11 aprile 2010 A Mauthausen per il secondo Viaggio della Memoria della Provincia di Roma

E’ partito da Ebensee, un sottocampo di Mauthausen, in Austria, il secondo viaggio della memoria organizzato dalla Provincia di Roma e dall’Associazione nazionale ex deportati che ha dato la possibilità a 240 studenti di 60 istituti di Roma e provincia di rivivere la storia dei campi di sterminio. ”
Remo Comanducci aveva 21 anni quando, il 4 gennaio del 1944, fu portato nel campo di sterminio di Mauthausen, in Austria. Oggi ha 87 anni, e per la prima volta è tornato per trasmettere i suoi ricordi ai ragazzi delle scuole: "C’era la neve, era alta. Non riuscivo a tirare fuori i piedi", ha detto lasciandosi andare in un pianto liberatorio. “Ora capite perché non volevo tornare qui…", ha sospirato asciugandosi le lacrime mentre guarda le foto e i nomi di alcune delle vittime italiane del campo di sterminio nazista.
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Insieme a lui ci sono anche gli altri sopravvisuti Mario Limentani e Rosario Militello, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, il presidente della fondazione Museo della Shoah, Leone Paserman e Vera Michelin Salomon, presidente dell’ Aned di Roma (Associazionenazionale ex deportati).
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Superata l’emozione iniziale, Comanducci ha ripreso il filo della memoria: "Chi cascava veniva vergato con tubi di caucciù. Appena arrivati ci hanno spogliati nudi, era gennaio e faceva un gran freddo. Ci hanno rasati capelli e in mezzo alla testa mi hanno fatto una striscia con il rasoio come i moicani. Ci hanno fatto in petto la matricola, la mia e’ 42.053. Da lì – ha aggiunto tornando a piangere- ha principiato l’inferno. La mattina dopo averci svegliato con l’acqua fredda, ci facevano acciaccare la neve con i piedi per far passare le Ss, poi ci davano la brodaglia". La sua salvezza arrivò grazie alla sua abilità: con la mansione di meccanico fu spostato al campo di Gusen, non molto distante da Mauthausen, l’11 marzo del 1944, per essere liberato il 5 maggio del 1945.
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Nel campo morirono circa 700 dei mille che furono tenuti prigionieri; tra loro anche 71 ebrei di cui molti romani. In questo luogo legato al campo principale di Mauthausen veniva utilizzato il principio dello sterminio per la non idoneità al lavoro. Su questi terreni dove uomini e donne lavorarono e morirono in condizioni disumane, ora sorgono villette abitate. Una cosa “incomprensibile” per Nicola che ha spiegato come ”sia assurdo che solo grazie a una famiglia di italiani, i Le petit, che hanno acquistato il terreno sia stato possibile mantenere la memoria e realizzare un monumento che ricordi chi qui ha perso la vita”.
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“La volontà – ha detto Nicola – è di rimuovere l’illusione che l’orrore che è stato di per sé non possa mai più riproporsi. O peggio, relegare l’idea che nazismo, fascismo e negazione della libertà siano dentro un fatto storico fuori della realtà. Sono fenomeni politici che fanno parte della storia umana. E’ importante ritornare perché le forme di presunzione possono tornare in modi diverse. Se non c’è un’azione culturale di trasmissione della storia, allora la storia può essere cancellata o peggio rimossa".
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"La missione culturale di questi viaggi – ha aggiunto – è quella di ricordare a tutti che la radice di quella che è stata la Shoah è qualcosa purtroppo di molto umano. La radice è stata l’odio, la discriminazione nei confronti dell’altro, e alla radice della volontà di annientamento c’era la presunzione di una gerarchia di valore dell’ uomo sull’uomo. La democrazia stessa non è un bene acquisito in assoluto di per sé, non è una cosa statica, è quotidiana lotta per difendere sfere di cittadinanza per chi non ce l’ha. Qui sono sepolti uomini e donne a cui non fu riconosciuto il diritto di esistere solo perché esprimevano un’opinione diversa o erano di religione diversa. Per non essere retorici dobbiamo avere sempre presenti questo elemento culturale".


Tag: Blog
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