11 luglio 2005 Il Lussemburgo dice sì al trattato costituzionale

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Il 10 luglio gli elettori del Lussemburgo hanno dato il loro sì alla Costituzione europea. Con più del 56% dei consensi, i sostenitori della Carta Ue tirano un sospiro di sollievo.

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Segue – articolo pubblicato su l’Unità, 11 luglio 2005.
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Referendum
IL LUSSEMBURGO DICE SI E DA’ OSSIGENO ALL’EUROPA
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Sergio Sergi
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Si era giocato la testa. Al termine dello scrutinio, il premier Jean-Claude Junker l’ha ancora saldamente sulle spalle. Nel referendum sul trattato costituzionale europeo che si è svolto nel suo Lussemburgo, il più ricco dei 25 Paesi dell’Unione (52 mila euro il reddito annuo procapite), il sì ha vinto con una maggioranza elevata ma non eccezionale, oltre il 56% (esattamente il 56,52% contro il 32,48% di no). Se la Costituzione fosse stata bocciata, Junker avrebbe rassegnato le dimissioni, come aveva promesso di fare, mettendo in discussione il suo carisma e il ruolo che occupa nell’Unione come “mister Euro”.
Non è andata così e il primo ministro s’è preso la soddisfazione di non regalare altri vantaggi agli scettici sparsi in Europa. Alla tv ha detto: “La Costituzione non è morta”.
La ratifica del Parlamento del Granducato (lo scorso 28 giugno il testo era stato ratificato con 55 sì e 5 astenuti) e la conferma del referendum, tengono aperto il tubo dell’ossigeno che ancora irrora la Costituzione, anche dopo il rigetto da parte della maggioranza dei francesi e degli olandesi. Qualche patema d’animo c’è stato egualmente. Il voto ha messo in evidenza la forte influenza che hanno avuto le precedenti consultazioni referendarie. Nella seconda città del Lussemburgo – Esch sur Alzette – il no ha prevalso con il 53,24% e lo stesso dicasi in sette comuni dell’antico bacino minerario e industriale che corre lungo la frontiera con la Francia. Contrari anche la maggioranza degli elettori in due comuni che ospitano centri per rifugiati.
“Il sì ha vinto in maniera chiara – ha detto l’europarlamentare del Pse, Robert Goebbels, ma non esaltante. Il voto contrario in alcuni centri operai del sud del Granducato mi ricorda molto lo scrutinio in Francia”. “E’ evidente – ha aggiunto il deputato del Ppe, Patrick Santer – anche da noi si è diffusa la paura dell’idraulico polacco”. Il presidente della Commissione europea, Josè Barroso, ha commentato: “Il segnale forte che viene dal Lussemburgo significa che una maggioranza degli Stati considera che il Trattato risponde alle loro aspettative aprendo la strada ad un’Europa più democratica, più trasparente, più efficace e più forte sulle scena mondiale”. Il cancelliere tedesco ha detto che si tratta di un “voto in favore dell’Europa mentre essa vive una fase difficile”.
La ratifica del Lussemburgo è sicuramente un successo personale di Juncker, da undici anni a guida del governo, davanti ai circa 200 mila elettori e, soprattutto, al cospetto dei suoi colleghi del Consiglio europeo. Se avesse prevalso il no, il Lussemburgo sarebbe stato il terzo Paese fondatore a dire no e la Costituzione, messa in frigorifero sino al 2007, sarebbe stata morta e sepolta in anticipo. La ratifica lascia aperta la porta agli ottimisti che puntano sul fatto che, adesso, sono tredici i Paesi che hanno detto sì.
Junker, alla vigilia, ha detto: “Se vincerà il sì sarà un chiaro segnale che il processo costituzionale è ancora vivo”. Ha avuto ragione. E stasera, forte di questo successo, si presenterà a Bruxelles per presiedere la riunione dell’Eurogruppo (paesi della zona Euro) e domani l’incontro dell’Ecofin (i 25 paesi dell’Unione).
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Tag: Blog
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