3 febbraio 2009 C’è chi spinge sulla paura dello straniero ma serve una svolta economica e sociale

L’intervista di Nicola su ‘La Repubblica’ di questa mattina.
Presidente Zingaretti, cosa sta succedendo? Prima lo stupro di gruppo a Guidonia, poi l’agguato a un extracomunitario a Nettuno. Nel frattempo, il centrodestra ha tappezzato Roma di manifesti inneggianti alla ‘tolleranza zero’, slogan che è la cifra della politica del sindaco Alemanno in materia di sicurezza. Lei è d’accordo?“Francamente a me non è mai piaciuto. Ha dentro di sé mille piccole ambiguità che ognuno può interpretare come vuole. Spingendo addirittura a farsi giustizia da sé, anche a prescindere dalla volontà di chi usa quello slogan”.
Sta dicendo che alcuni episodi anti-immigrati come le bombe carta lanciate contro un paio di negozi gestiti da stranieri e il fuoco appiccato al senzatetto indiano, sono frutto di un clima che in qualche modo ‘giustifica’ questi raid?
“No. C’è qualcosa di più profondo. Nei periodi di difficoltà e di crisi c’è sempre un istintivo ritorno all’identità e al branco, alla logica dei presunti uguali che vanno alla ricerca di un capro espiatorio, individuato inevitabilmente tra i più deboli e le minoranze. Ecco perché soffiare sul fuoco è molto pericoloso: può provocare reazioni inimmaginabili”.
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Ma allora se la ‘tolleranza zero’ non va bene, lei cosa propone?
“Io penso che i fatti di questi giorni ci pongano una domanda che va ben oltre la teorica durezza delle enunciazioni che implica come unico corollario la necessità di rafforzare il controllo militare del territorio. Ci vuole una svolta sociale ed economica per ridare ai giovani una speranza e una prospettiva alla fuga dalla noia, la stessa che poi produce episodi tragici come quello di Nettuno”.
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Belle parole, ma come si fa?
“Intanto convincendoci tutti che l’obbiettivo deve essere tirare fuori le persone dalla paura, non usare la paura. Per centrare il quale c’è bisogno di nuove politiche sociali, di maggiori investimenti per lo sviluppo, la scuola e la formazione a beneficio dei ragazzi che abitano le nostre sterminate periferie e vivono la loro condizione con grande insicurezza e solitudine. Ecco perché la sola presenza repressiva non risolve nulla. Servono luoghi di aggregazione e di integrazione, centri culturali e sportivi, che però, guarda caso questo governo sta smantellando: da sette mesi non si fa che parlare dell’utilizzo dell’esercito, dimenticando che i tagli agli enti locali comportano meno risorse per questa agenda di lavoro”.
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Lei da dove pensa di cominciare?
“Venerdì sarò a Guidonia per inaugurare il nuovo centro anti-violenza sulle donne, un progetto finanziato da tempo dalla Provincia di Roma che ora, però, si carica di un significato particolare e mostra come le istituzioni devono stare sul territorio: non solo per reprimere, ma soprattutto per prevenire, aiutare e integrare, perché di questo c’è bisogno”.
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Stamattina, però lei, insieme ad Alemanno e Marrazzo, andrà dal ministro Maroni per chiedere più risorse per il controllo del territorio e le espulsioni. E si ritorna alla repressione…
“E’ giusto chiederle. Ma anche dire: stiamo attenti perché è un’illusione pensare che la sicurezza si garantisca solo con i militari. Basta guardare alle grandi metropoli, ad esempio latino-americane: lì c’è polizia pubblica e privata ovunque, ma quando giri l’angolo c’è molta più paura e insicurezza che da noi. Significa che quel modello non funziona. Per combattere la paura occorrono innanzitutto investimenti sulle politiche sociali, di sviluppo e riqualificazione del territorio. Perciò mi piacerebbe andare, oltre che al Viminale, anche dal ministro del Welfare Sacconi, e dell’Istruzione, Gelmini”.
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Per dire cosa?
“Di non lasciarci soli, come purtroppo sta accadendo, a fronteggiare il rischio di una nuova marginalità giovanile che questa devastante crisi economica sta creando. E’ stata proprio Repubblica a denunciare la difficoltà di pagare gli insegnanti di sostegno per il recupero scolastico: un’emergenza che rischia di far alzare la dispersione tra i banchi e di aggravare i problemi. Credo sia arrivato il momento di metterci tutti intorno a un tavolo per riformulare insieme l’ordine delle priorità in materia di sicurezza”.


Tag: Blog
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