umana. D’altra parte, per recuperare competitività bisogna attrarre investimenti e capitali e per fare questo è necessario un ambiente sociale accogliente. Per attrarre investimenti e capitali un territorio deve essere dotato di buoni servizi sociali, pertanto bisogna aumentare la spesa sociale nella nostra Regione oltre che qualificarla. Politiche sociali come politiche di sviluppo vuol dire con grande nettezza questo: che la spesa sociale deve essere adeguata, che non è un costo, ma un investimento economico e produttivo.

Dire welfare, dire politiche sociali non significa solo riferirsi a risorse ed a leggi, ma prima di tutto alla qualità della politica, ad una politica che è capace di costruire percorsi partecipativi e generativi di legami sociali, buona occupazione e qualità dello spazio urbano. Dire sociale significa dire innovazione e modernità, significa dire cittadinanza e non solo solidarietà e certamente non più assistenzialismo caritatevole. Noi vogliamo innovare radicalmente il sistema della protezione sociale nella nostra regione, segnando una netta discontinuità con il passato.

E’ qui che avvertiamo la necessità di dare vita a un “Patto per l’innovazione del welfare” che costruisca larghe alleanze, partnership per la promozione di un nuovo benessere e che affermi responsabilità diffuse e condivise. Larghe alleanze in cui ciascun soggetto economico e sociale sia chiamato a fare la sua parte. Ciò significa concretamente sollecitare ciascun attore sociale ed economico, dalle imprese alle fondazioni bancarie e di erogazione, dal terzo settore ai sindacati, a fare la sua parte ed orientare il suo impegno dentro un programma condiviso la cui regia è della Regione che diventa così moltiplicatore di risorse e opportunità. Un’alleanza tra tutte le migliori energie della società civile laziale e le istituzioni può ridare prospettiva e progetto al bisogno di futuro dei cittadini e delle cittadine e risposte più efficaci ai nuovi bisogni che il cambiamento sociale ci presenta.

Il modello a cui ci ispiriamo è quello di un welfare solidale e universalistico, basato su principi forti quali le pari opportunità di accesso ai servizi, l’uguaglianza di trattamento a ogni persona secondo il bisogno e l’estensione dei diritti di cittadinanza. Parliamo di welfare della cittadinanza, welfare delle capacità, welfare della solidarietà tra le generazioni.

Vogliamo sperimentare insieme nuove vie per concretizzare il principio di sussidiarietà orizzontale come crescita e collaborazione tra diverse esperienze e ruoli autonomi. Va quindi pienamente confermata quella corretta interpretazione della sussidiarietà orizzontale fra istituzioni pubbliche e società civile in base a cui l’ente locale, titolare delle funzioni sociali, deve disporre degli strumenti e delle risorse necessarie per svolgere le funzioni di lettura dei bisogni, di programmazione, di regia degli interventi e di valutazione della qualità dei risultati. In questa ottica, lo sviluppo del terzo settore può concorrere a rinnovare e qualificare il welfare superando modelli di gestione burocratici per promuovere un’offerta di servizi qualificati, incentivare legami solidali, la partecipazione attiva dei cittadini, incoraggiare esperienze aggregativi, promuovere la progettualità e l’innovazione sociale.

Quali, dunque, le idee guida di un welfare nuovo, all’altezza delle sfide di questo tempo?
Innanzitutto, l’obiettivo del benessere che declineremo così: “Star bene insieme, star bene tutti”. Insieme e tutti, due valori fondamentali da rilanciare. Star bene nella società del cambiamento costante e del mondo globale, star bene nella società del rischio significa anzitutto essere nelle condizioni di esercitare una padronanza. Ci si sente più sicuri e ci si sente bene se si percepisce che il mondo non è un estraneo minaccioso, ma è padroneggiabile, lo puoi capire, lo puoi usare, vi puoi partecipare. Star bene, dunque, è esercitare padronanza, avere forti legami con le persone, sentirsi parte di una comunità, potersi fidare di altri, avere le informazioni ed il sapere adeguato, potersi muovere. Cittadinanza è essere riconosciuto nella propria dignità e dunque vedersi riconosciuti non solo un catalogo di diritti, ma sentirsi sollecitati nella propria responsabilità.

AGENDA WELFARE

  • L’approvazione di una nuova legge regionale di riforma dei servizi sociali, che implementi la legge n. 328/2000, definisca i livelli essenziali di assistenza e assuma l’ambito territoriale distrettuale come luogo della programmazione e gestione sociale.
  • Elaborazione del Piano Regolatore Sociale Regionale che rimetta al centro della sua azione il compito di programmazione della Regione attraverso l’effettiva capacità di analisi dello stato sociale del territorio accelerando percorsi robusti di integrazione sociosanitaria
  • Legge di Riordino,Trasformazione e Razionalizzazione delle IPAB (Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) con l’obiettivo di potenziarne l’efficacia e la trasparenza nell’erogazione dei servizi e nella gestione del patrimonio immobiliare. Le IPAB riformate e trasformate in Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) saranno parte integrante del sistema dei servizi sociosanitari del sistema di welfare del Lazio e sottoposte al pieno controllo da parte della Regione. Per renderle più efficienti si procederà alla fusione o accorpamento delle 51 IPAB presenti nella nostra regione, secondo criteri di ambito territoriale e settoriale con l’obiettivo di un loro dimezzamento. La riforma oltre a garantire maggiore efficacia rispetto alla loro missione solidaristica consentirà anche una sostanziale riduzione di costi derivanti da un numero eccessivo di consiglieri di amministrazione che arrivano a un numero di 270!!
  • Istituzione di un Osservatorio sul monitoraggio e l’applicazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. In particolare ci impegneremo affinchè alle persone con disabilità fisica e a quelle con sofferenza psichica sia garantito il diritto al lavoro,all’istruzione,alla mobilità,alla casa favorendo la vita indipendente e il “dopo di noi”,al tempo libero e alla cultura
  • Un Piano regionale per la Convivenza Interculturale. Con oltre 540.000 stranieri residenti, il Lazio è una regione multiculturale.Per rapportarsi alle diversità servono la conoscenza, il dialogo, la comprensione reciproca, presupposti necessari per una positiva relazione. Questa ottica rende più maturi perché educa alla diversità, a riconoscere e gestire le differenze che sono negli altri e dentro ciascuno di noi e nel contesto sociale.
  • Istituzione del Garante per i Diritti dei Rifugiati che possa verificare le loro reali condizioni di accoglienza e del rispetto della dignità e dei diritti di persone tutelate dalla Costituzione e dalle norme internazionali
  • Un Piano Regionale Triennale contro la Povertà. La povertà, come dimensione dell´esclusione sociale comprende problematiche molto diverse fra loro ma collegate, quali la marginalità, la precarietà economica, la deprivazione culturale, la solitudine, la carenza di legami familiari e sociali.I bandi pubblici su questo asse di intervento saranno aperti sia alle organizzazioni di volontariato sia all’associazionismo di promozione sociale e alla cooperazione
  • Progetto Obiettivo per la Dignità della Condizione dei Detenuti in particolare per quanto riguarda la necessità di sviluppare case famiglia protette per le madri detenute con figli 0-6 anni,percorsi di reinserimento lavorativo e ammodernamento delle strutture sanitarie all’interno degli istituti penitenziari
  • Revisione della legge regionale del volontariato, ormai datata e obsoleta, affinché venga pienamente riconosciuto il ruolo prezioso di questo mondo nell’attivare percorsi di coesione sociale in grado di generare cultura della gratuità e della responsabilità. La Regione vincolerà qualsiasi provvedimento riguardante le loro attività al parere della Conferenza Regionale del Volontariato che raggruppa le 2000 organizzazioni del Lazio.
  • Approvazione di una Legge Regionale sul Servizio Civile. Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, una importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, che contribuisce allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostra regione. Nel Lazio sono 220 gli enti pubblici e no profit accredidati presso l’Ufficio Nazionale di Servizio Civile a dimostrazione della grande funzione che esso può svolgere. Il Servizio Civile sarà aperto alle ragazze e ai ragazzi “nuovi italiani”
  • Nuova Legge Regionale che valorizzi lo sport di cittadinanza. Una nuova Legge regionale sullo sport dovrà riconoscere tra le proprie finalità e i propri obiettivi fondamentali il diritto allo sport e il diritto al gioco per tutti, senza distinzione di età, genere e condizione fisica. Pensiamo sia necessario garantire a tutti i cittadini, senza esclusioni, il pieno accesso all’attività motoria e sportiva, con particolare attenzione alle persone in difficoltà socio-economica e con disabilità fisica o psichica
  • Un piano 0 – 6 anni per l’infanzia e la famiglia che punti all’abbattimento delle liste d’attesa e al raddoppio dei posti disponibili negli asili nido, e offra forme innovative di sostegno economico per l’accesso ai servizi dell’infanzia anche per le mamme e i papà soli.
  • Approvazione della Legge Regionale di “Disciplina delle fattorie sociali e delle fattorie didattiche” che permetterà di promuovere l’integrazione dell’attività agricola con la prestazione di servizi socio assistenziali e socio sanitari nonché con l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro;
  • Riconoscimento della dignità del lavoro sociale e la definizione delle figure professionali, l’obbligatorietà dell’applicazione dei contratti nazionali di settore e nuove modalità di gestione dei bandi che non possono essere soggetti al massimo ribasso.
  • Piano di Azione per l’Invecchiamento Attivo che preveda lo sviluppo di servizi di socializzazione e di presa in carico degli anziani. Dallo sviluppo del volontariato degli anziani,alla promozione delle attività nei centri anziani. Dalla stabilizzazione del Fondo per la non autosufficienza allo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, dalla creazione dell’Anagrafe delle Fragilità all’aumento dei centri diurni Alzheimer e demenze senili fino al telesoccorso sono solo alcune delle linee di azione che svilupperemo nel Piano di Azione

Tag: Blog
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