2 marzo 2011 Contro l’omofobia nelle scuole il progetto europeo della Provincia Riflettere attivamente su identità e differenze. Promuovere un approccio critico alle dinamiche omofobe e sperimentare linguaggi innovativi per favorire uno sviluppo della cittadinanza attiva che sappia essere realmente inclusiva.

“Niso”, il progetto internazionale contro l’omofobia nelle scuole, è stato presentato a palazzo Valentini. Realizzato grazie ad un bando europeo e co-finanziato dalla divisione Giustizia della Commissione Europea con oltre 600mila euro per l’intera iniziativa che vede la Provincia di Roma come capofila.

Saranno oltre 2000 gli studenti che parteciperanno in tutta Europa. Il progetto, infatti, per la durata di due anni, coinvolge sei partner di Paesi Ue tra cui Italia, Olanda, Estonia e Belgio. Quattro le scuole di Roma: Aristotele, Cannizzaro, Giordano Bruno e Socrate. Giovani a confronto con una formazione didattica partecipativa, dove non si impartiscono lezioni ma si sviluppano in modo collaborativo nuove competenze attraverso la media education, il political game e laboratori di cinema. Gli studenti di ogni scuola potranno organizzarsi in ‘partiti politici’, con l’obiettivo di sviluppare concrete misure anti-discriminazione. Gli alunni si confronteranno, discuteranno, e gli schieramenti subiranno anche il giudizio dei compagni di scuola che voteranno le rispettive proposte.

Materiali multimediali, approccio creativo, sperimentazione di linguaggi innovativi, gli strumenti per favorire uno sviluppo della cittadinanza attiva che sappia essere realmente inclusiva. “Se io accettassi – ha detto Nicola – che un essere umano possa essere colpito, violentato insultato o per l’orientamento sessuale o per il colore delle pelle mi posso anche aspettare che un domani qualcuno, perché porto la camicia bianca, si senta in diritto di offendermi. Quindi le discriminazioni non vanno mai accettate perché quello, davvero, è l’inizio della fine”.

“I reati vanno puniti – ha aggiunto – ma la pubblica amministrazione non può limitarsi a chiedere le condanne, è troppo facile. Il suo compito è prevenire e non limitarsi alle lacrime di coccodrillo e alla corsa ai comunicati stampa, che sta diventando un modo per lavarsi la coscienza”. Per Nicola ”bisogna impegnarsi anche quando non c’è un atto di violenza. C’è una brutta prassi che sembra quasi limitare i compiti delle istituzioni nel rivendicare pene severe per chi commette reati. E’ giusto – ha proseguito – ma il compito della p.a. e’ prevenire, impedire che i reati vengono commessi ed educare a un modello di convivenza civile, di rispetto dell’altro che a volte sembra essere perso”.


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