22 marzo 2014 Il primo anno alla Regione, con i fatti e la passione stiamo cambiando il Lazio "Abbiamo spazzato via tutto. Le confesso che un anno fa avevo paura, temevo di non farcela. Con Fiorito la Regione era il simbolo della corruzione, oggi è il luogo che ha fatto sulla trasparenza e sui costi della pubblica amministrazione le scelte più radicali d'Italia". Dall'intervista di Giuseppe Cerasa su la Repubblica di oggi

E’ un anno che volevo fare a Nicola Zingaretti questa domanda. Sono passati dodici mesi da quando all’improvviso ha abbandonato la rotta che lo avrebbe condotto trionfalmente verso il Campidoglio, virando in maniera quasi incomprensibile sulle elezioni regionali, che poi avrebbe regolarmente vinto. E’ un anno che gli volevo chiedere: scusi Zingaretti, si è pentito di quello che ha fatto? Se li ricorda ancora i romani che la fermavano per strada implorando: sindaco cacci Alemanno, prenda in mano le sorti di Roma. Nicola Zingaretti, se vuole, riesce a non dire nulla, riesce a mantenersi in surplace, ma i suoi occhi spesso lo tradiscono. Prova ad essere distaccato, ma qualche sospetto resta.

«Pentito? E di cosa? No. Mi lasci fare il presidente della Regione. Roma un sindaco ce l`ha. Io continuo in modo ostinato a credere che la politica non è un mestiere e quindi occorre fare quello che è utile alla comunità, sono orgoglioso di aver dato una mano un anno fa ad uscire da una situazione drammatica. Ricorda?Fiorito, gli scandali, il Lazio vergogna nazionale. Ci voleva un intervento drastico».

Quel tipo di Regione aveva fatto il giro del mondo con le sue tangenti, le sue corruzioni, i festini, le teste di maiale. Cos’è rimasto?
«Nulla. Abbiamo spazzato via tutto. Le confesso che un anno fa avevo paura, temevo di non farcela. Dietro quei 360mila voti che ho preso in più rispetto alle liste nazionali del centrosinistra c`erano speranza, fiducia ma anche pretesa giusta di rigore. Oggi sono contento di poter dire che la buona politica sta provando a non tradire quella fiducia. Riconducendo l’etica nella gestione del potere. Abbiamo tentato semplicemente di dimostrare con i fatti che si può essere coerenti e questo sta cambiando il Lazio. Con Fiorito la Regione era il simbolo della corruzione, oggi è il luogo che ha fatto sulla trasparenza e sui costi della pubblica amministrazione le scelte più radicali d’Italia».

Non le sembra di auto promuoversi? Ricordi che cinque anni sono lunghi…
«Io non amo parlare a vanvera. Prenda i costi della politica e il taglio delle poltrone. Dopo 60 giorni dal mio insediamento abbiamo dimezzato gli stipendi, abolito i vitalizi, chiuse dieci società e ridotto da 88 a 131e poltrone dei cda e dei collegi sindacali. Con un risparmio di 50 milioni di euro all`anno. E non ci fermeremo. Vuole un esempio clamoroso? Prenda il caso dello scioglimento del centro educazione ambientale: costava oltre 5 milioni di euro l’anno, non serviva a nulla. L’abbiamo chiuso, non ne sentiremo la mancanza».

D’accordo, lei dice di aver ridotto dirigenti e staff. Ma alcuni chiacchierati direttori regionali, pur spostati, sono rimasti in posizioni di sicuro dominio amministrativo. Come dire Zingaretti battuto dalla burocrazia?
«La legge impone che ogni dirigente abbia un lavoro corrispondente al suo grado e non possono essere brutalmente cacciati e basta. Noi per la prima volta siamo passati da 20 a 12 direzioni, abolendo un’architettura barocca che prevedeva anche due capi dipartimento in una piramide burocratica. Oggi ci sono dieci assessori, ognuno con il suo dirigente, oltre al direttore dell`integrazione socio sanitaria e alla direzione della centrale unica degli acquisti che abbiamo tirato fuori dal sottoscala, dandogli autorevolezza. Nel 2014 produrrà 163 milioni di risparmio. La verità è che nel corso di questi ultimi anni la Regione è stata vissuta da tutti gli schieramenti politici come una mucca da mungere. Questa politica dissennata ha portato ad un proliferare osceno di poltrone e alla cifra record di 22 miliardi di euro di debiti. La Regione, di fatto, era diventata non la soluzione, ma la zavorra dello sviluppo del Lazio».

E questo lo sapevano soprattutto gli imprenditori e tutti gli operatori economici e culturali che avevano la ventura di imbattersi nei pagamenti regionali. Ritardi fuori da ogni immaginazione. È ancora così?
«Un anno fa l’Europa ci imponeva 60 giorni peri pagamenti ma il Lazio pagava dopo mille giorni. Siamo orgogliosi di essere passati per la sanità da 250 a 150 giorni in poco tempo. In più abbiamo liquidato tutte le borse di studio che dal 2008 non venivano pagate. Poi c’erano i diritti violati dei pendolari: stiamo mettendo sulle linee che portano a Roma 26 treni nuovi entro settembre. E, sempre a proposito di Europa, ci siamo accorti che stavamo per perdere 650 milioni di euro. Li abbiamo recuperati tutti e ora stanno diventando opportunità per giovani e imprese. Abbiamo finanziato bandi per le start up, per le applicazioni online, il sostegno sul credito alle piccole e medie imprese, progetti come “torno subito” che permetteranno a 10mila ragazzi di studiare all’estero e poi tornare a lavorare in Italia. Abbiamo cercato di trasformare gli sprechi in opportunità».

Come sono i rapporti col Comune di Roma? Qualcuno maligna che c’è una silenziosa concorrenza tra lei e il sindaco Marino?
«Solo malignità. Certo, in un momento di difficoltà economiche possiamo anche non capirci, qualche volta. Come nel caso dei fondi per il trasporto pubblico locale. Quando siamo arrivati non c’era un euro per il trasporto di Roma, nessuna copertura nel 2013 per enti culturali come Auditorium, Teatro di Roma, Festa del cinema, teatro dell`Opera, cifre dovute ma non previste nei bilanci. Adesso li hanno e possono funzionare».

E con la sanità come la mettiamo, eterna fonte di deficit, di sprechi, di ruberie?
«Sì, in effetti questo era il nostro buco nero. Il percorso sarà ancora lungo ma anche qui abbiamo prodotto fatti radicali. Possiamo dire a tutti che è chiusa la stagione vergognosa della lottizzazione tra partitini della nomina dei direttori generali delle Asl: con il nostro nuovo metodo di reclutamento stanno venendo nel Lazio molti tra i migliori dirigenti d’Italia, i conti stanno tornando in ordine, nel 2016 abbiamo l`obbiettivo di raggiungere l’attivo e uscire dal commissariamento. Nella Regione che un anno fa era il simbolo degli sprechi e dei casi Maruccio e Fiorito, mi ha fatto molto piacere ricevere la visita di Carlo Cottarelli incuriosito dalle nostre scelte sulla spending review che già oggi ci hanno portato a risparmiare 210 milioni, non tagliando i servizi».

Sì, d’accordo, poi si scopre però che il suo collaboratore numero uno della Sanità, Alessio D’Amato, è sotto inchiesta per una storia di storno di fondi destinati all`Amazzonia e invece spesi in un albergo.
«Guardi, ci sono i giudici che indagano e questo mi basta. Le posso dire che D’Amato è stato sempre uno dei simboli della lotta agli sprechi e per la trasparenza. I fatti risalgono al 2005 e avrebbe una responsabilità marginale».

Ci confessi una cosa, Zingaretti. Ma lei farà sempre il presidente della Regione Lazio o nel suo futuro intravvede qualche scenario nazionale? In Passato se n’è parlato, ma lei preferisce sempre rimanere sotto coperta. E ritorna il momento della scissione occhi-pensiero. Zingaretti assicura:
«Io non immagino nulla. Mi sono sempre data una regola: fare bene quello che si sta facendo e dimostrare che la buona politica può rilanciare la seconda regione italiana per prodotto interno lordo. Questo è il mio contributo ad una politica nazionale che vuole cambiare le cose».

Tassativo?
«Tassativo». Ma quegli occhi…


Tag: Blog
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