2 agosto 2010 “Il Pd del Lazio? Si svegli”. L’intervista al Corriere della Sera

L’intervista a Nicola sul Corriere della Sera – 2 agosto 2010 – di Ernesto Menicucci
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In vacanza in Vai Gardena, parla Nicola Zingaretti, presidente della Provincia: «Il Pd del Lazio? Mi sento di dire una cosa: è ora di sbrigarsi, di scegliere un programma prima che delle persone». Il numero uno di Palazzo Valentini ha «staccato» per qualche settimana dalla politica.
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Le stelle, prima, le ha fatte vedere al governo, con la vittoria nel ricorso al Tar sui pedaggi autostradali che ha «minato» un pezzo di finanziaria. Adesso, invece, le stelle le guarda lui, insieme a tutta la famiglia. «Sì, ma le mie sono quelle alpine: sono a 2.600 metri d’altezza», dice Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, rispondendo al telefonino. Beccato in vacanza, scusi. Dove sta? «In Vai Gardena, con moglie e figlie. Questo è il periodo dedicato a loro…».
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Prima della pausa, per , ha fatto in tempo a piazzare un colpaccio…
«Siamo contenti del risultato sui pedaggi. Era un provvedimento iniquo e abbiamo dimostrato, con i fatti e non solo a parole, di essere dalla parte dei cittadini. Non basta strillare, ci vuole coerenza in quello che si fa».

È un messaggio per il sindaco Alemanno, che ha appoggiato l’iniziativa della Provincia senza però firmare il ricorso presentato?
«E’ un messaggio per tutti. Anche all’interno del mio partito».
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Ecco, il Pd. Adesso si parla di commissariamento della segreteria laziale, dopo la mancata elezione di Piero Latino. Tutte queste beghe interne non rischiano di allontanare la gente?
«Non voglio entrare in questi discorsi. Ognuno deve fare il suo mestiere e io faccio l’amministratore locale. Una cosa mi sento di dirla, però, ai miei colleghi: sbrigatevi. Bisogna individuare un programma, prima delle persone».
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In questi due anni e mezzo di governo, di cosa va più orgoglioso?
«Dell’aver dato delle risposte sull’economia. Siamo l’unica istituzione che paga i fornitori a 60 giorni e in tempo di crisi non è una cosa da poco. E poi del fatto che a Palazzo Valentini ci sia una squadra che lavora, e non solo un polo di opposizione».
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E cosa la fa arrabbiare?
«Ai miei uomini lo dico sempre: va bene tutto, ma non bisogna essere sciatti e superficiali».
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Come fa un politico, con un’agenda fitta di appuntamenti da mattina a notte fonda, a staccare la spina?
«Io mi sono dato una regola: almeno tre volte la settimana ceno a casa, con la mia famiglia. Serve a me, prima ancora che a loro».
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Che altro?
«Faccio la spesa al supermercato, porto le mie figlie a scuola a piedi. E’ una questione di priorità di valori, e la mia famiglia viene al primo posto».

Dicono sia anche un buon cuoco…
«Mi piace stare ai fornelli, mi rilassa. Nei primi vado forte. Il mio cavallo di battaglia? Pasta con le vongole».
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Per un invito a cena meglio Alemanno o la Polverini?
«Non credo che il sindaco verrebbe… Con la presidente della Regione ci faremmo molte risate».
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E’ nato un asse istituzionale tra di voi?
«E’ normale che Regione e Provincia dialoghino, specie su queste materie. Tra me e la Polverini si è instaurato un rapporto corretto».
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Su Roma Capitale, in parte, i vostri interessi coincidono: entrambe le istituzioni, come poteri, rischiano di finire schiacciate dalla riforma…
«E’ un discorso interessante, ma che affronteremo a settembre. Per ora ci siamo visti una volta sola nel tavolo interistituzionale. Adesso è estate, parliamo di altro».
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Messaggio recepito. Vacanze in Vai Gardena, poi?
«Andrò a Pantelleria, da mio fratello Luca».
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Già, il commissario Montalbano. La infastidisce questo continuo riferimento all’attore?
«E perché? E’ un modo di partecipare ai suoi successi, l’ho seguito fin da quando faceva la gavetta nelle cantine. Lui non è uno venuto su dal niente».
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Magari sarà Luca, un giorno, ad essere chiamato «il fratello del segretario del Pd» o «del candidato sindaco»…
«Credo che a lui interessi un fratello, e basta».
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D’estate sceglie sempre gli stessi posti, o cambia?
«L’anno scorso siamo andati in Abruzzo, raccogliendo l’appello fatto dall’allora presidente della Provincia de L’Aquila Stefania Pezzopane. Quest’anno invece, nessuno ha fatto appelli…».
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Va sempre a Pescia Romana al mare?
«Ci siamo stati una volta. È bellissimo lì».
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Niente «Ultima spiaggia» di Capalbio, a pochi chilometri di distanza, dove c’è mezza sinistra che conta?
«Ci vanno molti amici, ma è difficile trovarmi in certi posti così esposti. Non è questione di star system, preferisco altre mete».
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E poi si parlerà sempre di politica. Che idea si è fatto della rottura fra Berlusconi e Fini?
«Si sono comportati come facevano i comunisti sovietici contro chi aveva delle idee. E meno male che il partito di centrodestra si chiama Popolo della Libertà… Onestamente, mi sembra una presa in giro».
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Privilegi di casta. ” Ha la scorta personale?
«Macché. Non ne ho bisogno».
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E l’auto blu?
«Sui costi della politica, sono favorevole ad un taglio con l’accetta. Ma non bisogna neppure dimenticare che gli sprechi maggiori vengono dalle ruberie, dalla corruzione, dai mercati chiusi».
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Mercati chiusi, cioè?
«Penso al sistema Anemone, alle P3. Mondi nei quali gli appalti li vincono sempre gli stessi…».

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A parte gli impegni istituzionali, come fa a spostarsi in giro per la città?
«Spesso vado a piedi, o coi mezzi. Adesso mi sono ricomprato la Vespa, che userò da settembre».
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E’ sempre tifoso della Roma?
«E’ un atto di solidarietà nei confronti della famiglia Sensi, per quello che hanno fatto in questi anni».
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La loro stagione, dopo l’accordo con Unicredit, è arrivata al capolinea…
«Spero che chi verrà dopo abbia la loro stessa passione».
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Prima partita vista allo stadio?
«Non me lo ricordo, ma avevo quindici anni ed ero con mio fratello».
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Anni 80 la Roma di Falcao…
«Per quello ci andai. C’era il barone Liedholm, Pruzzo, Conti. Che squadra…».


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