18 aprile 2006 Più Europa, più Unione: il nuovo articolo di Nicola per “Left”

La consueta rubrica europea di Nicola per il settimanale “Left”. Ecco il contributo di questa settimana….
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Il Trattato di adesione all’Unione Europea dei 10 Paesi dell’Europa centro orientale che venne firmato nell’aprile del 2003 prevedeva tra l’altro un regime transitorio e restrittivo in tre fasi per la libertà di circolazione dei lavoratori. Un regime transitorio che venne previsto per tranquillizzare i cittadini dei Paesi dei 15 rispetto alle paure del crescere di flussi migratori. Fra ” poche settimane molti ” degli Stati membri dell’Unione Europea dovranno decidere se aprire o meno le frontiere a questi lavoratori dei Paesi di nuova adesione oppure prolungare queste restrizione all’accesso. Il dibattito ovviamente è acceso e coinvolge imprese, governi e forze sociali.
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Il Parlamento europeo anche questa volta ha deciso di dire la sua e alcuni giorni fa ha approvato un rapporto sul tema lanciando un messaggio chiaro ai Governi: le misure transitorie applicate per limitare l’accesso ai lavoratori dell’Europa centro orientale ai mercati dei lavoro dei “vecchi” Paesi dell’Ue devono essere abolite. Sono inutili se non dannose. Ovviamente questo è un tema molto delicato.
Come detto, anche ” se l’allargamento ad est dell’unione ha garantito in questi anni ” stabilità, pace e la crescita costante di economie in molti Paesi, creando nuovi mercati e ” limitando il pericolo dei flussi migratori, la gran parte dei cittadini dei 15 continua sostanzialmente ad avere paura della competitività di queste giovani economie centro-orientale. Ancora oggi neanche a dirlo la preoccupazione maggiore riguarda proprio il lavoro e il “pericolo “ di incontrollati flussi migratori verso in nostri confini.
Poco importa se i ” limiti e ” le barriere sono contrarie all’idea della costruzione del mercato unico e anche libero scambio e a ben guardare anche della sempre citatitissima strategia di Lisbona. Essa infatti sottolinea che proprio per perseguire la crescita e l’occupazione è fondamentale attuare politiche che favoriscano la mobilità professionale e geografica. ”
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Il rapporto del Parlamento è a dir poco coraggioso e non a caso porta la firma di un parlamentare di un Paese di nuova adesione, l’Ungherese Csaba Ory. Si comincia con ” osservare che nei mercati del lavoro degli Stati che hanno optato per l’apertura senza restrizioni ” (Regno Unito, Svezia e Irlanda), non si sono verificate tensioni né tantomeno fenomeni di flusso migratorio massiccio.
Mentre le misure transitorie, al contrario, “contribuiscono in misura determinante ad aumentare il lavoro nero e la parasubordinanzione”, portando “pressioni su salari e a condizioni di lavoro irregolari”. Come dire, le persone, gli individui si muovono perché ormai si tratta di cittadini dell’Unione Europea, ma se vogliono lavorare debbono farlo a nero.
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Cosa succederà ora? Naturalmente quello del Parlamento è semplicemente un rapporto che può essere utile ai fini di indirizzo, ma non impegnativo nelle decisioni. Alcuni Governi condividono questa analisi altri no. ” I governi austriaco, francese e del Lussemburgo da parte loro, hanno già ufficialmente confermato di voler prolungare le restrizioni fino al massimo previsto del 2009, al contrario Spagna, Portogallo, Finlandia, e Olanda hanno annunciato di volervi rinunciare. Ogni Paese si dovrà pronunciare, c’è tempo fino al primo maggio per decidere. Per quanto riguarda l’Italia il Governo Berlusconi, a marzo aveva comunicato di voler mantenere le restrizioni fino al 2009, ma sicuramente questo è una di quelle decisione sulle quali il nuovo Governo italiano dovrà tornare. Le implicazioni di carattere sociale, di politica estera, di rapporto con l’Europa sono rilevanti.
Ciò che pesa è un giudizio di fondo del rapporto che segnala che in realtà l’invasione temuta non c’è stata, le restrizioni adottate nei confronti di Paesi che a questo punto sono membri Ue a tutti gli effetti, rischiano di diventare una contraddizione e per i lavoratori dell’est addirittura una discriminazione rispetto ai lavoratori di Paesi terzi. Una bella gatta da pelare, per una economia in crisi di crescita come la nostra.
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Quello che c’è da augurarsi ” è che almeno il nuovo Governo dia ascolto al suggerimento che nel punto due il rapporto del Parlamento fa a tutti i Governi cioè “che gli Stati membri che scelgono di prorogare…lo facciano sulla base di una analisi approfondita della minaccia che ogni nuovo Stato membro presenta per i rispettivi mercati del lavoro”.
In sostanza si dice, scegliete, ma almeno fatelo con cognizione di causa, cosa di cui c’è da dubitare il nostro Governo abbia finora fatto.
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Nicola Zingaretti
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Tag: Blog
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