21 febbraio 2009 Non mi candido al congresso. Resto al lavoro nell’Istituzione che guido.

L’intervista di Nicola a ‘Il Riformista’ di oggi.
Zingaretti lei si chiama fuori dalla mischia?
“Faccio una premessa: è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione emergenziale. Tutto è precipitato all’improvviso e, al momento, nessuno si trova preparato ad affrontare l’enormità dei problemi che abbiamo di fronte”.
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La base chiede questo benedetto ‘rinnovamento’…
“E’ evidente che c’è una spinta, che ritengo giusta, molto forte a ‘rinnovare’. Una spinta che si è fatta più consistente soprattutto nelle ultime ore. D’altronde non ha perso solo Veltroni. Davanti ai nostri occhi abbiamo gli effetti della sconfitta del gruppo dirigente che ha pensato e voluto questo partito”.
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Se è così, sarebbe un motivo in più per ‘scendere in campo’. O no?
“Lo so benissimo che la richiesta di rinnovamento, in qualche modo, riguarda anche me. Negli ultimi due anni non mi sono mai tirato indietro, nemmeno rispetto a scelte tutt’altro che facili. Sono andato via da Strasburgo per correre, quasi da solo, per la Provincia di Roma. Ma io sono una persona seria: resto al lavoro nell’istituzione che guido e non sarò candidato al prossimo congresso del Pd. E poi basta con questa idea che ha segnato la generazione che mi ha preceduto, quella secondo cui si è sempre insostituibili: ha prodotto tanti guasti e poi ci sono tante energie nuove a cui rivolgersi”.
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Il suo ‘no, grazie’ è definitivo?
“Difendo una idea di trasparenza della politica. Nove mesi fa un milione e 200 mila persone mi hanno votato e noi, il centrosinistra, abbiamo vinto solo alla Provincia. Adesso non posso far finta di niente e dire agli elettori ‘scusate ma devo scappare perché ci sono altre priorità’. Tra l’altro, sarebbe singolare se un partito che nasce dal coinvolgimento dei cittadini non tenesse conto dell’opinione dei cittadini. Quindi io, questa volta, faccio prevalere il rispetto dell’impegno che ho preso con l’elettorato. Qui a Roma c’è una grande partita aperta: c’è Alemanno che aspira a una funzione politica nazionale e in più, l’anno prossimo, ci aspettano elezioni regionali che si annunciano difficili. E poi, chiamarmi fuori dalla corsa per la segreteria non significa smettere di fare politica e voglio stare in campo con le mie idee per contribuire a un dibattito che mi auguro sia chiaro e schietto”.
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Il Pd è nella bufera. A sentire D’Alema la colpa è di una ‘politica confusa’. Concorda?
“A mio avviso, negli ultimi sedici mesi hanno convissuto nel Pd due posizioni tutt’altro che conciliabili. La prima è quella di chi insisteva per costruire un’identità del partito; l’altra è stata quella dei tanti che hanno detto ‘o si rispetta il mio punto di vista oppure io non ci sto più’. Diciamo che c’è stata una tendenza a fomentare questa dialettica per organizzarsi dentro degli spicchi. Un po’ come se la ricerca di una mescolanza fosse vista come lesa maestà”.
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Quindi la colpa è di chi avrebbe tramato contro Veltroni?
“L’ho detto e lo ripeto: stiamo assistendo alla sconfitta non solo di Veltroni. Adesso bisogna invertire la rotta. Basta con la retorica delle formule finalizzate alla rimozione dei problemi”.
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In che senso, scusi?
“Prenda la collocazione europea. Io vedo lo sforzo generoso di chi insiste su un ‘patto federativo’ col Pse. Ma allo stesso tempo, da ex deputato europeo segnalo che ho non capito che significa concretamente questa soluzione”. ”
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Oggi si riunisce la Costituente. E’ d’accordo con l’ipotesi di Franceschini ‘segretario a tempo’ oppure tifa per l’opzione ‘primarie subito’?
“Chi invoca primarie subito lo fa perché ha paura che qualcuno voglia organizzare una soluzione-pasticcio. Non sono membro della Costituente e quindi non ci sarò. Penso però che vada convocato il congresso, che vadano sciolti gli organismi attuali, e che, con l’elezione del segretario, si debba eleggere un luogo di direzione e garanzia costituito da segretari regionali e da alcune personalità provenienti dal territorio. A queste condizioni sì, un periodo transitorio andrebbe anche bene. Anche come risposta alla grande domanda di partecipazione che non va censurata né sottovalutata”.


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