5 dicembre 2005 Bilancio europeo, no alla proposta inglese

Nicola Zingaretti e Gianni Pittella, relatore generale del bilancio Ue 2006, spiegano in un intervento congiunto le critiche alla proposta avanzata dalla presidenza inglese e al comportamento del governo italiano.
«Dopo aver ascoltato le proposte della presidenza britannica è ormai chiaro che, dal negoziato sulle Prospettive Finanziarie dell’UE, l’Italia sarà il Paese che uscirà maggiormente con le ossa rotte. Come temevamo. E per questo motivo, nelle scorse settimane, avevamo messo in guardia il governo Berlusconi – Fini- Tremonti. La bozza di accordo illustrata dal ministro Jack Straw prevede un bilancio pluriennale molto ridotto e, su questo sfondo, una penalizzazione gravissima per l’Italia che pagherebbe, più di ogni altro Stato membro, il prezzo di una politica all’insegna di “meno Europa per tutti”. I grandi progetti del presidente Blair sono rimasti nel cassetto.
La proposta britannica si distingue per: 1) lasciare praticamente inalterato il meccanismo del rimborso al Regno Unito, secondo la regola di “Cicero pro domo sua”; 2) la riduzione del finanziamento nazionale al bilancio che accontenta i Paesi “contributori netti”; 3) la concessione alla Spagna del “Fondo tecnologico” per la competitività a causa dell’uscita dal Fondo di coesione; 4) il taglio di una parte dei Fondi strutturali ai Paesi dell’Est mitigato dall’allungamento dei tempi di spesa previsti dalla regola dell'”N+2″ e da un eventuale maggiore finanziamento.
Dalla riduzione della portata del bilancio, che sarebbe una decisione esiziale per il funzionamento, gli obiettivi e le speranze dell’Unione europea, ogni Paese, per un verso o per l’altro, riceverà comunque una parziale compensazione. I contributori netti (Regno Unito, Germania, Svezia, Austria, Olanda e, anche, Francia e Italia) ridurranno il loro apporto finanziario. La Francia non avrebbe da lamentare alcun ripensamento sull’intesa agricola del 2002, i Paesi della nuova adesione incasserebbero i Fondi anche se inferiori, secondo il principio del “pochi, maledetti e subito”. I Paesi dell’area iberica rimarrebbero beneficiari netti, con il Fondo tecnologico per Madrid. E l’Italia? É vero che pagherebbe di meno, come del resto tutti gli altri, al bilancio comunitario ma subirebbe un altro colpo con un taglio al capitolo dello sviluppo rurale.
Il governo italiano s’approssima, dunque, al Consiglio europeo di Bruxelles in splendido isolamento. Altro che minacciare il veto. Bisognava, per tempo, costruire una politica di alleanze nel Consiglio europeo, avere la statura da leadership, per lanciare la sfida di un bilancio davvero innovativo. Le idee nuove (cofinanziamento in agricoltura, fiscalità di vantaggio, il legame tra entità dei fondi strutturali alla capacità di spesa, impegno per la ricerca, l’istruzione e le politiche giovanili, ecc.) non mancavano. Sono mancati, invece, coraggio e la forza politica. Temiamo che, giunte a questo punto le cose, ci si prepari ad acconciarsi al gravissimo arretramento della proposta britannica».


Tag: Blog
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