8 dicembre 2005 Bilancio: la proposta inglese non aiuta l’Europa

Un articolo di Nicola Zingaretti e Gianni Pittella. Da l’Unità dell’8 dicembre:
Gli inglesi, il bilancio e un’Europa “piccola piccola”
Per una volta, ha ragione Josè Barroso, il presidente della Commissione europea. Ha definito buone per un'”Europa piccola piccola” le proposte sul bilancio pluriennale dell’Unione europea, appena presentate dalla presidenza britannica. Aggiungiamo: proposte per un’Europa senza ambizioni e subalterna. Francamente, di tutto avrebbe bisogno l’Ue di questi tempi, fuorchè di scelte politiche che riforniscano di benzina gli armamentari dei suoi avversari. Tony Blair aveva persino affascinato una buona parte dell’opinione pubblica e dell’establishment politico all’inizio della sua presidenza. Prese di petto il bilancio dell’Ue e disse: cosí non va, bisogna rivoltarlo. Perchè, aggiunse, continuare a dare sussidi alle mucche piuttosto che incentivare la ricerca e l’innovazione? Era luglio e anche i meno ottimisti concedettero: diamogli quest’opportunità, vediamo le sue carte. ”
 ” Siamo a dicembre e il Consiglio europeo è ormai alle porte ma, dopo molte settimane di attese e speranze, la presidenza britannica pensa di risolvere il confronto sulle cosiddette “Prospettive Finanziarie” tagliando il bilancio per portarlo sotto l’1% del pil. La battaglia sui bovini è rimandata a data da destinarsi e le nuove risorse per la ricerca, evidentemente, saranno trovate in un altro momento. La “svolta” annunciata, dunque, non si è verificata. La presidenza Blair ha abbandonato gli ambiziosi proclami e ha scelto, invece, la tradizionale strada dell’accordo al ribasso operando con queste mosse: 1) mettere spalle al muro i paesi dell’est che saranno costretti, pur di non perdere il treno, ad accettare i sacrifici sui fondi a sostegno dell’allargamento; 2) rassicurare la Francia di Chirac che non sarà toccata la riforma agricola del 2002; 3) concedere alla Spagna un fondo sulla competitività a titolo di compensazione per la perdita dei fondi sulla coesione; 4) ridurre in maniera minima il livello del proprio rimborso annuale accompagnandola con i benefici della riduzione del costo del bilancio a favore dei paesi “contributori netti”; 5) operare un taglio consistente al sostegno per lo sviluppo rurale.
 ” É del tutto evidente che con un’impostazione simile non si va da nessuna parte. L’Europa minima è funzionale ad una visione nazionalistica, prettamente intergovernativa. Se prevarrà questa politica, le forze che credono e si sono battute per l’avanzata dell’integrazione europea dovranno chiudere con urgenza l’ormai lunga pausa di riflessione. Un accordo su un bilancio dichiaratamente insufficiente, anzi rinunciatario e ragionieristico, dovrà essere da stimolo per riprendere la battaglia per rivitalizzare l’Europa. Noi abbiamo e sosteniamo una concezione diversa dell’Europa, valore aggiunto delle politiche nazionali, strumento unico e straordinario nel mondo multilaterale. La vicenda del bilancio puó essere lo spartiacque tra le due visioni. La stessa Commissione europea, che ha appena compiuto un anno, sembra star lí, incolore e inane. Barroso, è vero, ha reagito con forza alla proposta britannica, ma l’attività esplicata non riferisce di un ruolo politico propulsivo, non ci consegna affatto l’immagine di un’istituzione che non accetta lo status quo, che ha a cuore il processo d’integrazione e che vuol difendere le conquiste acquisite.  ”
Poi c’è il problema del governo italiano. Da che parte starà? Il ministro degli esteri, cui è affidato un compito di primo piano nel negoziato, ha assunto davanti al Senato della Repubblica degli impegni solenni. Ha assicurato che l’Italia non accetterà una proposta minimalista e che, peraltro, nasconde un grave danno per gli interessi nazionali. Il governo italiano ha minacciato il veto, una soluzione estrema. Da quanto si sente e si vede, esiste il rischio che l’Italia possa essere l’unico Paese a pagare, in percentuali più salate, i nuovi conti della presidenza britannica. Come è stato possibile ridursi a questo? Quale politica di alleanze è stata fatta nell’Unione per evitare di trovarsi in una condizione di palese debolezza? Vogliamo sperare, a questo punto, che nella trattativa delle ultime ore al Consiglio europeo non ci si acconci al peggio pur di onorare pratiche amicali che


Tag: Blog
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