18 marzo 2009 Crisi economica: gli enti locali virtuosi devono tornare a investire

L’intervista di Nicola a ‘Europa’.
Dopo aver costretto il governo ad aumentare i soldi stanziati per i precari che perdono il lavoro, ieri il Pd ha portato a casa un altro risultato politico di tutto rispetto. Stavolta a festeggiare sono comuni e province: alla camera è passata, con voto bipartisan e con il parere favorevole del governo, la mozione Franceschini sull’allentamento del patto di stabilità per gli enti locali. Un provvedimento che impegna l’esecutivo a dare più margini di manovra a quelle amministrazioni virtuose che vogliono (e possono) spendere di più.
Balza agli occhi, però, una contraddizione non da poco. Proprio il centrosinistra in tutti questi anni è stato il custode più inflessibile del rigore fiscale, dell’equilibrio dei conti pubblici, del rispetto dei vincoli europei. L’ex ministro Padoa Schioppa, per fare un esempio, è quello delle ‘tasse sono bellissime’ perché garantiscono i servizi e la stabilità del bilancio. Come mai questa mutazione genetica? Perché ora si può spendere senza curarsi di debito e deficit?
Per Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, e uno degli amministratori democratici emergenti, il cambiamento non è dovuto al fatto di essere passati a fare opposizione. “La verità è che nel frattempo è successo qualcosa che ha fatto saltare tutti gli schemi. Siamo sprofondati in una crisi economica che non ha eguali, dalle proporzioni inedite. In questo contesto province e comuni non possono essere viste quasi fossero dei nemici ma vanno coinvolte e utilizzate per uscire dalla recessione. Invece da questo governo abbiamo subito solo attacchi”.
Zingaretti non nomina mai il ministro dell’economia Tremonti, ma è chiaro che il suo pensiero va a Via Venti Settembre e ai tanti sgarbi che il ministro ha riservato agli enti locali in questo anno scarso di governo. A partire dal mancato rimborso totale dell’Ici sulla prima casa ai comuni, passando per l’impossibilità di vendere immobili per finanziare investimenti e finendo con i tagli generalizzati ai trasferimenti statali.
Tre bordate che hanno messo in ginocchio tante amministrazioni, governate dal centrosinistra ma anche dal centrodestra. “Per dare un ordine di grandezza, alla sola Provincia di Roma nei prossimi tre anni verranno sottratti 35 milioni di euro. Non ho assolutamente intenzione di tagliare la spesa sociale, spero di cavarmela con risparmi sui costi della macchina burocratica, tipo col rinnovo del parco auto o con una stretta sulle spese di cancelleria. Però i cittadini devono sapere che meno soldi significano meno servizi. Che nel caso delle province significa meno sicurezza per scuole e strade”.
Proprio il contrario di quello che sarebbe più utile.
“Province, comuni, regioni potrebbero fare tanto per aiutare l’Italia a risollevarsi. Sono quelle ad avere un contatto diretto con i bisogni dei cittadini, sono quelle che possono subito immettere liquidità nel mercato. L’Anci ha stimato che i comuni avrebbero in pancia 14 miliardi di euro da investire ma non lo possono fare. Bisogna liberare queste risorse. Invece questo governo da un lato parla tanto di federalismo ma alla prova dei fatti fa politiche centraliste. Mi sembra che sia prevalsa nella destra l’illusione di una gestione dirigista che non ha molto futuro”.
E qui ritorna il riferimento occulto a Giulio Tremonti, che a conti fatti è il vero sconfitto del voto bipartisan di ieri. “Ma ora il governo non ha più scusanti ed è obbligato a passare all’approvazione degli atti normativi che rendano effettivamente attuabili le modifiche al patto di stabilità”.


Tag: Blog
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