9 settembre 2008 Noi e l’8 settembre

L’8 settembre 1943 è una data fondamentale, uno spartiacque che porta il segno dell’armistizio con gli anglo americani. Il sigillo di un momento che è giusto ricordare e spiegare con rigore soprattutto alle giovani generazioni. Anche le istituzioni devono richiamare i passaggi fondanti del nostro stare insieme come comunità di uomini e di donne. L’8 settembre ha in sé le immagini e i contenuti dello scontro in atto in Italia e nel resto del mondo: Badoglio rende noto l’armistizio, l’esercito è allo sbando, il re in fuga dalle proprie responsabilità, il paese è diviso, compaiono le prime formazioni partigiane mentre inizia l’opera di rappresaglia dei nazisti.
Roma è il cuore di questo primo atto della Resistenza in un passaggio carico di contraddizioni: le prime azioni contro i nazi fascisti sono anche l’inizio dei 271 giorni di occupazione della capitale sottoposta alle leggi di guerra del terzo Reich. Ma la “battaglia di Roma” ha avuto inizio proprio la sera dell’otto settembre protraendosi per cinque giorni e coinvolgendo diversi luoghi: Porta San Paolo, la stazione Termini, piazza Indipendenza, i quartieri Trieste, Prati, Esquilino, Ostiense. I caduti furono oltre 700 tra soldati e civili. Un inizio difficile ma fondamentale anche e soprattutto per comprendere i passi successivi della nostra lotta di liberazione.
Due snodi mi sembrano necessari per non smarrire il significato e l’eredità di quelle giornate in queste ore piegate talvolta alle esigenze di un dibattito politico strumentale e spesso fazioso: ”

La Resistenza che da Roma comincia a scuotere parti del paese è com’è noto composita e variegata nei componenti, nelle bandiere di riferimento e anche negli obiettivi finali. Ma è molto ben definita la controparte, chi si muove nel campo avverso: i tedeschi divenuti da alleati occupanti e i fascisti che continuano la guerra sostenendo le posizioni e le scelte del nazismo con la RSI. Si tratta anche di una guerra civile tra italiani (tra fascisti e anti fascisti) che lacera il paese, divide appartenenze e identità tra chi sceglie il campo della liberazione dell’Europa dal nazi fascismo e chi invece mantiene fede allo scellerato patto d’acciaio tra Hitler e Mussolini continuando la guerra in tutte sue dinamiche. Del resto la prima riga di Se questo è un uomo non lascia equivoci: “Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943”.
L’8 settembre va inserito fino in fondo nelle vicende della Seconda guerra mondiale per far sì che quelle difficili giornate trovino una loro dimensione di racconto e di ricostruzione. L’eredità del conflitto e lo sforzo dei vincitori (non dimentichiamo che gli Alleati erano già sbarcati in Sicilia e stavano faticosamente risalendo lo stivale) dovrebbe rappresentare un dato di partenza della nostra esperienza repubblicana. Appare risibile il tentativo maldestro di fare a pezzi il passato, isolare delle parti dal contesto, richiamare un presunto fascismo migliore che avrebbe bisogno “di un giudizio più articolato”. Il richiamo e la commemorazione dell’8 settembre 1943 è parte della eredità del conflitto e di quelle basi di rispetto e convivenza, di quel percorso di crescita e sviluppo che ha accomunato le democrazie nel secondo dopoguerra nate nel solco della sconfitta del nazismo, del fascismo e dei loro valori di riferimento. E’ davvero triste e pericoloso essere costretti a tornare su queste semplici verità. Mi verrebbe da dire non è giusto, ma sia chiaro che torneremo a farlo ogni volta che ce ne sarà bisogno.


Tag: Blog
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