24 settembre 2010 Roma Capitale, più poteri per il governo della metropoli

“Stiamo andando  ” – ha detto Nicola – avanti nell’elaborazione dell’ idea della Capitale metropolitana: ” dopo il progetto strategico che abbiamo presentato a luglio, il 14 ottobre a Tor Vergata convocheremo una conferenza metropolitana sulle periferie".
“Presenteremo uno studio – ha proseguito – su che cosa è diventata la periferia di Roma e le periferie dei Comuni intorno a Roma in termini della qualità della vita abitativa, di necessità di servizi, di percezione della vita da parte di questi territori. Le periferie dell’area metropolitana sono quei luoghi dove intervenire per ridurre le sacche di disagio e per riportare in queste aree vita, socialità, aggregazione e quindi contribuire a rendere più competitivo il territorio. Abbiamo scelto Tor Vergata anche perché geograficamente è il simbolo di quello che sta accadendo, cioé una periferia tra due città e periferia di due città”.
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"Oggi abbiamo degli strumenti di governance deboli e non sufficienti a governare una grande metropoli: ” servono più poteri per governare la dimensione metropolitana e quindi non solo ciò che è dentro Roma". In visita a Barcellona, dove si trova per stringere patti di cooperazione e scambio di buone pratiche con le istituzioni locali, Nicola è tornando a parlare della riforma di Roma Capitale, spiegando che “le vere aree che competono nel mondo sono quelle complete, dotate di logistica, di trasporti competitivi: ” muore Roma se pensiamo che dentro il Raccordo può andare tutto andare tutto bene e intorno può esserci il caos. Quindi, sarebbe bene che il governo promuovesse una devoluzione su materie come i beni ambientali e culturali, affinché aumenti l’efficienza e si snellisca la macchina burocratica".
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Parlando del numero dei Municipi previsti dalla riforma, Nicola ha aggiunto: “Di per sé una riduzione del numero dei Municipi non sarebbe un problema, ma non si capisce il perché 19 sono troppi e 15 vanno bene. Il numero dei municipi migliore, secondo me – ha spiegato – dovrebbe essere figlio di un ragionamento di merito e non di un atto amministrativo che da 19 li porta a 15. Tanto è vero che il decreto indica il numero, ma non dice quali sono. Lo hanno deciso Bossi e Calderoli a tavolino. Bisogna scommettere di più – ha aggiunto – su decentramento e sul ruolo dei Municipi. Ora vivono in un limbo. I cittadini eleggono direttamente il presidente di un Municipio, ma non quello del Consiglio. Hanno un’ investitura popolare a cui non corrisponde in nulla la capacità di poter rispondere alla quotidianità del territorio. Lì si logora il rapporto tra cittadini e istituzioni creando un danno per tutti: a questi livelli di amministrazione vanno dati più poteri, ad esempio contratti di servizio della Polizia del territorio dando loro il controllo delle strade pulite, oppure su piccoli lavori pubblici di manutenzione delle strade o sulla gestione di parte del bilancio ”.
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Tag: Blog
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