20 febbraio 2013 Per un piano regionale di lotta alla povertà Nel 2011, nel Lazio, le persone al di sotto della soglia di povertà erano circa 490mila, cioè l’8,6% della popolazione. Il disagio cresce in presenza di figli minori e anziani soli. Molte famiglie non riescono più ad affrontare la crisi. E le istituzioni? Troppo spesso sono rimaste in silenzio. Per questo alla Regione vogliamo un nuovo patto contro la povertà, con dieci progetti concreti. Eccoli

Il dramma della povertà, e delle nuove forme in cui essa si manifesta, deve tornare ad essere un tema centrale dell’agenda politica e una sfida che impone una profonda innovazione dell’intervento pubblico nella promozione di un nuovo modello di welfare.

Nel 2011, nel Lazio, le persone al di sotto della soglia di povertà relativa (cioè con un livello di consumi ben al di sotto di quello della gran parte della popolazione) erano circa 490mila, cioè l’8,6% della popolazione. Il disagio cresce in presenza di figli minori e anziani soli: la capacità di intervento delle singole famiglie, priva di sostegno esterno, non riesce più ad affrontare i nuovi bisogni. Nel 2011 nel Centro Italia inoltre risultavano in condizione di povertà assoluta circa 500.000 persone, corrispondenti al 4,1% della popolazione. Un cifra enorme per una società che persino in tempi di crisi mantiene ampie sacche di opulenza. Ma ancora più preoccupanti sono le indicazioni che ci vengono dalla stima dell’indicatore di deprivazione materiale.

Secondo l’indagine Istat sul reddito e le condizioni di vita (Eu silc) nella ripartizione del Centro le persone che sono di severa deprivazione sono nel 2011 circa 900.000, corrispondenti al 7,5%. Non ci troviamo insomma di fronte alla necessità di affrontare soltanto forme di disagio estreme, come il numero crescente di persone senza dimora (11mila nel centro Italia, di cui ben 8mila nella sola città di Roma), ma all’emergere di una nuova fragilità di usa, figlia di anni di assenza di politiche di inclusione in grado di aggiornare gli strumenti di welfare tradizionali e di produrre nuova cittadinanza.

La nuova povertà è, dunque, figlia dell’aumento delle disuguaglianze e del debole tasso di coesione, sicurezza e resilienza che caratterizza una società del rischio diseguale, in cui cresce il numero degli esclusi dalle reti di protezione, perché i sistemi di welfare sono ormai incapaci di fornire risposte rispetto ad aree sempre più ampie di rischio per fasce sempre più ampie della popolazione.

La crisi, intervenendo in modo devastante su questo contesto, ha determinato nuove sacche di sofferenza e nuove forme di esclusione, che assumono i contorni di una vera e propria emergenza sociale. Il quadro sopra delineato ci rappresenta una realtà variegata in cui a fronte di una parte della popolazione che presenta condizioni di disagio estremo, si osserva una difficoltà a mantenere standard di vita adeguati, che coinvolge una parte larga della popolazione.

In particolare questo secondo aspetto chiama in causa una revisione complessiva del modello di welfare e dell’offerta pubblica di servizi e prestazioni. Occorre valorizzare le attività di prevenzione e riorganizzare l’offerta di servizi evitando che si scarichino su settori, quali il sanitario, lo scolastico, il giudiziario, problemi invece risolvibili con un impiego relativamente limitato di risorse, se presi in carico per tempo da servizi sociali strutturati. Più in generale le politiche sociali devono adottare una strategia preventiva e promozionale, valorizzando potenzialità e risorse personali e garantendo sostegno nelle fasi critiche anziché limitarsi all’attuazione di interventi riparatori a fronte di una condizione ormai stabilmente disagiata.

Per questa ragione, in altre parti del programma, abbiamo parlato di Piano regolatore sociale, cioè di visione di welfare che “entra in tutte le politiche” e le orienta verso impatti di usi di inclusione, per tutti. Emergono tuttavia due temi che meritano una trattazione specifica: l’urgenza di intervenire in modo specifico a sostegno di quanti versano in condizione di estrema deprivazione e la necessità di misure a sostegno dell’abitare che contrastino il crescente disagio abitativo.

In assenza, ormai da anni, di organiche politiche nazionali di contrasto alla povertà, la Regione ha il dovere di organizzare, nell’ambito del Piano Sociale Regionale, un intervento strutturale e coerente, non limitandosi a iniziative sporadiche ed estemporanee.

Per questo vogliamo promuovere un tavolo permanente di co-progettazione con le associazioni e gli enti locali, per definire insieme un Piano Regionale di Lotta alla Povertà, che metta a sistema le diverse misure adottate in questo ambito e ne monitori l’applicazione e i risultati.

Solo costruendo un nuovo patto per il contrasto alla povertà capace di ancorare la forza della sussidiarietà alla garanzia della responsabilità pubblica, è possibile offrire una risposta ad una mala interpretata “cultura del dono” che nega l’universalità dei diritti, scaricando sulle famiglie e sul lavoro volontario l’onere di garantire l’assistenza sociale e la certezza dei servizi.

Il grado di civiltà di un Paese si misura anzitutto dal modo in cui esso tratta i propri cittadini più deboli. Tuttavia non è solo per altruismo che siamo chiamati a costruire una società più solidale e coesa. Deve affermarsi la consapevolezza che la spesa sociale non è un zavorra ma un investimento.

Il confronto internazionale evidenzia che sono proprio i paesi europei con i sistemi più efficaci di protezione sociale e i partenariati sociali più sviluppati a far parte delle economie più di successo e competitive del mondo. E questo avviene perché una società che si fa carico del benessere di ciascuno è anche una società in cui stanno meglio tutti, in cui si guarda con maggiore fiducia al futuro, in cui il capitale umano e sociale non viene sprecato, in cui si investe, si innova e si cresce.

10 AZIONI PER COMBATTERE LA POVERTÀ DELLE FAMIGLIE E IL DISAGIO ABITATIVO

Fin da oggi, vogliamo indicare almeno 10 azioni specifiche sui cui impegnarci:

1. CARTA DI INCLUSIONE SOCIALE
Sostegno economico diretto e accesso ai consumi sportivi e culturali per le famiglie in condizioni di disagio all’interno di un percorso di presa in carico globale da parte dei servizi sociali, a partire dall’attivazione di percorsi di inclusione lavorativa e scolastica.

2. REDDITO DEL CITTADINO IN FORMAZIONE
Garanzia di un reddito a chi intraprende percorsi di riqualificazione professionale e di reinserimento lavorativo, come strumento di lotta al precariato, per evitare che dopo la perdita del lavoro subentri la rinuncia a percorsi di formazione che non garantiscono un sostegno economico.

3. FAMIGLIE NUMEROSE
Aiuti alle famiglie numerose con 4 o più figli, anche maggiorenni conviventi.

4. SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’
Aiuti economici alle donne in gravidanza in condizioni di disagio economico o madri sole con un contributo mensile di massimo 18 mesi.

5. LOTTA ALLO SPRECO ALIMENTARE
Introduzione di una Legge regionale per la redistribuzione delle eccedenze alimentari. Obiettivo della legge è quello di promuovere e sostenere politiche finalizzate ad attenuare le condizioni di disagio attraverso la raccolta e la distribuzione di generi alimentari non più commerciabili e di generi di prima necessità in accordo con aziende del settore alimentare, della grande distribuzione e con le mense aziendali e scolastiche, con il coinvolgimento del terzo settore

6. ACCOGLIENZA NOTTURNA E MENSE SOCIALI
Incremento dei servizi per l’accoglienza notturna per persone senza dimora e sviluppo della rete di mense sociali sul territorio regionale attraverso il sostegno a quelle esistenti e l’apertura di nuove strutture collegate in rete con i progetti di utilizzo delle eccedenze alimentari. Obiettivo della Regione resta comunque la promozione del passaggio dall’approccio emergenziale basato sui ricoveri nei dormitori ad un approccio basato sul sostegno all’abitare per le persone senza dimora

7. ABITARE ASSISTITO
Costruzione di una rete di strutture volte alla prevenzione e al recupero del disagio abitativo, articolata su diversi livelli:
– “Case di accoglienza” di emergenza finalizzate a fornire alloggi per un periodo limitato di tempo in particolare per quanto riguarda la garanzia di preservare l’unità del nucleo familiare
– Alloggi per l’inclusione sociale (micro comunità protette, pensioni e alberghi sociali) destinati a specifici target: immigrati e rifugiati, persone sottoposte a sfatto o rottura dei rapporti famigliari, familiari di malati ricoverati lontano da casa
– Residenze comunitarie: miniappartamenti con servizi comuni destinati alla socializzazione, alla cura degli ambienti domestici, all’assistenza domiciliare, ad esempio destinati a persone anziane o donne sole con bambini.
Su questi obiettivi investiremo una parte del patrimonio immobiliare della Regione e dei beni confiscati alle mafie

8. HOUSING SOCIALE PER I GIOVANI
Agevolazioni per l’acquisto o l’acquisto di case rivolte ai giovani

9. GARANZIA CONTRO GLI SFRATTI
Fondo di garanzia per prestiti a famiglie a rischio sfratto per morosità incolpevole.

10. COSTI DOMESTICI
Dilazione del pagamento di rate del mutuo attraverso un accordo con l’Abi. Contributi economici per il pagamento di bollette luci e gas alle famiglie a basso reddito


Tag: Blog
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