3 ottobre 2009 Stadio Roma. Nicola: “Non ho capito perché è stato scelto quel luogo”

In questi giorni sono stato più volte sollecitato ad esprimere la mia opinione sul progetto del nuovo stadio della Roma. Da parte mia, sono perfettamente d’accordo con l’idea di rispondere positivamente alle richieste delle tifoserie e delle società delle squadre romane. Prima di parlare di una questione così delicata, ho aspettato, ma credo ora sia giusto intervenire anche perché, tra pochi mesi, con l’approvazione del Piano Territoriale Provinciale, la Provincia assumerà fondamentali competenze in materia urbanistica e, dunque, sarà direttamente investita da questo tema.
Nel nuovo PRG il quadrante della città che dovrebbe ospitare il nuovo stadio è già interessato da un vasto programma urbanistico, frutto di compensazioni e interventi di edilizia residenziale pubblica, per un totale di circa 4 milioni di metri cubi, in particolare per la riqualificazione della zona delle cave tra via Magliana e via Aurelia, a ridosso del Gra. Il Prg ha, però , escluso dagli interventi, per valenza ambientale ed archeologica, proprio l’area indicata dalla proposta del nuovo stadio (un’area che, se non ricordo male, vide il ritrovamento di un’incredibile quantità di reperti). Insomma: nulla nasce da oggi, ma è figlio di un complesso e travagliato percorso di pianificazione che ha condotto, fin qui, a scelte chiare. Pertanto, riaprire il problema dell’edificabilità di quest’area è una questione che merita un approfondimento attento. Credo sia necessario muoversi bene, in un ambito di certezze: verificare seriamente e in tempi brevi, con la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Roma e con il Ministero dei Beni Culturali, il nodo della fattibilità di questo intervento è il presupposto da cui partire per affrontare ogni altra criticità.
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Alla problematica dell’edificabilità dell’area si aggiunge una seconda questione. Non potendo certo pensare che lo stadio possa mettere in dubbio la realizzazione degli interventi già previsti (la cui procedura attuativa, risalente al 2003, sarebbe opportuno concludere al più presto) si pone un problema evidente di sostenibilità dell’area. Insieme allo stadio è, infatti, prevista anche la realizzazione massiccia di nuovi insediamenti abitativi, direzionali e commerciali. Tutto questo non può vivere senza infrastrutture. E’ indispensabile dunque, capire, prima di tutto, quali misure aggiuntive assumere per garantire una mobilità funzionale: come superare i limiti della programmazione della rete del trasporto pubblico su ferro e su gomma, come prevenire un eccessivo aggravio di traffico sulla già intasatissima via Aurelia, come collegare i nuovi interventi con il Raccordo Anulare. Sarebbe pertanto utile, prima di assumere decisioni sulla fattibilità dell’intervento, concertare in via preventiva con FS, Roma Metropolitane ed Anas il quadro delle infrastrutture realizzabili.
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Infine come terza questione, il ritorno per la collettività ovvero il cosiddetto interesse pubblico dell’urbanistica: non solo mobilità, ma anche un quadro chiaro dei servizi. Di fronte a un’operazione di queste dimensioni, è giusto che la collettività, pagando per l’autorizzazione di questo intervento un costo elevato in termini di consumo di suolo e di densificazione, veda migliorato il proprio territorio e le sue condizioni di vita urbana. Quelli che ho elencato sono temi complessi e la non soluzione di anche solo uno di questi porterebbe inevitabilmente al naufragio del progetto. Sarebbe stato utile su tutti questi temi, ma è davvero urgente farlo ora, attivare un tavolo di confronto con tutti gli attori interessati allo scopo di giungere ad una proposta sostenibile e condivisa. Spero che nessuno voglia ricorrere alle scorciatoie previste dalla nuova legge sugli stadi che il Parlamento improvvidamente ha approvato: il cambiamento di una metropoli e Roma in particolare o avviene all’interno un progetto organico e condiviso di sviluppo oppure finisce per produrre solo conflitto, prima, e caos urbanistico dopo. Tanti affari e tanti progetti non fanno una città. E, se non stiamo attenti, rischiano di non far fare neanche due stadi.
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L’intervento di Nicola in un articolo pubblicato oggi su Repubblica.


Tag: Blog
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