17 gennaio 2011 Insieme per il bene comune

L’intervento di Nicola all’audizione annuale delle Istituzioni della Capitale con Papa Benedetto XVI.

Santità, per la terza volta abbiamo il piacere e l’onore di partecipare a questa udienza d’inizio anno.

Una ricorrenza preziosa ed emozionante, per rafforzare una tradizione di confronto e di impegno per il bene della nostra comunità. Un’occasione tanto più importante perché ci allontana dalla frenesia dell’agenda quotidiana degli impegni, dalla concitazione – a volte effimera – del discorso politico.

Quest’anno proviamo una particolare “profonda” angoscia per le notizie che ci sono giunte da diversi luoghi del mondo.. Un’inquietante successione di violenze e persecuzioni contro le comunità cristiane che ha avuto la sua manifestazione più feroce nella terribile strage di Alessandria d’Egitto, ma che si protrae ormai, con crescente veemenza, da molti mesi.

Nel meraviglioso messaggio che Ella ci ha voluto inviare in occasione della giornata mondiale per la pace, troviamo luce e speranza e indicazioni su come aiutarci e comportarci nell’impegno a difesa della “libertà religiosa”.

La “libertà religiosa “ come base della difesa dei diritti umani. Base per la convivenza sociale perché permette di guardare l’altro con rispetto e di coinvolgerlo nel collaborare a una società impegnata per il bene comune e non solo per l’interesse proprio o della propria etnia o gruppo.

Il dialogo interreligioso come strumento di conoscenza e confronto tra differenze.

Noi siamo i rappresentanti di Enti Locali della Repubblica Italiana, di quella Repubblica che come ha scritto il Presidente Giorgio Napolitano “…può dirsi orgogliosa di considerare la libertà religiosa parte integrante della propria identità culturale, ratificata dai padri della Costituzione repubblicana, laddove, nei principi fondamentali è stato sancito che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”.

Ma ovviamente non basta, come Ella giustamente ha voluto richiamare, occorre coerenza e impegno affinché da questi principi seguano fatti, qui in Italia e nel mondo dove invece persecuzioni e pericoli crescono. Saremo dunque con determinazione al fianco delle comunità cristiane dell’Egitto e dell’Iraq, della Cina e del Sudan e a tutte quelle realtà che in ogni angolo del mondo vedono messa in discussione il loro diritto alla fede. Siamo con Asia Bibi condannata a morte per blasfemia in Pakistan e vogliamo qui ricordare Salman Taaser governatore del Punjab ucciso il 4 gennaio per aver incontrato in carcere Asia e averne chiesto la grazia.

E’ vero, occorre coerenza contro il fondamentalismo, che spesso strumentalizza e il relativismo che svuota di valore la ricerca religiosa annullando il contributo della fede come fattore di coesione ricco di giacimenti etici.

E invece noi, quanto mai di questi tempi, abbiamo bisogno di abbeverarci di valori e punti di riferimento.

La nostra presenza qui oggi, è dunque anche occasione per ribadire un impegno collettivo ad essere e ad agire come costruttori e garanti del “bene comune” recuperandone il senso profondo e liberatore, cosi come è stato definito dal Concilio Vaticano II: “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”.

Bene comune, principio ispiratore, ma anche agire, positivo, attivo, che coinvolge le responsabilità di tutti, tutte le dimensioni della comunità promuovendo l’esperienza della persona nella sua integrità e nella sua dignità.

Ogni scelta in questa direzione è importante non solo per la sua efficacia concreta, ma soprattutto per la sua valenza e il suo ruolo educativo.

Non sfugge a nessuno, invece, quanto la nostra società oggi sia ancora troppo segnata da un atteggiamento che definirei di “individualismo amorale”.

Una pratica che rifiuta e sommerge nel nome dell’egoismo e del materialismo qualsiasi ansia e atteggiamento motivato dal valore, dalla ricerca, dall’impegno a favore dell’altro simile o diverso da me.

Questo approccio va rifiutato e sconfitto perché rende ancora più drammatico per molte persone e famiglie la percezione di solitudine di fronte ai problemi della vita.

Impoverisce la forza di una comunità perché la nega o peggio, le da identità solo in negativo nei confronti di altri.

In Europa, ma in particolare in Italia, crescono le diseguaglianze e le povertà, le ingiustizie tra chi ha e chi non ha, tra chi sa e chi non ha la possibilità di accedere in maniera compiuta ai luoghi della formazione.

E’ così anche a causa di una crisi economica e finanziaria che ha svelato l’insostenibilità e l’ingiustizia di un modello di economia globale totalmente asservita all’imperativo dell’incremento e della massimizzazione del profitto.

Condividiamo la Sua esortazione a una nuova e approfondita riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini, contenuta nell’Enciclica Caritas in Veritate, nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo per correggerne le disfunzioni e le distorsioni inaugurando “un’economia pienamente umana” che abbia come nucleo primario l’integralità dell’uomo.

Anzi siamo convinti che la politica, l’impegno istituzionale può ritrovare senso, trovare nuova attualità, rimotivarsi se riscopre questa funzione e torna a promuovere giustizia, bene comune e uguaglianza.

Possiamo farlo, anche se la forza delle spinte contrarie spesso rende arduo questo impegno ma è l’unico modo per ridare e promuovere speranza e se siamo qui è anche per ribadire l’impegno alla coerenza tra parole e comportamenti.

Nel nostro piccolo, come Provincia, con grande umiltà proviamo e proveremo a farlo investendo con convinzione nel principio della sussidiarietà perché una società viva e vitale ricca di corpi intermedi corresponsabili e’ un formidabile motore per costruire comunità più giuste.

Abbiamo lavorato nei mesi scorsi per rafforzare nei quartieri più disagiati, con il progetto Prevenzione 1000, con parrocchie, associazioni, comitati, una rete di solidarietà spesso unico riferimento nelle nuove e storiche periferie urbane.

Abbiamo rilanciato allargandone i benefici la “carta famiglia” fondata sulla solidarietà dei commercianti e delle banche che porta sollievo economico già a oltre 20.000 famiglie.

Abbiamo finanziato nell’anno appena trascorso 104 progetti per l’integrazione dei cittadini immigrati che vivono nelle nostre comunità e abbiamo promosso la campagna per la cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri perché pensiamo che debba prevalere per un principio di giustizia oltre che di buon senso, lo jus soli rispetto allo jus sanguinis.

Si avvierà la prossima settimana il progetto “Buon Samaritano”, che con il contributo di tanti volontari raccoglierà i pasti in esubero di tante mense aziendali per ridistribuirli a chi non può godere neanche di un pasto caldo.

Piccoli esempi però di un modo di essere istituzioni che vuole porre l’accento sull’importanza di pensare innanzitutto agli altri.

Perché chi fa politica e governa istituzioni ha più doveri e meno diritti. Forse ce la faremo ma posso garantirLe che non chiuderemo gli occhi, Santità, non ci distrarremo non ci volteremo dall’altra parte quando qualcuno, in particolare chi ne ha più bisogno chiederà il nostro impegno.

Intanto, anche a nome degli assessori, consiglieri, dirigenti e dipendenti della Provincia di Roma che sono qui con me, le rivolgo il più vivo ringraziamento per averci ricevuti e ascoltato e insieme a tutti i cittadini della nostra provincia Le rivolgo ogni più sincero augurio per il nuovo anno appena iniziato.


Tag: Blog
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