24 agosto 2010 Travaglio candida premier Nicola Zingaretti

Da ‘Libero’ – 24 agosto 2010 ”
di ENRICO PAOLI
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Magari, poi, non succede, Però lui ci prova, con il suo stile, ma ci prova. E non è detto che Nicola Zingaretti, attuale presidente della Provincia di Roma e fratello minore dell’attore Luca, volto e voce del commissario televisivo Montalbano, non riesca laddove altri hanno fallito: diventare leader del Pd per correre contro Silvio Berlusconi. A sinistra, sempre più spesso, ciò che sembra fantapolitica diventa realtà in un lasso di tempo talmente breve da lasciare sorpresi gli stessi militanti ed elettori del maggior partito dell’opposizione, come dimostrano le ultime prove elettorali.
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Detto ciò alla base del Pd di matrice comunista il faccione sorridente di Zinga, come lo chiamano a Roma, non dispiace affatto. Anzi. Perché, a dispetto dell’amico-nemico-amico (a seconda di come gira la ruota della politica romana) WalterEgo-Veltroni (copyright Dagospia), o a] parente-serpente fiorentino Matteo Renzi, con il quale non perde occasione per litigare, passando per il misurato sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, Zinga non perde mai la misura.
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«Anzi, è uno talmente furbo da aver capito che meno si muove», dice un alto dirigente del Pd, «più guadagna». Guadagna in senso elettorale, ovviamente. Possibile, allora, che stia così lontano dalla ribalta nazionale, ma molto vicino al cure del partito, senza aderire a nessuna corrente e conventicola? Possibilissimo, «essendo l’unico modo per non farsi trascinare in quel nodo gordiano», chiosa lo stesso dirigente del Pd, «che è diventato il partito. Ormai siamo una barca senza timoniere né rotta». Una barca che, per dirla con Edgar Lee Master, «anela al mare, eppur lo teme». Un timore che Zinga esorcizza a modo suo. Ai compagni manda a dire che «Fini sta lavorando per distruggerci» (intervista all’Unità ndr). Al partito, invece, ricorda che «votare con una legge che produce nominati sarebbe dannoso, «quindi c’è un tentativo da esplorare».
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Insomma, uno più cerchiobottista di così è difficile da trovare. Certo, i suoi detrattori interni vanno sostenendo che il vero obiettivo di Zingaretti, Nicola non Luca, è quello di correre per la poltrona di sindaco alle prossime amministrative. Misurarsi con Gianni Alemanno, attuale sindaco della Capitale, vorrebbe dire stringere fra le mani il bottino di voti che il Pd può ancora vantare a Roma, ma davvero uno così è disposto a fare tanta fatica per nulla? Scuola di partito, rigida e dogmatica, per diventare consigliere comunale, segretario nazionale della Sinistra giovanile, presidente dell’internazionale Socialista dei giovani, infine segretario della federazione romana dei Ds dal 2000 al 2004.
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Anni particolari quelli, con Goffredo Bettini all’apogeo della sua parabola politica. Il Pd era lui, non Veltroni. E Zinga è sulla loro scia. Scia dalla quale esce per volare a Strasburgo, deputato europeo eletto con 2l3mila preferenze, mica bruscolini. Ma il core de’ Roma è più forte della testa europea e nell’aprile del 2008 viene eletto presidente della Provincia di Roma.
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Ed è da lì che inizia la sua corsa da fermo. Amministra il contado della Capitale con voluta distrazione. Segue con malcelata nonchalance le disavventure del partito che non riesce ad esprimere un segretario regionale. Una buona dose di colpe sono anche sue, ma Zinga riesce a farle addossare ad altri. Ragione sufficiente per far dire a Zinga, a chi gli chiede se si sta attrezzando per fare il leader, di essere «stufo di vedere che quando qualcuno parla non si guarda mai al merito. Lo ripeto: credo nel bene comune e in una classe dirigente che sia in grado di mettere in campo energie nuove. Non ho alcuna intenzione di candidarmi a nulla». Magari non succede, ma se capita chi glielo spiega a Renzi, sindaco di Firenze, che il suo turno non è ancora arrivato?


Tag: Blog
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