1 aprile 2006 Più Europa, più Unione: la rubrica di Nicola su “Left”

Primo articolo di Nicola per la rubrica europea del settimanale “Left”.
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Sono ormai diversi i commentatori politici che, parlando dell’Europa, della sua crisi, della situazione di stallo in cui versa il processo di integrazione, segnalano la vitalità, pur in uno stato di difficoltà generale, del Parlamento Europeo. Il Parlamento infatti vota, decide, delibera e propone anche su temi che normalmente non ottengono il lusso della prima pagina. È difficile orientarsi e interpretare questo attivismo, ma tra i segnali di vitalità va sicuramente segnalato il lavoro della commissione d’inchiesta sulla presunta presenza di “prigioni CIA” in Europa.
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La Commissione parlamentare, per ora, è al lavoro nel silenzio. Si tratta di raccogliere e analizzare informazioni, documentazione, testimonianze per appurare se la CIA o altri servizi di Paesi terzi si siano resi responsabili di operazioni illegali sul territorio dell’Unione europea e di altri Paesi in via di adesione o candidati all’adesione all’Unione. È una scelta coraggiosa e un compito non facile; determinare la responsabilità o meno su reati gravi come rapimento, detenzione illegale in luoghi segreti, tortura e trattamento inumano o degradante di individui. Il caso era esploso dopo le denunce raccolte, alla fine del 2005, da molti giornali e la pubblicazione da parte di diversi quotidiani addirittura di tracciati di volo di aeromobili, identificati come in uso alla CIA, rendendo note le date e le rotte dei viaggi e gli scali effettuati. Dopo un intenso dibattito, il Parlamento Europeo ha deciso di indagare e ” andare a vedere: non ” “una corte di giustizia” come ha detto Claudio Fava, relatore della Commissione, “ma una commissione parlamentare non per procedere contro uno o più Stati ma a favore dell’Unione Europea, mettendo al centro il rispetto dei di diritti umani”.
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In un’Europa che fa fatica a muoversi unita nel campo della politica estera, i 46 parlamentari della commissione stanno lavorando con estrema prudenza ma al tempo stesso grande determinazione su terreni delicatissimi come la sovranità nazionale, il ruolo degli Usa e il rapporto con i Paesi europei, la forza e il coordinamento delle intelligence nei Paesi membri. Indagare sta risultando utile. Anche se il rapporto Fava sarà votato a luglio, già ora, dopo due mesi di lavoro, cominciano ad emergere dati e fatti sui quali è utile accendere i riflettori perché potrebbero essere solo un segmento in un sistema di attività continua e permanente. Tra i fatti va sicuramente segnalata la dichiarazione dell’ex ambasciatore brittanico in Uzbekistan, Craig Murray, la cui testimonianza in Commissione è prevista per fine aprile: “…ho inviato telegrammi al mio governo, per denunciare che le informazioni sul terrorismo erano ottenute con la tortura. Mi hanno ignorato”. Oppure, oltre ai più noti casi del rapimento a Milano dell’imam Abu Omar, per il quale la procura di Milano ha spiccato 22 mandati di arresto internazionale verso altrettanti agenti della Cia, emerge che due Paesi hanno chiaramente partecipato ad azioni di detenzione e trasporto illegale di prigionieri: la Svezia e la Bosnia. In Bosnia, addirittura nel 2002 sei cittadini Algerini accusati di terrorismo, ma mai processati, vengono consegnati alla Cia e trasferiti a Guantanamo. Tutto ciò, nonostante la corte dei diritti di umani bosniaca avesse ” emesso un ordine per impedire l’espulsione dei sei.
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Altre ombre si addensano sulla Romania e la Polonia. A novembre 2005 il Washington Post aveva sollevato il caso e dalla ricostruzione dei tracciati di volo balza all’attenzione una particolare concentrazione di voli su questi due Paesi. Dati, questi, che potrebbero confermare la teoria dell’esistenza di prigioni illegali. Per ora quindi siamo a dati, interviste, testimonianze, ma la coraggiosa scelta di istituire una commissione di inchiesta europea è stata premiata dalla concretezza delle informazioni che si stanno raccogliendo.
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Nel nome della trasparenza, la Commissione parlamentare indaga e tenta di ricostruire lo scenario più completo e veritiero possibile. ” Concluderà i suoi lavori a luglio, ma già da ora sarà bene prepararsi a discutere e ragionare sui suoi esiti. Insabbiare sarà difficile.
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Nicola Zingaretti
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Tag: Blog
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