29 giugno 2005 Piero Fassino a Bruxelles

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Il 28 giugno Piero Fassino è andato a Bruxelles per una serie di incontri ufficiali con il Parlamento, la Commissione ed il Consiglio. Al termine della giornata, Nicola Zingaretti ha ospitato un forum pubblico con il Segretario Nazionale dei Democratici di Sinistra. Ecco la relazione di apertura di Nicola….
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Il video di Piero Fassino a Bruxelles
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IL FUTURO DELL’EUROPA
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Il titolo che abbiamo voluto dare a questo nostro appuntamento, definisce già una collocazione nel dibattito apertosi in queste settimane nel futuro dell’Unione.

Ora rinnoviamo l’Europa, é innanzitutto un obiettivo, una presa di posizione per denunciare l’esistenza di un problema senza rassegnarsi a una progressiva involuzione, che porti ad una visione distruttiva dell’Europa.

Siamo, infatti, tra coloro che già all’indomani del referendum francese e poi olandese non hanno mai voluto minimizzare la portata e il significato di quei “no”. E, da subito, ci siamo impegnati qui in Parlamento affinché dalla trattativa sulle prospettive finanziarie potesse emergere un segnale di fiducia, cosa che, per quanto riguarda le prerogative del Parlamento, credo sia avvenuta.

E’ anche questo il senso dei diversi incontri, tra cui quello con il Presidente Barroso, avuti oggi da Piero Fassino; avere ruolo attivo, di ricerca e di proposta, anche e a maggior ragione durante quelle che è stata definita una “pausa di riflessione” e nel corso dell’importante semestre britannico.

Io, da parte mia, vorrei quindi semplicemente riassumere i contorni del problema e brevemente (per stare nei tempi europei) offrire alcuni spunti di riflessione, per lasciare poi al dibattito la possibilità di affrontare i vari aspetti del problema:
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1) ” In primo luogo, credo sia importante sottolineare quanto la crisi che stiamo vivendo si va delineando da tempo; e non è una questione improvvisa o degli ultimi mesi: Felipe Gonzales, in ” un suo contributo di alcuni giorni fa, ci ricordava ad esempio come già l’esito del Consiglio Europeo di Nizza indusse i leader presenti a dire, dopo l’approvazione del Trattato, che era necessario “cominciare a lavorare a un nuovo Trattato”. ” Ed è abbastanza evidente che quanto sta avvenendo sia anche l’esito naturale di diverse crisi o difficoltà politiche maturate nel corso degli anni. Penso, ad esempio, alla guerra in Iraq e a quanto la rottura di una solidarietà europea abbia minato nel profondo la credibilità dell’iniziativa comune in politica estera. Ma penso anche a quanto, di fronte al mancato avvio della strategia di Lisbona, si avvertisse da tempo un vuoto, una difficoltà delle istituzioni europee e dei singoli Stati nazionali nel sottoporre al giudizio dei cittadini dell’Unione un disegno compiuto per l’Europa, un progetto politico in grado di raccogliere le aspettative, le ansie e, in definitiva, il desiderio di una maggiore uguaglianza, stabilità e sicurezza e, dunque, di un sentimento largamente diffuso. E’ abbastanza evidente che in questa situazione, in una condizione di insicurezza, si crei e si radichi l’illusione che in assenza di certezze lo Stato nazionale sia più sicuro. E, guarda caso, dove lo Stato è più forte, più forte è la diffidenza nei confronti dell’Europa. Non si può prescindere, cioè, dal dato che le istituzioni e le politiche dell’Unione europea hanno creato fiducia quando hanno mostrato capacità espansiva, assicurando un lungo periodo di pace, consolidando la democrazia anche quando era stata in precedenza negata, stabilizzando l’economia e vincendo l’inflazione. Quando, però, l’Europa ha promesso benessere diffuso, buona e piena occupazione, maggiore sicurezza ed equità, protagonismo e attivismo negli scenari di crisi internazionale, queste speranze sono andate spesso deluse, contribuendo a un malcontento popolare che si rivolge proprio ai fatti non compiuti.
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2) ” Il dibattito e le scelte in merito alle prospettive finanziarie sono state la prova e la conferma della crisi. Io non credo francamente, che il confronto sia stato tra chi voleva investire in “agricoltura” e chi in “innovazione”. Trovo questa lettura un po’ riduttiva e, soprattutto, non fondata su elementi di realtà. Il Parlamento Europeo, nelle settimane precedenti il vertice di Bruxelles, aveva raggiunto un accordo che, attestando il bilancio all’1,18% del reddito nazionale lordo, introducendo il cofinanziamento per la politica agricola e rimettendo in discussione l’assegno britannico, aveva trovato un punto di equilibrio che, nella crisi attuale sarebbe apparso a mio giudizio come l’inizio di una inversione di tendenza. Così non è stato, per le note vicende. Ma va detto con assoluta chiarezza che la proposta avanzata da sei Paesi, dell’1% del reddito nazionale lordo per il bilancio, ha come significato non tanto un ricollocamento di risorse europee verso l’innovazione e la ricerca ma, piuttosto, semplicemente un vistoso ridimensionamento delle ambizioni europee. Il tema, quindi, a me pare sia piuttosto che, in presenza di un vistoso smarrimento delle ragioni politiche dell’Europa, lo spazio politico e ideale venga colmato da ragioni locali e nazionali.
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3) ” Ora occorre ripartire e innovare, con un appello in primo luogo ai giovani dei vari Paesi. ” Ma è essenziale, se vogliamo ripartire con il piede giusto, affrontare alla radice i problemi che abbiamo davanti cominciando a ridefinire compiti e ambizioni dell’Europa allargata, per ricostruire un senso politico dello stare insieme nel mondo globalizzato e poi decidere quali Istituzioni credibili l’Europa debba darsi per continuare a esistere e svolgere un ruolo. Istituzioni, che a nostro giudizio, devono puntare sempre più sull’integrazione affrontando i nodi che l’Europa allargata inevitabilmente pone. Eludere questo nodo a me pare impossibile; anzi, è dalla risposta che nel tempo si darà a questa domanda che si capirà se l’esito di questa crisi sarà un balzo indietro o una sostanziale rinuncia. Occorre tenere presente e dare valore alle critiche, alle paure e alle richieste che provengono dai cittadini, ma compito della politica é quello di interpretarle e dare loro una risposta non certo quello di cavalcarle per demolire o ridurre le ” ambizioni dell’Europa. Certo occorre del tempo anche perché in molti importanti Paesi sono proprio le leadership politiche a essere rimesse in discussione, ma occorre avere chiari gli obiettivi finali a cui si punta. Innovare dunque forse significa tornare a investire nell’Europa, con scelte nuove, certo, che portino a modifiche sostanziali delle politiche di spesa. Ma ciò sarà più credibile e realizzabile se si superano i timori che hanno portato a una riduzione sostanziale delle risorse disponibili. E poi per sconfiggere l’illusione che una Europa ferma ad una cooperazione tra Stati possa essere all’altezza delle sfide della globalizzazione, puntare con convinzione al rafforzamento dell’integrazione e quindi delle Istituzioni che le incarnano: la Commissione e il Parlamento. Darsi questi obiettivi, ora, può apparire ambizioso e utopistico, ma io credo invece che proprio ora, nel corso di questo dibattito di carattere strategico sulle sorti dell’Europa, sia importante non avere paura e rilanciare le proprie idee, forti delle proprie convinzioni.
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 ” Da subito occorre lavorare affinché questa pausa di riflessione sul trattato non si trasformi in immobilismo, quindi è doveroso puntare a modalità innovative, sempre enunciate e mai completamente praticate, come ad esempio quelle già previste delle cooperazioni rafforzate. Non si tratta di procedere a due velocità, o di escludere qualcuno, quanto piuttosto di prevedere un assetto variabile per le politiche europee, specie in campo economico e in quello della politica di difesa. con questo spirito guarderemo alla presidenza Blair: con fiducia, interesse, ma anche esigendo chiarezza e coerenza negli obiettivi, affinché si possa davvero rinnovare l’Europa.
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Nicola Zingaretti
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Tag: Blog
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