24 aprile 2010 Guai sottovalutare il Pdl: quei toni radicali alla gente piacciono

L’intervista di Nicola al Corriere della Sera – 24 aprile 2010 | di Maria Teresa Meli
«È evidente che lo spettacolo che abbiamo visto noi e qualche milione di italiani non è stato edificante. Ma dico al mio partito e al centrosinistra tutto: occhio, a fare spallucce, a fare gli scandalizzati e ad assumere l’aria di sufficienza Quel che è successo in realtà è assai insidioso: il Pdl in quel modo ha occupato e occupa tutto io spazio politico, fa al contempo la parte della maggioranza e quella dell’opposizione».
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, lancia un monito al Pd perché non banalizzi o minimizzi il duello che è andato in scena tra Berlusconi e Fini.
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Si spieghi un po’ meglio Zingaretti.
«Alla direzione del Pdl abbiamo assistito a uno scontro tra idee, portato avanti con una schiettezza e una durezza che non turbano la gente, abituata al linguaggio semplificato dell’Isola dei famosi o dei talk show rissosi. Dobbiamo capire che quella della maggioranza è una forma di comunicazione facilmente decodificabile dai fruitori di televisione».
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Scusi, non starà forse dicendo che, alla fine della festa, il Pd dovrebbe prendere esempio dal Pdl?
«Figuriamoci. Quelle forme gladiatorie di dibattito non mi piacciono affatto. Io sto parlando di un’altra cosa. Dell’esplosione di forza comunicativa dello scontro in atto tra Berlusconi e Fini. Noi dovremmo avere la stessa forza e la stessa determinazione per imporre la nostra agenda nella vita politica italiana. Dovremmo parlare con semplicità e chiarezza. Faccio un esempio. Quando i ministri sono scesi in piazza a San Giovanni noi del Pd ridevamo, e invece quelli occupavano uno spazio politico e dopo il risultato delle elezioni ce ne siamo accorti. Faccio un altro esempio. Quando Fini pone in quel modo il tema dell’Unità d’Italia, a noi caro, trasmette con la fisicità i valori per cui dà battaglia».
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Comunque la direzione del Pdl è anche quella che si è conclusa con la votazione di un documento assai particolare…
«Un documento incredibile in cui si sancisce il divieto di esprimere un’opinione diversa da quella del capo. Il Pci non avrebbe mai scritto una cosa del genere. Dirò di più: forse persino Stalin avrebbe avuto delle difficoltà a mettere in votazione un testo di questo tipo! E’ paradossale che Berlusconi, che ogni giorno si pone come il campione dell’anticomunismo, finisca poi per evocare il centralismo democratico assoluto con il documento che è stato votato in direzione».
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Tornando a voi, Quella direzione forse vi impone una svolta…
«Ci richiama all’emergenza di rioccupare uno spazio politico con forme radicali, in modo spiazzante per loro. Vogliamo, per esempio, ricordare che tra un po’ ci saranno milioni di ore di cassa integrazione da rifinanziare, e dare battaglia su questo?».
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Per ora non sembrate su questa lunghezza d’onda, Zingaretti. E vi limitate a bollare come sconcertante quello che è successo alla direzione del Pdl.
«Il pericolo è quello di sottovalutare quel che è successo. Mi ricordo come fosse ieri quando Berlusconi scese in campo nel 94. Noi ironizzammo sulla calza per non far vedere le rughe in tv e sulle videocassette con il suo messaggio già bello e pronto… e finì come finì. Il confronto politico che è in atto nel Pdl non va banalizzato, sbaglieremmo a farlo. Se noi passiamo il tempo a discutere sui metodo, ed è questo il rischio, non andiamo da nessuna parte. Io penso che il nostro programma debba essere quello di ricostruire l’Italia per chi merita e chi ha bisogno. Ossia per quelle due categorie di cittadini che vengono colpevolmente trascurate da questo centrodestra».
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Lei parla così, ma intanto nel centrosinistra di parla dl alleanze, si va avanti per posizionamenti. Forse manca qualcosa. O no?
«Veramente l’ultima direzione del Pd ha aperto un percorso per la conferenza programmatica che per avrà un senso se ci metteremo l’anima e il cuore. Solo così riusciremo a parlare in modo diretto alla gente e a farci capire. li che non significa certo tirarsi le sedie in faccia o usare i metodi gladiatori del Pdl, ma vuol dire rompere i nostri schemi un po’ ingessati, non indugiare nelle diplomazie politiche, impregnare di passione le nostre battaglie. Altrimenti, lo ripeto, il rischio è quello di non riuscire pi ad occupare uno spazio politico e di lasciare la scena per intero al centrodestra».


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