22 marzo 2006 Diritti senza confini: una campagna per tutti i migranti

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CGIL-CISL-UIL a Bruxelles, ospitati da Nicola, ” per presentare la campagna popolare di raccolta di firme a sostegno di una diversa politica per i migranti.
L’immigrazione, più di ogni altro fenomeno della moderna globalizzazione, mette alla prova stati e governi.Una politica aperta e inclusiva che parta da un patto di cittadinanza basato sui diritti e le responsabilità, sarà in grado di proiettarsi nel futuro con maggiori risorse, energie e dinamismo.
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Il 22 marzo 2006 Bruno Trentin, responsabile della campagna “Diritti Senza Confini”, sarà ospite di Nicola presso il Parlamento Europeo. Con lui, rappresentanti di CGIL, CISL e UIL e dell’ARCI per introdurre i temi sui quali si concentra l’iniziativa di raccolta firme.
A seguire, il testo di presentazione della campagna alla quale aderisce Nicola. Il materiale è consultabile su www.dirittisenzaconfini.it.
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L’immigrazione, più di ogni altro fenomeno della moderna globalizzazione, mette alla prova stati e governi. Potremmo definirlo un misuratore della qualità delle nostre democrazie, del modello di società.Una politica aperta e inclusiva che parta da un patto di cittadinanza basato sui diritti e le responsabilità, sarà in grado di proiettarsi nel futuro con maggiori risorse, energie e dinamismo.Politiche difensive di chiusura delle frontiere invece condannerebbero alla staticità, all’invecchiamento, all’impoverimento ed al declino.
Oggi tra i governi europei prevale l’atteggiamento difensivo con la motivazione che occorre cogliere il sentire diffuso nell’opinione pubblica di angoscia e insicurezza.L’Immigrazione diventa così una sorta di “scarico a terra” di tensioni e malcontenti che in realtà hanno origine da una incapacità di governi europei di dare risposte credibili ai veri e grandi problemi che riguardano il modello di sviluppo economico, il modello di stato sociale, le politiche di distribuzione del reddito e di protezione e coesione sociale.Cosa si può fare per cambiare questa logica perversa? Noi proponiamo due temi che riguardano principi regolatori fondamentali, universali e su questi proponiamo di dare la parola ai cittadini attraverso una campagna popolare di raccolta di firme.
Il primo argomento riguarda la ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei Lavoratori Migranti e dei membri delle loro famiglie adottata dalla Assemblea delle Nazioni il 18/12/1990, entrata in vigore il 1^ luglio 2003 dopo che 20 Stati (oggi sono 28) hanno provveduto alla ratifica. Ma tra questi nessuno stato Europeo, quindi nemmeno l’Italia, che pure nel 1990 era stata fra i sostenitori della Convenzione all’Assemblea dell’ONU.Chiedere al Governo ed al Parlamento Italiano ed agli altri paesi Europei la ratifica di questa convenzione è particolarmente importante perché si tratta di una Carta dei diritti che garantisce universalmente uno standard di protezione minima a tutti i migranti compresi quelli irregolari, in una logica graduale che premia le politiche di regolarizzazione ed inclusione. La ratifica di questa convenzione produrrebbe un adeguamento di tutte le diverse legislazioni nazionali ad uno standard comune. Sulla convenzione ONU assumiamo l’appello del Comitato per i diritti dei migranti.Il secondo argomento riguarda il Principio della cittadinanza civile di residenza europea da inserire nel Trattato Costituzionale. Abbiamo espresso diversi giudizi più o meno critici sul Trattato Costituzionale Europeo firmato a Roma il 29 novembre 2004.Ma qui si tratta di promuovere un contenuto concreto di grande rilevanza per la fisionomia della cittadinanza Europea e si tratta di promuovere un percorso di costituzionalizzazione di questo principio con il protagonismo propositivo del popolo dell’Europa attraverso la petizione popolare, secondo le procedure dell’articolo 194-192 del T.C.E. e simulando l’articolo 47 della costituzione europea non ancora in vigore.
Il Trattato Costituzionale definisce la Cittadinanza Europea come sommatoria delle Nazionalità dei diversi Stati membri. Questo criterio assolutamente riduttivo e discriminatorio non solo esclude più di 18 milioni di cittadini che risiedono stabilmente in Europa con la nazionalità di paesi terzi, ma ancora la cittadinanza europea al criterio angusto dei vecchi nazionalismi costruiti e logorati sul diritto di sangue (Jus sanguinis).Noi proponiamo invece di estendere la cittadinanza europea a tutti coloro che vivono e risiedono nell’Unione Europea, a partire quindi dal criterio della residenza, ovvero dell’appartenenza civile ad una comunità.

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Tag: Blog
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