29 gennaio 2008 Internet e copyright: urge iniziativa del Consiglio

La Corte di giustizia europea ha oggi ricordato che le normative europee non impongono agli Stati membri di violare la protezione dei dati personali dei cittadini sospettati di scaricare illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore. La sentenza ha ribadito che la trasposizione delle direttive europee deve "fondarsi su un’interpretazione tale da garantire un giusto equilibrio tra i diversi diritti fondamentali".
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"Con questa sentenza – commenta l’eurodeputato e relatore della direttiva ‘sanzioni penali a tutela dei diritti di proprietà intellettuale’ Nicola Zingaretti – i giudici di Lussemburgo hanno ribadito un principio sacrosanto, fatto suo già dal Parlamento europeo nel voto dello scorso 25 aprile". Per Zingaretti, infatti, "la rigorosa applicazione delle norme relative al diritto d’autore non può entrare in collisione con il diritto alla privacy di cui godono oggi i cittadini dell’Ue". L’eurodeputato ricorda che "tale principio fu oggetto di un emendamento ad hoc approvato a larghissima maggioranza".
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"Non penso – ha continuato Zingaretti – che all’attuale far west del filesharing illegale debba sostituirsi una caccia all’uomo che non tiene conto dell’effettiva entità delle singole violazioni". Per l’eurodeputato "non è possibile risolvere il problema imputandolo di volta in volta agli utenti del web, alle case discografiche o agli internet provider. In Francia le parti si sono sedute attorno ad un tavolo e hanno trovato norme di autodisciplina. La stessa cosa potrebbe succedere a breve anche nel Regno Unito, dove il dibattito è in stato avanzato".
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"Tutto sarebbe più facile" conclude Zingaretti "se il Consiglio decidesse di dare semaforo verde alla direttiva di cui sono stato relatore per il Parlamento europeo, in quanto su questo tema la legislazione dei 27 è del tutto eterogenea: per questa ragione, a nove mesi dal voto con il quale il Parlamento approvò la direttiva cosiddetta ‘IPRED2’, ho deciso quest’oggi di presentare  ” interrogazione al Consiglio. È fondamentale che l’Ue riprenda l’iniziativa su un problema che, più di ogni altro, non conosce frontiere".
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La sentenza della Corte Ue segue di qualche giorno una richiesta di archiviazione emessa dal Tribunale di Roma riguardante presunte attività illegali di "peer to peer". Per il Tribunale di Roma, infatti, si tratta di un fenomeno "avente accertamenti quasi impossibili in termini di raccolta della prova".

Vai all’interrogazione presentata da Nicola


Tag: Blog
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